Accusato di truffa ed evasione
Adinolfi, dai domiciliari al carcere: “Ha comunicato sui social da casa con cadenza quotidiana”. E lui: sono il primo in Italia
Novità giudiziarie per Mario Adinolfi, giornalista ed ex parlamentare Pd, finito lo scorso luglio agli arresti domiciliari per presunte truffe sulle scommesse collettive. Ora i giudici hanno disposto il carcere per aver ripreso ad aggiornare i suoi social a cadenza quasi quotidiana. È lui stesso ad annunciare la decisione della gip di Roma Giulia Arcieri, postando la foto dell’ordinanza ancora una volta sui suoi social. Una decisione unica nel suo genere secondo il fondatore del Popolo della famiglia: “Mi portano in carcere perché scrivo su Facebook. Sono il primo italiano nella storia a subire questo tipo di arresto”.
Adinolfi, dai domiciliari al carcere. “Ha scritto sui social da casa”
Il pm aveva chiesto l’aggravamento della misura cautelare a cui era sottoposto per la “reiterata violazione, da parte dell’indagato, del divieto di utilizzare, salvo che per i contatti con il difensore, i dispositivi telefonici, informatici e telematici”. In particolare Adinolfi “risulta aver violato, con cadenza quotidiana, il divieto predetto pubblicando sul blog on line ‘marioadinolfli.substack.com’ ben 49 articoli a sua firma e, sul suo profilo Facebook, 23 post”. Dal testo dell’ordinanza, pubblicato dallo stesso Adinolfi, la richiesta della procura è datata 11 settembre e arriva al giudice il 15.
Il fondatore del Popolo della famiglia: sono il primo in Italia
Il giornalista è accusato di truffa aggravata e continuata, esercizio abusivo dell’attività di raccolta del risparmio, abusivismo finanziario ed omessa dichiarazione dei redditi. In sostanza diverse persone gli avrebbero affidato ingenti somme di denaro nella convinzione di partecipare a un ‘Betting Group’, denominato ‘Scommessa Collettiva’, ideato e promosso attraverso social network, senza ottenere la restituzione delle somme versate e/o della remunerazione prospettata.
Il difensore: è un provvedimento che spaventa
“L’aggravamento della misura cautelare per Mario Adinolfi è un provvedimento che spaventa, è il primo arresto in Italia per una persona perché scrive sui social”. Così all’Adnkronos l’avvocato Pablo De Luca, difensore di Adinolfi. “Adinolfi è un giornalista, è vero che non doveva pubblicare sui social ma ha scritto articoli in cui commenta i fatti di attualità. E non vedo che pericolo possa esserci per la reiterazione dei reati o l’inquinamento probatorio”, aggiunge il difensore che nelle prossime ore incontrerà il suo assistito in carcere. Le difese stanno già valutando eventuali istanze contro il nuovo provvedimento. “Dubito anche che Adinolfi possa stare in carcere per le sue condizioni di salute”, conclude De Luca.