Pd alla frutta. E alla ciccia
Non solo primarie, ci si mettono pure salsicce e braciolate: ora i verdi litigano col Pd anche sul menù della Festa dell’Unità
Campo largo alla deriva: gli attivisti verdi accusano i dem di scarsa coerenza climatica perché servono salamelle e grigliate invece di menù vegetali. Il Pd, incastrato tra diktat "green" e tradizione culinaria della kermesse, non sa più che pesci pigliare... Letteralmente
«Menù con troppa carne» alla festa dell’Unità di Modena: ora anche le grigliate ostacolano la strada dell’accordo del fatidico Campo largo… Come se non bastassero già le risse sui candidati, i veti incrociati sulle alleanze e le dispute programmatiche a far traballare l’asse scricchiolante della fatidica alleanza tra gli ami-nemici giallo-rosso-verdi. Incredibile ma vero: adesso a far saltare i nervi a compagni e commilitoni ci si mettono pure salsicciate e braciolate.
Pd alla frutta, anzi alla ciccia: i Verdi contro i menù con troppa carne alla festa dell’Unità
Sì, perché il teatro – o meglio: la cucina dell’officina dell’alleanza tormentata – del nuovo, surreale psicodramma della sinistra, è la tradizionale Festa dell’Unità di Modena, da sempre regno incontrastato di ragù, cotechini, fritti e salamelle. Una roccaforte dell’Emilia “rossa e mangiona” finita d’improvviso sotto il fuoco incrociato dell’inquisizione ecologista e politicamente corretta.
Ambientalisti e vegani contro i menù della festa del Pd
Ebbene, stando alle ultime che rilancia tra gli altri – oltre ai social – anche Libero, a scatenare la bufera è stata una lettera aperta indirizzata ai vertici locali del Partito democratico da parte dei talebani dell’eco-sostenibilità: la rete ambientalista e vegana “Aria” – popolata di ambientalisti, vegani, e chi più ne ha, più ne metta – proprio per il cibo preparato per la tradizionale festa.
«Troppa carne e poco verde»
La protesta? I ristoranti della kermesse dem servirebbero «troppa carne e poco verde». Di più. Secondo gli attivisti, la coerenza ideologica di un partito non si misura più, o solo, dalle battaglie sociali. Ma dal contenuto del piatto: il cibo, sostengono, è un “atto politico”. E l’offerta gastronomica della Festa Pd risulterebbe pertanto drammaticamente sbilanciata verso le proteine animali, relegando le opzioni totalmente vegetali a miseri contorni. Dunque, al bando cannelloni, lasagne e salumi, che come noto andavano per la maggiore. E ancora oggi detengono il record di ordinazioni ai banconi.
Ma tant’è. E la reprimenda eco-solidale non tarda ad arrivare: «Scegliere cosa mangiare oggi – hanno scritto quelli di Aria al Pd modenese – è uno degli atti quotidiani con cui possiamo incidere maggiormente sulla società e sull’ambiente».
Troppa carne nei menù della festa dell’Unità: l’ultima diatriba in seno al Campo largo
Una pretesa che ha gettato il Pd nel panico, costretto a fare i salti mortali tra il dogma della “transizione ecologica” e la cruda realtà dei conti economici. Del resto, tra proselitismo e pragmatismo, bisogna pure far cassa e, al tempo stesso, accontentare ritualmente i fedeli di un rito festivaliero che indica comunque la necessità di riempire i tavoli e fare coperti. E in questa ottica, diciamocelo: il popolo della festa Pd – con buona pace degli ultimi censori dell’ideologia woke – continua a preferire le tradizionali specialità emiliane alle insalatine scondite quanto salutari e rigorosamente “green”.
In cerca del piatto “politicamente corretto”
Il risultato? Un cortocircuito comico e un blackout tra base e vertici del Campo largo. Da una parte ci sono i paladini del “piatto corretto” che trattano il listino prezzi della sagra come se fosse un vertice sul clima. Dall’altra un Pd in cerca di un centro di identità permanente, costretto a difendere la salsiccia come un principio di resistenza culturale per non infierire sulle casse del partito. O, colme scrive Storace su Libero: «Da una parte associazioni che trattano il menù della Festa come se fosse la politica agricola comune o l’inventario delle emissioni. Dall’altra un Pd che su cibo, territorio e zootecnia non ha una linea chiara e quindi finisce per difendere la salamella come se fosse un principio. Il risultato è una discussione da sagra elevata a prova di coerenza climatica».
Troppa carne alla Festa dell’Unità di Modena: la polemica tra deriva ideologica e compromesso “green”…
Morale della favola? Non ci sono davvero più i comunisti di una volta. Nel tentativo disperato di accontentare ogni deriva ideologica dell’estremismo verde, la sinistra finisce per farsi la guerra da sola persino al momento del secondo piatto. Tra un’invettiva contro il consumo di carne e la caccia all’ultimo scontrino, la certezza è una sola: a furia di inseguire i diktat di chi vorrebbe mettere al bando la gastronomia tradizionale, al campo largo non resterà che nutrirsi, letteralmente, di polemiche a chilometri zero e prezzi modici…