I giornali stranieri
La stampa internazionale incorona Meloni nuova Merkel: “Può arrivare al 2032 ed entrare nella storia”
Da possibile “pericolo per l’Europa” a candidata a diventare la Angela Merkel italiana. A quasi quattro anni dall’arrivo di Giorgia Meloni a Palazzo Chigi, il giudizio che arriva da una parte importante della stampa internazionale è ormai molto diverso dalle previsioni che accompagnarono la nascita del suo governo nell’autunno del 2022.
Il Times incorona Meloni: “Può diventare la Merkel italiana”
L’ultimo riconoscimento arriva dal Times di Londra, che in un lungo articolo pubblicato nel weekend si domanda esplicitamente: “Can Meloni become Italy’s Merkel?”. Il quotidiano britannico parte dal traguardo dei 1.413 giorni consecutivi a Palazzo Chigi che la premier si prepara a raggiungere il 4 settembre, superando il governo Berlusconi 2001-2005 e stabilendo un primato nell’Italia repubblicana.
Il Times non si limita alla sola longevità. Giorgia Meloni viene descritta come una leader capace di tenere compatta la coalizione, aumentare il prestigio internazionale dell’Italia e diventare una presenza centrale nei vertici mondiali mentre attorno a lei cambiavano governi e premier.
Se fosse confermata dagli elettori nel 2027, osserva il quotidiano londinese, potrebbe arrivare al 2032 con un decennio consecutivo alla guida del governo: un risultato che avvicinerebbe la durata della sua leadership a quella dei grandi protagonisti della politica europea degli ultimi decenni.
Ma soprattutto il Times sottolinea come la premier italiana sia riuscita a conquistare un ruolo che pochi immaginavano possibile nel 2022: interlocutrice stabile di Bruxelles, protagonista nei summit internazionali e capace di incidere sulle politiche europee, a cominciare dall’immigrazione. Non si tratta, peraltro, di un giudizio isolato. Soltanto pochi giorni fa lo stesso Times aveva definito Meloni “Europe’s most powerful politician”, la politica più potente d’Europa, evidenziandone la capacità di combinare fermezza sulle frontiere e immigrazione legale necessaria al mercato del lavoro. Una definizione particolarmente significativa se si considera quanto tradizionalmente il baricentro politico dell’Unione sia stato collocato tra Berlino e Parigi.
La Meloni e il confronto con le altre leadership
E proprio il confronto con Francia e Germania rende ancora più evidente il cambiamento. La stabilità italiana è diventata una rarità nel panorama europeo. Dal 2022 la Francia ha attraversato una lunga fase di instabilità politica, mentre Londra ha cambiato più volte primo ministro.
Giorgia Meloni, data inizialmente da molti osservatori internazionali come destinata a durare pochi mesi, è invece ancora a Palazzo Chigi con una maggioranza sostanzialmente compatta.
Anche il New York Times, nella lunga intervista dedicata alla premier pochi giorni fa, ha sottolineato come Meloni si sia conquistata «un posto centrale» nella politica europea e abbia ormai l’autorità di una leader consolidata. Il quotidiano americano arriva a osservare che, con l’uscita di scena di Emmanuel Macron, potrebbe diventare una sorta di decana della politica europea, ruolo che per molti anni era appartenuto proprio ad Angela Merkel. Il giudizio dei mercati ha confermato tutto questo.
Il Financial Times ha raccontato in questi giorni un altro ribaltamento che fino a qualche anno fa sarebbe apparso impensabile: oggi è la Francia, e non più l’Italia, a essere considerata dagli investitori il principale elemento di preoccupazione sul mercato europeo del debito.
Il FT attribuisce il miglioramento della percezione italiana alla stabilità politica, all’avanzo primario e alla disciplina fiscale mantenuta dal governo Meloni. Naturalmente nessuno di questi giornali sostiene che in Italia sia tutto risolto.
Il Times ricorda la crescita contenuta, l’inflazione; il Financial Times sottolinea che il debito rimane elevato e che la prudenza sui conti dovrà continuare.
Ma è proprio questo a rendere il giudizio ancora più significativo: non si tratta di editoriali celebrativi privi di critiche, ma di analisi che, pur evidenziando i problemi, riconoscono il peso politico conquistato dalla premier e il cambio di reputazione internazionale dell’Italia.
E qui emerge una contraddizione evidente rispetto alla narrazione interna di chi descrive da quasi quattro anni il governo Meloni come un’esperienza fallimentare, isolata in Europa e incapace di produrre credibilità internazionale.
Se così fosse, sarebbe difficile spiegare perché uno dei più autorevoli quotidiani britannici si chieda oggi se Meloni possa diventare la nuova Merkel italiana, perché il New York Times la indichi tra i possibili leader di riferimento dell’Europa dei prossimi anni o perché il Financial Times racconti il ritorno della fiducia degli investitori verso l’Italia.
Meloni è diventata una presenza stabile nei principali tavoli internazionali e alcune delle sue battaglie sono entrate nell’agenda europea. Lo stesso Times osserva che, tre anni dopo il progetto italiano dei centri in Albania, altri governi europei stanno valutando soluzioni analoghe.
Si può naturalmente migliorare sulla politica economica o sulle scelte sociali, tuttavia è sempre più difficile sostenere che Meloni abbia prodotto isolamento o irrilevanza internazionale.
La centralità che oggi le riconoscono testate come Times, New York Times e Financial Times è rara per un presidente del Consiglio italiano nella storia politica recente.
Merkel e il ruolo di leader europea
Il paragone con Angela Merkel può essere prematuro: alla cancelliera tedesca servirono sedici anni per costruire quel ruolo, ma che oggi a Londra qualcuno possa formulare seriamente quella domanda rappresenta già di per sé un risultato politico.
Quattro anni fa ci si chiedeva quanto sarebbe durata Giorgia Meloni.
Oggi, fuori dall’Italia, ci si domanda quanto lontano possa arrivare.
Il confronto tra Giorgia Meloni e Angela Merkel non fotografa una perfetta identità di vedute o di appartenenza politica, ma certifica un mutamento strutturale: l’Italia ha smesso di essere considerata l’anello debole e instabile d’Europa per assumere, nei fatti, un ruolo di primo piano nella gestione delle crisi continentali.
Nel decennio che si aprirà dopo il 2027, la sfida per la leadership italiana consisterà nel consolidare questa centralità, dimostrando che il realismo politico e la stabilità interna possono tradursi in una visione strategica capace di guidare l’intera Unione Europea verso le sfide del futuro.