L'immaginario di Giorgia
Meloni, se la politica fosse un film? Conte e Schlein in “Una poltrona per due”, Vannacci mago di Oz e Renzi sulla DeLorean di Ritorno al futuro
Se la politica fosse un film, che ruolo interpreterebbero gli aspiranti attori in prestito dai set istituzionali? Giorgia Meloni non ha dubbi, anzi di riferimenti possibili ne ha diversi e tutti quanto mai azzeccati: e in un’intervista a Il Foglio ne dà contezza tra citazioni cult e metafore graffianti…
L’immaginario di Giorgia Meloni declinato al set della politica
Eppure non sempre è facile infilzare gli avversari con argomenti e commenti destreggiati in punta di fioretto, e magari sferrando l’arma dell’ironia e attingendo anziché a colpi di clava con insulti e slogan, a fendenti affilati capaci di colpire nel segno; ebbene è proprio quello che ha fatto oggi Giorgia Meloni che, intervistata da Il Foglio, e dovendo scegliere un libro. Un film. O una serie da segnalare a alleati e colleghi, arriva a stilare una serie di suggerimenti culturali mutuati da un universo simbolico fatto di titoli tv e pietre miliari del cinema.
Cult di vecchia e nuova generazione, che la premier utilizza come una lente d’ingrandimento per leggere la realtà e, soprattutto, dispensare qualche chicca utile alla classe politica che la circonda. Delineando al tempo stesso i tratti di un immaginario ben definito e rivitalizzato ad hoc a seconda dei destinatari dei consigli utili in questione. Il tutto, neanche a dirlo, permeato di quell’ironia tipicamente romana che non fa sconti a nessuno…
Se la politica fosse un film: ecco chi sarebbero i nostri aspiranti attori
Un esercizio d’ingegno pop, quello della premier in inedita veste cinefila, che dice molto di più di un lungo trattato di sociologia elettorale. Si parte, immancabilmente, dall’eterno rompicapo della sinistra che tanti grattacapi (e lavate di testa) sta costando agli aspiranti leader del Campo largo: «A Conte e Schlein consiglio Una poltrona per due, e non credo che serva spiegare il perché», esordisce col botto la premier che richiamando alla memoria il classico dei classici dei palinsesti televisivi natalizi, fa scattare immediatamente l’associazione evocata: quella dell’infinita commedia di due leader costretti a fare spallate per il posto da “capo dell’opposizione”, colti nella stessa ossessione di Dan Aykroyd e Eddie Murphy per la conquista della fatidica “poltrona” della Duke & Duke. Due visioni del mondo spesso e volentieri lontane quando non opposte, costrette a convivere nello stesso perimetro istituzionale per il solo gusto di spartirsi il pallottoliere elettorale.
Da Meloni gli abbinamenti “cult”, da Conte a Schlein, da Vannacci a Renzi
Poi c’è il capitolo dei nostalgici e dei reduci. A Matteo Renzi tocca un inequivocabile Ritorno al futuro, perfetta parodia di chi vive con il contachilometri puntato sugli anni d’oro del 40%, sognando una DeLorean che lo riporti ai fasti che furono di Palazzo Chigi. E se a Carlo Calenda Giorgia Meloni associa il protagonista de L’ultimo dei Mohicani: un riconoscimento ironico alla strenua, donchisciottesca e solitaria resistenza del leader di Azione contro gli estremismi ideologici di una sinistra sempre più spostata a trazione contiana, sul generale Roberto Vannacci la premier opta per Il Mago di Oz.
Il motivo? Esilarante nella sua lucidità: «L’uomo che proietta la sua immagine gigantesca, alla fine del film, è un po’ quello che mi capita di pensare quando vedo quei video fatti con l’AI di lui muscoloso condottiero, e poi lo ritrovo a fare le gare di nuoto con Renzi». E tra la finzione olografica dell’intelligenza artificiale e le bracciate estive con l’ex rottamatore, la metafora si spiega da sé…
Gli abbinamenti possibili secondo Giorgia Meloni
E così arriviamo agli alleati, laddove la politica si fa narrazione generazionale e di squadra. Per Antonio Tajani e Matteo Salvini il consiglio della premier è Stranger Things, la serie cult di Netflix in cui un gruppo apparentemente scompaginato si ritrova unito contro minacce enormi. «Una serie meravigliosa, perché guardare quella comitiva all’apparenza improbabile che combatteva una battaglia più grande di lei mi ha fatto spesso sorridere, pensando a questi anni», chiosa Giorgia Meloni. e così alla fine di citazioni cult e consigli per una buona visione, la morale e la metafora sono più che chiare: mentre l’opposizione continua a litigare sul cast, il governo in carica continua a girare il film.