Il post da oltre 6000 battute
Ranucci e l’insostenibile leggerezza dell’ego: attacca Piervincenzi e Presutti e poi celebra sé stesso. “Io scelto per merito”
Credere in se sé stessi e aver fiducia nel propri mezzi, nella vita privata così come nel lavoro, è senza dubbio determinante nel presentarsi agli altri e nel perseguire i priori obiettivi. E se c’è una cosa che in questi giorni gli italiani hanno capito è che quello che non manca a Sigfrido Ranucci è proprio l’autostima e la capacità di autoincensarsi. Un rivendicare continuo di doti professionali e presunti meriti, ripetuti a tal punto da generare una sorta di culto di sé che un ‘diario di un trapezista’ o una ‘scelta’ non riuscirebbero mai a raccontare fino in fondo. Sicurezza a tratti altezzosa, che tra le sue caratteristiche prevede il derubricare lavori come quello di corrispondente del servizio pubblico, tanto da far sobbalzare sulla sedia anche inviati storici come Antonio Caprarica che oggi sul quotidiano Il Foglio non nasconde la sua sorpresa. E soprattutto consente di mettersi su un pulpito, predicare e attribuire anche patenti di merito e professionalità agli altri, nella convinzione che tanto nessuno al mondo riuscirà mai a essere all’altezza del migliore dei migliori, ovvero sé stesso.
E oggi un nuovo episodio della saga che potrebbe poeticamente essere definita “L’insostenibile leggerezza dell’ego” si è consumato ancora una volta sui social, dove Ranucci ha risposto al nuovo conduttore di Report designato dall’azienda del servizio Pubblico, Daniele Piervincenzi, reo di aver affidato al quotidiano Il Domani, che di meloniano non ha davvero nulla, il suo pensiero.
Scrive implacabile Sigfrido in un post da oltre 6300 caratteri che farebbe impallidire ogni social media manager del mondo: “Caro Daniele, ti sei lamentato sul Domani perché ho definito mediocre la scelta di affidare a te e a Giulia Presutti la conduzione di Report. Confermo, e specifico: mediocre non è la vostra professionalità, che non metto in discussione, mediocre è la scelta di mettervi alla guida del programma di inchiesta più importante della storia della televisione italiana”.
Report, la storia
Programma più importante della storia d’Italia e dell’universo giornalistico, da far sembrare i format di Zavoli, Biagi, Santoro dei nani in confronto ai giganti e che Ranucci ha meritato e meriterebbe di condurre secondo il vangelo di Sigfrido, che nonostante i buoni propositi del preambolo entra a gamba tesa sulle capacità professionali: Un servizio realizzato per Report — peraltro mai andato in onda, e da me risistemato un paio di volte — non fa di nessuno un conduttore. Del resto la tua precedente conduzione di Popolo Sovrano, nella primavera del 2019 segnò performance dal 2,4% al 3,8%”.
Le capacità di chi vince un concorso Rai
Dopo altri passaggi l’affondo: “(…)La Rai ha giustificato la vostra nomina a conduttori richiamando un concorso vinto. Si è dimenticata di specificare quale: un concorso pensato per coprire i buchi di organico nelle redazioni dei Tg regionali, che valuta la capacità di stare in video e leggere un testo di un minuto. Non la capacità di dirigere un programma di prima serata di 160 minuti di inchieste (…)”.
E dunque dopo la delegittimazione di giornalisti professionisti vincitori di un concorso, a differenza di alcuni componenti della squadra di Report che al momento non risultano nemmeno iscritti nell’albo dei giornalisti (professionisti e pubblicisti) consultabile online sul sito ufficiale dell’ordine ma che pure svolgono il lavoro di ‘giornalisti d’inchiesta’.
Il suo tema preferito: sé stesso
Ranucci torna poi sul tema che sembra essere tra i suoi preferiti: sé stesso: “Io sono entrato in Rai trentasei anni fa, come assistente ai programmi. Poi programmista regista, redattore al Tg3, quindi a Rainews24, inviato nei Balcani. Nel 2001 a New York, per gli attentati alle Torri Gemelle. Nel 2003sono stato in Iraq. Nel 2005 a Sumatra, a documentare la tragedia dello tsunami. Sono arrivato a Report dopo un lungo percorso nel 2006, dopo aver realizzato scoop nazionali — come l’intervista smarrita di Paolo Borsellino — e uno scoop internazionale, quello sull’uso delle armi chimiche a Falluja, in Iraq, da parte degli americani. Un’inchiesta che per la prima volta nella storia ha portato il nome della Rai nel mondo. Da allora, per dieci anni, sono stato coautore di Milena Gabanelli, ho respirato la sua stessa aria. Ho imparato da lei il rigore, la lealtà, la dedizione al servizio pubblico (…)”.
E ancora: “È stato un percorso lungo. Non ho avuto la disgrazia di prendere una testata da un mafioso, né ho avuto la passione per il rugby. Ma alla fine di sedici anni di Rai, passati in ruoli diversi, non sono stato calato dall’alto, ma sono stato accettato da un gruppo perché scelto da Milena Gabanelli, l’unica persona in grado di capire davvero cosa servisse a Report” ovvero lui, Sigrfido Ranucci. Ovviamente nel suo caso si tratto di “Una scelta basata esclusivamente sul merito e rispettata anche dai vertici della Rai. Il merito non fa rumore quando arriva. Fa rumore solo quando qualcuno prova a scavalcarlo”.
L’affondo a Giulia Presutti e i riferimenti alla sua vita personale
Una parola buona Ranucci ce l’ha anche per l’altra giornalista scelta per la conduzione, Giulia Presutti, non tralasciando come nel suo libro i dettagli riservati: L’ho accolta a braccia aperte, quando mi ha chiesto di ritornare perché aveva bisogno di sentirsi protetta da un programma importante. Era reduce da un periodo personale difficile. Ora però quel programma che generosamente l’ha protetta rischia di distruggerlo. Pur sapendo da settimane che sarebbe stata la nuova conduttrice di Report ha mentito in maniera seriale a me e ai suoi colleghi — anche quelli più vicini — tenendo nascosto l’ accordo che aveva già chiuso. Giulia sa bene di averla fatta grossa: da quando la notizia è uscita, non mi ha risposto più al telefono. Il coraggio e la tenuta psicologica non sono le sue migliori qualità (…)”.
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Poi la chiosa, sulla meritocrazia: “Non posso non tornare al concetto di mediocrità che tanto vi ha irritato. Non è mediocre chi non ce l’ha fatta. È mediocre chi ce l’ha fatta senza essersela guadagnata”. E questo giudizio può darlo solo Ranucci secondo Ranucci. Che oltre a essere un grande giornalista ed aver grande stima di sé stesso ha anche quella che Al Pacino chiamarebbe “Vanità. È decisamente il mio peccato preferito”…