Il bilancio straordinario
Quattro anni di Governo Meloni: spread ai minimi, borsa record e l’Europa che sposa il Piano Mattei
Il differenziale con i tedeschi calato di due terzi, la Borsa a livelli record, l'affidabilità e la diminuzione del debito pubblico e le nuove relazioni internazionali
Uno dei grandi successi (probabilmente il più sottovalutato dai media nazionali) del governo Meloni è la credibilità internazionale acquisita sui mercati. E nelle relazioni estere che sono andate oltre la legittima e consolidata tradizione di unità occidentale, guardando per la prima volta con un interesse concreto all’Africa e al Piano Mattei, che è diventato ora un modello culturale seguito anche da altre Nazioni continentali e dalla stessa Unione europea.
Lo spread calato di due terzi
Lo spread (cioè il differenziale tra i nostri titoli e quelli tedeschi) ad ottobre 2022 era intorno ai 230-250. E, fatto non certo trascurabile, al timone del Paese c’era Mario Draghi, che certo autorevolezza e affidabilità internazionale ne aveva a iosa. In quattro anni il differenziale è crollato a una media di 80. E perché è accaduto tutto questo? Perché i mercati premiano la stabilità e l’affidabilità governativa. Il successo nel collocamento dei titoli di Stato (come i BTP Valore o BTP Italia) destinati ai piccoli risparmiatori ha diversificato e solidificato la base del debito pubblico.
I titoli di Stato, da carta straccia a èlite del G7
I nostri titoli di Stato, a causa del deficit pubblico, e non solo negli anni Novanta, erano considerati di ranking A2 o A3 dalle principali agenzie mondiali: praticamente carta straccia. Una cosa che è accaduta anche negli ultimi dieci anni. Oggi la situazione è completamente diversa. Proprio di recente Goldman Sachs ha affermato che i titoli italiano sono i più sicuri e affidabili tra quelli dei Paesi del G7( oltre a noi, la Francia, gli Usa, la Germania, la Gran Bretagna, il Giappone e il Canada), cioè i colossi dell’economia internazionale. Un concetto ribadito dal Financial Times.
Il boom della Borsa e il record
Durante il mandato del governo Meloni la Borsa Italiana ha registrato una crescita straordinaria e continuativa, portando il listino principale di Milano (FTSE MIB) a segnare record storici assoluti. Dall’ottobre 2022 a oggi l’indice è passato da una quota di circa 22.000 punti agli attuali 51.600 – 52.600 punti, segnando una performance che ha visto il valore del paniere più che raddoppiare (+139% nei momenti di picco estivi). Anche qui un record.
Il paragone con Parigi e il debito pubblico
Gli analisti economici hanno paragonato la situazione italiana con quella francese. Il deficit pubblico italiano (il disavanzo annuale) è in costante e netta riduzione. Dopo il 3,4% del 2024 e il 3,1% del 2025, le stime ufficiali del Documento di Finanza Pubblica indicano che nel 2026 il deficit scenderà al 2,8%, permettendo all’Italia di rientrare nei parametri del Patto di Stabilità europeo. L’avanzo primario (le entrate dello Stato meno le spese, esclusi gli interessi) è tornato stabilmente positivo. La Francia viaggia invece con un debito del 5%, ben oltre i limiti per le infrazioni e avrebbe bisogno di una legge finanziaria impossibile, con tagli di 127 miliardi.
E anche qui la differenza sta anche nella stabilità. A Parigi si sono succeduti tre governi dalle politiche del 2024 e l’incertezza ha spaventato i mercati.
Le relazioni internazionali: il Piano Mattei
Il Piano Mattei ha rivoluzionato il concetto di rapporti internazionali. L’Italia ha investito 5,5 miliardi di euro e sottoscritto accordi con diciotto Paesi africani. Partendo dal presupposto, oggi seguito dall’Ue, di non considerare più il continente africano in senso “predatorio”. Oltre ai fondi statali a dono o credito, SACE ha attivato oltre 3 miliardi di euro in garanzie, sbloccando un potenziale di investimenti privati stimato in circa 18 miliardi di euro per le imprese italiane che operano o esportano nei mercati africani partner. Tutto questo ha un valore predittivo superiore ancora agli investimenti in atto. Perché conferisce dignità all’Africa e la inserisce in un quadro di rappresentanza attiva. L’Unione Europea ha “sposato” e integrato il Piano Mattei, trasformandolo di fatto da un’iniziativa puramente italiana a una strategia complementare alle politiche europee per l’Africa. Per l’Italia, che nella storia repubblicana ha sempre avuto un peso minore e di avanguardia nelle politiche estere, un successo che è confermato dai 150 miliardi impegnati da Bruxelles sui progetti di sviluppo.
Il recupero di una dimensione mediterranea che porta l’Occidente a interfacciarsi in un continente che era stato di fatto appaltato da Cina e Russia e che è fondamentale negli equilibri geopolitici. E che dimostra come l’Italia oggi sia avanguardia diplomatica e non più semplice consorella.