I funerali a Sant'Ambrogio
Milano abbraccia per l’ultima volta Mazzola. Cori e lacrime per il simbolo della grande Inter
“Il nerazzurro è nerazzurro, rimane dentro. Non puoi tirarmelo fuori, non riesci. Puoi fare qualunque cosa, ma rimane”. Parlava così, Sandro Mazzola. E i tifosi dell’Inter, i ‘suoi’ tifosi, lo hanno capito. Il mito della storia nerazzurra e della Nazionale lo disse in più occasioni e in modi diversi. E oggi, nel giorno dei suoi funerali, quelle parole sono tornate con tutta la loro forza per l’ultimo saluto. Una giornata di lutto cittadino, con cui Milano ha abbracciato ancora una volta il suo eterno campione. Tra lacrime e applausi.
Il feretro è arrivato alla basilica poco prima delle 15 alla Basilica di Sant’Ambrogio e la bara, accompagnata da un mazzo di rose bianche e dall’iconica maglia numero 8, è stata accolta da un lungo applauso e dal coro “Grazie capitano”. Per ricordare il simbolo della Grande Inter di Helenio Herrera, scomparso nella notte tra sabato e domenica. In nerazzurro, Mazzola ha vinto quattro scudetti, due Coppe dei Campioni e due Coppe Intercontinentali, sfiorando il Pallone d’Oro nel 1971 dietro a Johan Cruyff. Un campione riuscito a guadagnarsi un rispetto e un affetto trasversale da parte della gente, oltre i colori, trionfando anche nell’Europeo del 1968 con l?italia. A far da sfondo all’arrivo, il toccante messaggio del tifo organizzato nerazzurro: “Ciao Sandro. Il tuo nome resterà tra le pagine della nostra storia, il tuo ricordo nel cuore della nostra curva”.
Corposa la presenza del mondo del calcio e delle istituzioni. Da Aristide Guarneri, campione d’Europa in azzurro e due volte vincitore della Coppa dei Campioni con Mazzola, a Giuseppe Bergomi, Francesco Toldo, Ivan Ramiro Cordoba ed Esteban Cambiasso. E poi Javier Zanetti, storico capitano e oggi vicepresidente del club, il presidente della Figc Giovanni Malagò e il presidente della Lega Calcio Serie A Ezio Simonelli, il numero uno del Milan Paolo Scaroni e quello del Torino Urbano Cairo, l’ad della Juve Giovanni Carnevali e il ds bianconero Frederic Massara. All’interno della chiesa anche il sindaco di Milano Giuseppe Sala.
In rappresentanza del club nerazzurro anche il presidente Giuseppe Marotta, che ha ricordato così Mazzola: “Sandro è un personaggio che ha generato tante emozioni. Il dovere principale è preservare la memoria e i valori che questa memoria contengono e che dobbiamo trasmettere ai nostri ragazzi, anche del nostro settore giovanile”. Durante la celebrazione, a colpire è stata l’omelia di monsignor Carlo Faccendini, abate della basilica di Sant’Ambrogio: “Milano e i milanesi gli dicono grazie, Sandro ha dato prestigio alla città. È l’occasione per riconoscersi in un uomo e nei suoi valori. Un uomo che ha avuto un’infanzia rattristata dalla perdita del padre. Poi, i primi calci qui vicino e il rapporto fortissimo con l’Inter, per lui una seconda mamma. È diventato un campione, ha vinto i trofei e (ha fatto discutere gli appassionati per) la staffetta con Rivera. Con un’umanità che lo ha reso amabile e apprezzato da tutti”.
Commovente la presenza dei tifosi comuni. “Gli strinsi la mano nel 1966 prima di una partita dell’Italia contro la Bulgaria. Fatemi il grandissimo regalo di farmi entrare in chiesa”: così ha implorato gli agenti un anziano tifoso. Sarà poi accontentato. I tifosi inizialmente non erano previsti in chiesa ma alla fine – ed erano i più commossi di tutti – hanno potuto salutare da vicino il loro idolo. “Burnich, Facchetti, Picchi, Jair, Mazzola”: snocciolano in coro la formazione di quella mitica squadra gli ultrà nerazzurri che dedicano fumogeni, cori e striscioni a Sandro: “Il tuo nome resterà tra le pagine della nostra storia. Il tuo ricordo nel cuore della nostra curva”. Tantissime le corone di fiori. Tra queste, tra le prime a essere posate, quelle di Gianni Infantino e della FIFA e del Milan. Gli applausi all’ingresso sono anche i ‘nemici’ come il presidente del Milan Paolo Scaroni e l’ex rossonero Daniele Massaro.
L’ex presidente Moratti ha portato il suo ricordo per mezzo di una lettera letta dal cerimoniere. “Ciao Sandro grazie per l’eredità che ci lasci, per il ricordo del tuo stile, della determinazione, caparbietà. Grazie per i gol bellissimi che ci hanno fatto gioire”, ha detto. “Raggiungi i campioni della grande Inter del cui prestigio godiamo ancora adesso.