Il caso in aula
Paura in tribunale a Udine: condannato per lesioni alla ex, tenta di accoltellarla dopo la sentenza
L'uomo ha colpito la donna al collo e a una gamba con frammenti di plastica appuntiti. Decisivo l’intervento di un carabiniere, un poliziotto e una dipendente di giustizia. Il gip dispone il carcere
Aveva appena ascoltato la sentenza che lo condannava a sei mesi di reclusione, con pena sospesa, per le lesioni inflitte all’ex compagna. Pochi istanti dopo, Agostino Di Novo, militare dell’Esercito di 40 anni, si è alzato dal banco degli imputati, ha attraversato l’aula del Tribunale di Udine e si è scagliato contro la donna. La trentacinquenne è stata colpita più volte al collo e a una gamba con un oggetto appuntito. Ora l’uomo è in carcere con l’accusa di tentato omicidio.
Il gip ha convalidato l’arresto in flagranza e disposto la custodia cautelare. Oltre al tentato omicidio, vengono contestati a Di Novo i reati di minaccia, porto abusivo di un oggetto destinato all’offesa e interruzione di pubblico servizio.
L’assalto subito dopo la sentenza
La sequenza, ricostruita dai quotidiani del Gruppo Nem, si è consumata sotto gli occhi del giudice Daniele Faleschini Barnaba, presidente della Sezione penale del tribunale, che aveva appena terminato di leggere il dispositivo. La vittima si trovava sul lato opposto dell’aula, accanto alla vice procuratrice onoraria Alessandra D’Aversa, quando l’imputato le è piombato addosso.
Di Novo avrebbe utilizzato un frammento di plastica ricavato da un righello e lavorato fino a renderlo acuminato. Un espediente rudimentale che gli avrebbe permesso di superare i controlli e il metal detector all’ingresso del palazzo di giustizia. Secondo le prime ricostruzioni, il militare avrebbe portato con sé più di un pezzo appuntito.
A interrompere l’aggressione sono stati un carabiniere di servizio e un poliziotto che si trovava in tribunale per deporre come testimone in un altro procedimento. Mentre i due immobilizzavano l’uomo, una dipendente addetta alla fonica d’aula ha trascinato la donna nella camera di consiglio e ha sbarrato la porta, impedendo all’aggressore di raggiungerla nuovamente.
Anche dopo essere stato bloccato, il quarantenne avrebbe continuato a inveire contro l’ex compagna fino all’arrivo delle manette.
“Avrebbe potuto ucciderla”
La donna è stata soccorsa dal personale della Sores e trasportata al pronto soccorso con ferite al collo e a una gamba. Le sue condizioni non sarebbero gravi, ma l’esito avrebbe potuto essere ben diverso.
«Avrebbe potuto uccidere la signora», ha raccontato un testimone ancora scosso. «Per fortuna l’uomo ha perso l’impugnatura dell’oggetto nel momento in cui ha colpito la ex al collo e questo, probabilmente, ha contribuito a evitare che l’aggressione potesse trasformarsi in una tragedia ben peggiore».
Il procedimento appena concluso riguardava un precedente episodio di violenza: Di Novo era accusato di avere afferrato la compagna per le braccia e di averla spintonata nel tentativo di cacciarla di casa. La pena inflitta era peraltro sospesa. Eppure, proprio nel luogo chiamato ad accertare quella responsabilità, l’uomo avrebbe reagito alla decisione tornando a colpire la stessa donna.
La difesa: «Non voleva uccidere»
Il pubblico ministero Giorgio Milillo, alla luce della dinamica e delle zone del corpo raggiunte, procede per tentato omicidio. Una qualificazione ben più grave rispetto alle lesioni oggetto del primo processo.
«Ho parlato brevemente con il mio assistito, era ancora sotto shock. Ha detto che non era sua intenzione uccidere nessuno», ha dichiarato a LaPresse l’avvocato Igor Cigliano, difensore del militare.
Sarà l’inchiesta a stabilire intenzioni, preparazione e responsabilità. Resta un fatto difficilmente eludibile: la vittima è stata aggredita nuovamente subito dopo avere ottenuto una sentenza, dentro un’aula di giustizia che avrebbe dovuto rappresentare per lei il luogo più sicuro.