È appena l'inizio...
Rampelli: i record del governo? È solo il primo tempo di una rivoluzione dolce
Obiettivi centrati, traguardi raggiunti, aspettative confermate e detrattori – al netto di polemiche ciclicamente rilanciate a orologeria quando non a sproposito – asfaltati con fatti e numeri. E «questo è solo il primo tempo, e non è un dettaglio», scrive il vicepresidente della Camera dei deputati Fabio Rampelli di Fratelli d’Italia, in un editoriale su www.fabiorampelli.it condiviso sulle sue piattaforme social alla vigilia della festa di Fratelli d’Italia che si terrà domai a Bari.
I record del governo: l’analisi e l’orgoglio di Fabio Rampelli
«Del resto – prosegue l’esponente di FdI levandosi qualche sassolino dalla scarpa e plaudendo a risultati concreti perseguiti e raggiunti dall’esecutivo – un anno di quest’avventura è stato impiegato per dimostrare che non volevamo uccidere l’Unione europea. Né nazionalizzare la produzione di panettoni, o speronare i barconi carichi di disperati come fece Prodi con i cittadini albanesi nel 1996. Non intendevamo abolire la 194, né dividere le scuole maschili da quelle femminili (come forse farebbe la sinistra per assecondare gli islamici). O sostenere le mire espansionistiche di Putin magari in cambio di gas e petrolio…».
«Abbiamo dovuto sudare le sette camicie per dimostrare di essere esattamente ciò che eravamo, con buona pace dei nostri detrattori e degli scettici più accaniti. Poi abbiamo finalmente iniziato a mettere carbone nel forno, nello stupore generale».
Record del governo, Rampelli: «È solo il primo tempo di una rivoluzione dolce»
Eppure l’inizio di questa «avventura», ricorda Rampelli, ha richiesto un importante lavoro d’immagine e di sostanza per smontare i pregiudizi e gli slogan dell’opposizione. Un percorso ostacolato sia da «emergenze epocali» internazionali – dai conflitti in Medio Oriente alle tensioni geopolitiche –. Sia da un’eredità economica pesante, segnata dai «140 miliardi di Superbonus, cifra maggiore delle 5 leggi finanziarie dell’intera legislatura». Superati gli scetticismi e le resistenze, la destra italiana ha saputo trovare il coraggio di andare fino in fondo, dimostrando la capacità di guidare l’Italia su pilastri solidi.
«Quattro anni indispensabili per porre le basi della rinascita italiana»
Scrive Rampelli: «Sono diventati quattro anni indispensabili per porre le basi della rinascita italiana. Se non ci fossero stati la guerra di Putin, la violentissima reazione israeliana alla strage di Hamas del 7 ottobre 2023 e la chiusura di Hormuz (ancora si chiama così con buona pace di Trump); se fosse stato negoziato a Bruxelles un Pnrr più orientato alla modernizzazione delle infrastrutture e meno alle “romanelle” clientelari care alla sinistra; se non dovessimo pagare 140 miliardi di Superbonus, cifra maggiore delle 5 leggi finanziarie dell’intera legislatura, avremmo assistito a una stagione simile al Carosello dei carabinieri a cavallo in piazza di Siena. Carica!»…
Dunque, un traguardo storico, quello del governo, che va ben oltre la semplice cifra numerica. Celebrare l’esecutivo guidato da Giorgia Meloni non significa soltanto registrare un dato cronologico, ma comprendere come la continuità d’azione sia la vera pre-condizione per trasformare la nazione. Parte da questa consapevolezza la disamina di Fabio Rampelli sui primati del governo, in un’analisi che rivendica la svolta impressa al Paese.
I record del governo, Rampelli sulla stabilità moltiplicatore di successi
E chiarisce come la longevità della compagine di centrodestra rappresenti un valore strategico profondo: «Celebrare il governo più longevo della Repubblica non è un modo per finire nel guinness dei primati. Ma per dare il giusto valore al tempo, alla stabilità che lo accompagna, e che può diventare un moltiplicatore di successi per la nostra comunità». A fronte, scrive Rampelli, dell’«instabilità che è stato il tallone d’Achille degli esecutivi italiani». E sempre ricordando che, «a fianco al record di durata, corre anche il rispetto della volontà popolare: altro precetto a cui la nostra società era disabituata».
Lavoro e Sviluppo: la rotta della crescita
Nel cuore dell’azione governativa c’è un cambio di paradigma economico e sociale radicale. La rotta tracciata ha messo al centro la dignità del lavoro, superando le politiche assistenzialiste del passato. L’obiettivo primario è stato fin da subito quello di «provare a fare sviluppo senza nuovo debito pubblico. Creare posti di lavoro per dimenticare lo spettro del reddito di “divananza”. Abbassare per sempre il costo del lavoro, avviare la riforma del fisco e poi dare i primi segnali culturali: fuori i rave party dall’Italia. Confermare l’ergastolo ostativo a mafiosi e criminali. Acquisire il consenso informato dei genitori prima di pazziare sulla sessualità. Irrigidire i controlli alle frontiere. Diminuire gli sbarchi, aumentare i rimpatri, espellere i maranza e offrire sul tavolo la collaborazione paritetica con l’Africa attraverso il Piano Mattei».
Fisco, tra collaborazione ed efficienza. Sicurezza: i segnali su centri sociale e rave party
E ancora. «Dare il segnale con Leoncavallo, Askatasuna e Spin Time che tutti devono rispettare la legge. E fare in modo che le leggi siano poco interpretabili. Le occupazioni di case non umiliano più anziani e indigenti». «Poi c’è il fisco – sottolinea Rampelli in un altro passaggio della sua lunga e articolata riflessione – con record di entrate grazie al gettito dei nuovi occupati e al record di recupero dell’evasione. Una riforma rivoluzionaria che chiede al contribuente collaborazione che diventerà purtroppo pienamente operativa a fine legislatura». Spiegando un approccio che unisce competitività e coesione sociale, aprendo la strada a riforme innovative come la «partecipazione dei lavoratori agli utili dell’azienda».
Verso il secondo tempo
«Piedi in terra però, è solo il primo tempo», avverte Rampelli, di una rivoluzione dolce che si completerà con la prossima legislatura, nella quale anche sul fronte della sicurezza interna si percepiranno meglio i risultati conseguiti. Torneremo su alcune riforme, nella speranza che la futura opposizione sia più collaborativa, nell’interesse del popolo italiano. E continueremo a essere fondamenta della civiltà occidentale. L’Europa ha bisogno dei conservatori per ritrovare le sue radici e costruire su di esse la terza via».