L'approfondimento
L’Italia torna a fare l’Italia: dall’export all’agricoltura, tutti i primati del governo Meloni
Il Made in Italy supera i 643 miliardi di esportazioni, l’agroalimentare raggiunge il massimo storico e l’agricoltura italiana conquista la vetta europea. Dall’intelligenza artificiale allo sport, i numeri di un Paese che ha ricominciato a credere nelle proprie capacità
Un Paese non torna fiero di sé per decreto. Accade quando ricomincia a produrre, esportare, innovare e difendere ciò che lo rende unico. Letto oltre i risultati già più noti, il bilancio dei quattro anni del governo Meloni restituisce proprio questa fotografia: un’Italia che ha smesso di giocare in difesa e ha ricominciato a collezionare primati nei settori nei quali esprime il meglio di sé. E il tutto è raccolto in un dossier.
Il Made in Italy conquista i mercati
Il primo record attraversa i confini sulle gambe delle imprese italiane. Tra il 2022 e il 2025 le esportazioni sono aumentate del 2,7%, passando da 626 a oltre 643 miliardi di euro. Nei primi cinque mesi del 2026 hanno già raggiunto i 277,4 miliardi: quasi il 10% in più rispetto allo stesso periodo del 2022.
Persino sul mercato statunitense, nonostante i dazi, nel 2025 l’export italiano è cresciuto del 7,2%. Il risultato si legge anche nella bilancia commerciale, passata dal rosso di 34 miliardi del 2022 a un avanzo superiore ai 50,7 miliardi nel 2025. Nessun rimbalzo occasionale, dunque, ma la conferma della competitività di un sistema produttivo capace di vendere nel mondo qualità, bellezza e competenze.
L’agricoltura italiana sale sul tetto d’Europa
Il cambio di passo è ancora più evidente nei campi. Sì, nei campi. Perché gli investimenti del ministero dell’Agricoltura hanno raggiunto la cifra senza precedenti di 16,8 miliardi nel triennio 2023-2025, contro gli appena 1,7 miliardi del triennio precedente. Anche la capacità di impiegare concretamente le risorse è salita dal 58% del 2022 al picco dell’82,1% nel 2025.
L’Italia è così diventata prima in Europa per valore aggiunto agricolo per il secondo anno consecutivo, raggiungendo i 46,6 miliardi. Il reddito del settore è aumentato del 10,4% nel 2024 e di un ulteriore 6,6% nel 2025, mentre l’export agroalimentare ha battuto ogni record storico, toccando quota 72,4 miliardi.
A Bruxelles è stato inoltre scongiurato il taglio del 22% ipotizzato per la Politica agricola comune. La dotazione complessiva raggiunge i 40,7 miliardi e, per la prima volta, il settore primario ottiene un miliardo in più rispetto al periodo precedente. Da non dimenticare poi un altro fatto importante: l’Italia è capofila in Ue nella battaglia contro la produzione e la commercializzazione della carne sintetica.
Meno povertà, più protezione
I record non riguardano soltanto ciò che l’Italia produce. Tra il 2022 e il 2025 la percentuale di persone a rischio di povertà o esclusione sociale è diminuita dell’1,8%, raggiungendo il livello più basso dall’inizio delle rilevazioni ufficiali.
Sono inoltre salite a oltre 160 milioni di euro le risorse per il sistema delle dipendenze, cifra record destinata ai Serd, alle comunità di recupero e alla prevenzione. Sul fronte della violenza contro le donne, dal 2026 arrivano stabilmente 10 milioni in più ogni anno per centri antiviolenza e case rifugio. Il “reddito di libertà”, non di certo il “reddito di cittadinanza” in salsa grillina, è stato portato a 530 euro mensili e sono stati stanziati 6 milioni per azzerare l’Isee delle vittime.
La via italiana all’intelligenza artificiale
Nel campo dell’intelligenza artificiale il centrodestra ha scelto di giocare d’anticipo, introducendo la prima disciplina organica in Europa. Un quadro di regole pensato per tutelare diritti, privacy, identità e lavoro, mantenendo l’uomo al centro dello sviluppo tecnologico.
Alle norme si aggiungono un fondo da un miliardo di euro, gestito da Cdp Venture Capital per sostenere la filiera e le startup, e oltre 900 milioni destinati alla formazione. L’obiettivo è non subire l’innovazione sviluppata altrove, ma costruire un modello nazionale capace di orientarla.
Cultura e sport tornano al centro
La stessa ambizione attraversa cultura e sport, troppo spesso considerati capitoli secondari. Musei, parchi archeologici e siti culturali dotati di autonomia speciale sono passati da 44 a 60. Il Piano Olivetti stanzia inoltre 30 milioni per l’acquisto di libri destinati alle biblioteche e 3 milioni per favorire la nascita di librerie gestite da giovani sotto i 35 anni. Poi non si dica che a destra non si bada alla cultura.
Al comparto sportivo sono state destinate risorse record per 3,8 miliardi, di cui 1,7 riservati alle infrastrutture pubbliche. Il riconoscimento del suo valore educativo e sociale è entrato nella Costituzione, mentre il Paese si è aggiudicato l’America’s Cup 2027 a Napoli e le Olimpiadi giovanili invernali del 2028, assicurandosi anche le Atp Finals fino al 2030.
Il filo conduttore è uno: smettere di amministrare il declino e tornare a scommettere sulle capacità nazionali. Dai campi alle imprese, dai laboratori agli impianti sportivi, i numeri raccontano un Paese che ha ripreso fiducia in ciò che sa fare.