Lo scandalo di Torino
Stupratore bengalese liberato, il gip non si scusa: “Basta la firma”. La 13enne: “Toccava il seno e diceva buono…”
Niente scuse, anzi. La difesa strenua di quella misura di scarcerazione del bengalese stupratore che ha indignato l’Italia e costretto il ministro Nordio a inviare gli ispettori alla Procura di Torino per comprendere l’assurdità della misura. Il gip, che a quanto pare sarebbe una donna, ha scritto nell’ordinanza che “si è in presenza di un “quadro gravemente indiziario a carico dell’indagato, avendo lo stesso, in modo repentino e improvviso, cercato un approccio con la persona offesa abbracciandola più volte e toccandole il seno, approfittando della minore età della ragazza di cui era consapevole” e “pochi minuti prima aveva attuato un comportamento del medesimo tenore ai danni di un’altra donna che evidenzia la difficoltà dell’indagato a contenere i suoi impulsi”. La Procura di Torino ha comunque presentato ricorso contro il provvedimento del Gip.
Stupratore bengalese, le giustificazioni del Gip
Detto questo però, secondo il Gip, “le esigenze cautelari descritte possono essere fronteggiate con la misura dell’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria, atta a imporre un contatto diretto e persistente con le Istituzioni, suscettibile di sensibilizzare l’indagato in merito alle violazioni delle norme commesse”, scrive il giudice di Torino nell’ordinanza di non convalida del fermo del 42enne bengalese, indagato per violenza sessuale ai danni di una 13enne, caso finito ieri al centro delle polemiche politiche.
Il 28 agosto scorso, la vittima si era presentata nel minimarket in via Breglio, a Torino, per acquistare dei succhi di frutta. Al momento di pagare, veniva avvicinata dall’indagato, dipendente del negozio. L’uomo, le chiedeva se fosse fidanzata, la abbracciava e le chiedeva l’età, prima di palpeggiarle il seno. Gli agenti, dopo la denuncia presentata in questura dal compagno della madre, si erano presentati nel minimarket e avevano identificato il 42enne. “Ho sbagliato, non ho mai commesso reati, è la prima volta che mi succede e sono molto dispiaciuto per l’accaduto”, aveva poi detto l’uomo durante l’interrogatorio all’udienza di convalida. Nell’ordinanza il gip sottolinea inoltre che “non pare sussistano elementi specifici e concreti che inducano a ritenere sussistente il fondato pericolo di fuga dell’indagato, ravvisato nel provvedimento di fermo nella circostanza che si tratti di soggetto sprovvisto di una residenza ufficiale, dimorante in un appartamento non dallo stesso locato e dalla circostanza che sia munito di un documento valido per l’espatrio – si legge nell’ordinanza – Ne consegue che il fermo non può essere convalidato”.
Il racconto della bambina stuprata
La ragazza è finita invece all’ospedale infantile Regina Margherita. Dove ha raccontato altri dettagli della violenza subita: “Quando stavo per pagare, alla cassa, mi ha chiesto se volevo degli snack o altre bibite in regalo. Ho rifiutato, insisteva. Allora ho accettato di prenderne una, la bibita Monster. Mi ha ancora parlato. Mi ha chiesto quanti anni avessi. Gli ho risposto 13. Ha risposto, sei molto giovane”. La procura dice che la consapevolezza della minore età della persona offesa aggrava il quadro accusatorio. “Poi mi ha chiesto se avessi il fidanzato. E io ho detto di sì, per cercare di allontanarlo. Poi mi ha abbracciata, mi ha toccato il seno, ha detto, è buono… Quando sono uscita mi sono sentita disgustata, avevo la nausea”.