La sortita riapre la contesa
Milei vuole riprendersi le Isole Falkland e rinominarle “Malvinas”: Londra si oppone, ma Trump no…
Il presidente argentino ha tutta l'intenzione di impegnarsi per fare in modo che l'arcipelago ritorni nelle mani di Buenos Aires, dopo il conflitto del 1982 che aveva portato le isole nelle mani degli inglesi
Esteri - di Gabriele Caramelli - 4 Settembre 2026 alle 16:12
L’Argentina torna a spingere sulle Malvinas, ossia le isole Falkland di cui non ha mai riconosciuto il possesso della Gran Bretagna. Il presidente Javier Milei ha parlato di «venti favorevoli» per quanto concerne la rivendicazione dell’arcipelago nell’oceano Atlantico. La risposta di Londra non si è fatta attendere, con il segretario di Stato per gli affari esteri, Ed Miliband, che sui social ha tuonato:« Le isole Falkland sono britanniche e rimarranno tali».
Milei riapre una contesa storica
«La posizione del Regno Unito sulle Isole Falkland è irremovibile – ha proseguito -. Le Isole sono britanniche e rimarranno tali, perché questa è la volontà nettamente prevalente degli abitanti delle Isole. Il loro diritto all’autodeterminazione è fondamentale, è sancito dal diritto internazionale e noi lo difenderemo con assoluta determinazione». È dello stesso avviso il segretario di Stato per la Difesa Britannico che ha difeso la sovranità britannica nel territorio: «La dichiarazione del presidente argentino Milei nella notte ci dice più sulla politica interna dell’Argentina che sulle Isole Falkland. Le Falkland sono britanniche perché gli abitanti scelgono di essere britannici. Il nostro impegno nei confronti delle Falkland è assoluto e irremovibile».
Milei vuole riprendersi le Isole Falkland e chiamarle Malvinas: Londra si oppone
A scatenare la polemica sulla contesa, che per molto tempo è rimasta sepolta, sono le ultime parole di Milei. In un intervento televisivo, il presidente argentino ha definito il progetto del giacimento petrolifero Sea Lion al largo delle Isole, condotto da società israeliane e britanniche, come un’intimidazione alla sovranità dell’Argentina e come un tentativo di togliere risorse naturali al popolo argentino. Inoltre, Milei ha annunciato un piano legislativo che prevede di «inasprire le sanzioni e le pene nei confronti delle aziende coinvolte in operazioni non autorizzate». Una notizia importante, soprattutto dopo le dichiarazioni di Donald Trump, che non ha escluso la possibilità di evitare un intervento al fianco del Regno Unito e rimproverando per non averlo aiutato nella guerra in Iran.
Gli Stati Uniti, come gran parte dei Paesi occidentali, riconoscono al Regno Unito l’amministrazione di queste isole, ma non si esprimono sulla questione della sovranità. La questione delle Falkland è oggetto di una risoluzione dell’Onu che, dal 1965, riconosce l’esistenza di una controversia e invita i due Paesi a trovare una soluzione pacifica dopo che la guerra del 1982 nell’arcipelago delle Malvinas. Il conflitto di 74 giorni aveva provocato 649 morti tra gli argentini e 255 tra i britannici.
Il progetto di Milei per bloccare le aziende straniere
Milei ha annunciato che inizierà a «vietare di operare sul territorio argentino alle aziende direttamente o indirettamente coinvolte in progetti nelle Isole Malvinas senza autorizzazione argentina». Poi ha ricordato che «coloro che operano sulle nostre isole alle spalle del governo argentino dovranno scegliere tra una scommessa illegale in un territorio conteso e un’attività redditizia e sicura in un Paese sovrano, con regole chiare e prevedibilità», chiarendo che «non si possono fare entrambe le cose». Oltre alla decisione, il presidente argentino ha firmato un altro decreto con l’obiettivo di «ampliare» le risorse del ministero della Difesa, dando priorità alla costruzione di una «base navale integrata» nella Terra del Fuoco e al potenziamento delle capacità del Paese nell’ambito delle telecomunicazioni. «Questa base ci trasformerà nel più importante polo logistico dell’Atlantico meridionale e sarà fondamentale per la proiezione geopolitica dell’Argentina», ha sostenuto il presidente argentino.
La questione della sicurezza nazionale
Tra le altre cose, Javier Milei ha annunciato la creazione di un Consiglio di Sicurezza Nazionale che «definirà una politica di sicurezza nazionale obbligatoria e trasversale per tutto lo Stato, coordinando ministero degli Esteri, difesa, intelligence ed economia». Inoltre, il capo di Buenos Aires ha affermato che richiederà al Congresso di fornire al succitato Consiglio «i poteri necessari» affinché lo Stato «possa rispondere con strumenti economici e diplomatici nei confronti di attori statali o non statali» che «minaccino» la sicurezza nazionale.
Quest’ultima, secondo il presidente argentino, «non consiste soltanto nella difesa fisica del nostro territorio: è ciò che garantisce la sopravvivenza e la prosperità della nazione nel corso del tempo. Per questo comprende la difesa, la sicurezza e l’intelligence, ma anche l’economia». Poi ha spiegato che tutelare la moneta nazionale, rafforzare il sistema finanziario e sviluppare le risorse strategiche del Paese sono questioni «di sicurezza nazionale», così come lo è «proteggere l’Atlantico meridionale».
«Le Malvinas sono argentine»
In linea con le valutazioni degli Usa, Milei ha ribadito che «le Malvinas sono argentine per storia e per diritto» e che «non c’è alcuna discussione» al riguardo. «Nel 1883 il Regno Unito occupò le Malvinas, espulse le autorità argentine e instaurò una situazione coloniale che si perpetua fino ai giorni nostri», ha concluso, per poi aggiungere che gli abitanti delle isole «essendo una popolazione insediata in un territorio usurpato, non hanno un diritto legittimo all’autodeterminazione e che qualsiasi argomento basato sui referendum svolti sulle isole non è valido».