Tenetemi che mi tengo
Ranucci: “Non scendo in politica, ma se mi cacciano dalla Rai….”. Tentato dalla visione di Lavitola?
Il giornalista commenta il sondaggio Swg su una sua discesa in campo, nega di pensare a una candidatura ma non sfugge alle ambiguità sul tema
Nega con forza di volersi candidare, ma “se mi cacciano dalla Rai…”. Sigfrido Ranucci continua a vestire i panni della vittima politica nella cornice del caso della “bomba d’amore” del “fraterno amico” Valter Lavitola. Dal punto di vista giudiziario l’ex conduttore di Report è e resta tale: vittima, anche se oggi sembra trovarsi in una posizione più scomoda di quanto non fosse all’inizio delle indagini.
Pm al lavoro
Secondo quanto riferito dal Corriere della Sera, “la ricostruzione di Lavitola, affidata ai giudici del tribunale del Riesame, è destinata a pesare nel corso dell’interrogatorio di Ranucci che i pm dell’Antimafia capitolina convocheranno a giorni”. Il punto sarebbero le “rimozioni” nei precedenti colloqui avuti con i pm, sia riguardo i rapporti con il faccendiere sia rispetto a eventuali sospetti che potrebbe aver avuto sul suo coinvolgimento nell’attentato.
Ranucci e la tentazione della politica
L’attenzione del giornalista, complici le domande dei colleghi, però, è tutta concentrata a mantenere altro l’altro ruolo vittima. “Hanno fatto tutto questo casino per cacciarmi e togliermi da Report perché, forse, la politica mi teme più come giornalista d’inchiesta. Ho fatto inchieste per 35 anni. Mi hanno spostato e ancora non ho capito perché. Non scendo in politica: la politica è una cosa seria e non mi sento all’altezza, è un mestiere troppo serio per me”, ha detto Ranucci, parlando con l’agenzia di stampa Adnkronos, a margine della presentazione del suo libro Il ritorno della casta al Villetta Social Lab Garbatella.
“Ma quale candidatura, ma quale politica: io voglio continuare a fare inchieste”, ha sostenuto, aggiungendo che “vedo politici che parlano del format di Report anziché fare il loro lavoro” come se chiedere chiarezza della trasparenza e del ruolo svolto da una delle trasmissioni di punta della tv pubblica non fosse questione che attiene al lavoro della politica.
“Non ci penso, ma se mi cacciano dalla Rai…”
Poco prima Ranucci aveva risposto a una domanda dei giornalisti su una sua candidatura dicendo che “non ci penso”, ma anche aggiungendo che “poi se mi cacciano proprio dalla Rai…”. La chiusura su una discesa in campo offerta all’Adnkronos è stata più netta solo in apparenza. Infatti, dopo aver liquidato la faccenda con quel “ma quale politica”, il giornalista ha indugiato sul fatto che “nonostante la campagna di discredito, secondo il sondaggio Swg pubblicato da La7, ho il 7% di gradimento. Ma c’è anche un altro dato, il 63% degli italiani mi considera credibile per guidare il Paese. Ma Mentana questo non lo dice”.
Forse è solo una forma di autocompiacimento o forse è un pensiero che spinge per uscire allo scoperto, dopo il crescente interesse messo agli atti dai pm che il giornalista manifestò per il sondaggio commissionato a suo tempo da Lavitola. Lui comunque insiste sulla linea: “La Rai mi ha spostato da Report, forse mi teme più come conduttore che come giornalista. Ma lo ripeto, non voglio entrare in politica: non è mia intenzione candidarmi. Quello che mi piacerebbe fare è tornare a fare inchieste. Vedremo dove. Certo, con gli stessi interlocutori principali la vedo dura, ma voglio continuare il mio impegno civile, battermi per i diritti civili e stare al fianco delle persone più fragili e più bisognose. Dove? Vedremo, ovunque mi sia possibile farlo”.