Il bilancio
Meloni, avanti tutta senza rimpianti: orgogliosa di aver protetto l’Italia. Chiunque andrà a Palazzo Chigi spero non dilapidi il nostro lavoro
Giorgia Meloni a tutto campo. Titola così l’intervista alla premier Il Foglio: e dalla prima all’ultima parola quello che emerge dalla conversazione giornalistica è un bilancio solido, rivendicato con la consapevolezza di chi ha guidato la nazione attraverso le tempeste e la certezza di aver mantenuto la rotta. Il quadro di un’azione del governo cominciata il minuto dopo l’insediamento a Palazzo Chigi e di cui oggi il presidente del Consiglio segna il tratto con orgoglio, concretezza e qualche stoccata ben assestata a un’opposizione mai così in affanno.
Meloni: non ho rimpianti, mi pento solo forse di non essere riuscita a raccontare tutto il lavoro
«Rimpianti veri e propri non ne ho. Mi pento forse di aver ritenuto sufficiente fare le cose, anche quando non riuscivo a raccontare tutto il lavoro. Sono convinta da sempre che i fatti siano molto più forti di qualsiasi narrazione. Oggi, però, mi rendo conto che sarebbe stato importante far conoscere meglio tutto il nostro lavoro. Perché ha ragione Sabino Cassese quando dice che questo governo ha sfornato provvedimenti ogni settimana, e quei provvedimenti hanno dei contenuti e degli obiettivi. Se ci si pensa è un lavoro enorme, e mi sarebbe piaciuto riuscire ad aggiornare meglio gli italiani sul complesso di questo impegno».
Giustizia, Meloni: neanche sul Referendum ho particolare rammarico. Abbiamo fatto il nostro dovere
Il punto di partenza dunque è la concretezza dei fatti: da sempre cifra distintiva del centrodestra. Nessun vittimismo, di certo. Casomai l’autocritica di chi produce tanto e preferisce la sostanza alla propaganda, consapevole che il governo non si è tirato indietro di fronte a problematiche politiche e sociali, e meno che mai di fronte alle sfide storiche, mantenendo la parola data anche nei momenti complessi.
Tanto che, sullo stesso esito del quesito referendario sulla Giustizia, Meloni afferma: «Non ho particolari rimpianti. Avevamo preso l’impegno di presentare una riforma della Giustizia, e lo abbiamo fatto. E anche se gli italiani hanno deciso di non confermarla, noi abbiamo fatto il nostro dovere», afferma la premier nell’intervista a Il Foglio.
Governo, Meloni: «Orgogliosa di aver protetto la nazione»
Non solo. Perché l’esecutivo a guida Meloni non si è limitato ad affrontare a testa alta sfide riformiste e crisi endemiche, ma ha lavorato ventre a terra su tutti i fronti aperti, dimostrando stabilità e compattezza. E restituendo credibilità all’Italia in casa. Sullo scacchiere diplomatico internazionale. E sui mercati globali. Traguardi raggiunti con impegno e determinazione, e di cui oggi al Foglio la premier sottolinea: «Il più grande motivo di orgoglio è quello di aver protetto la nazione in anni molto difficili. E di averlo fatto in ogni ambito».
Riforme, provvedimenti, e credibilità internazionale
e allora, il vero cuore del bilancio risiede nei risultati ottenuti su economia, lavoro e sicurezza. Di cui la premier spiega ed elenca come e perché il più grande motivo di orgoglio sia quello «di aver protetto i risparmi degli italiani di fronte al rischio di una tempesta finanziaria; di aver protetto i confini della Nazione dall’immigrazione illegale di massa mentre tutto intorno a noi l’instabilità dilagava. Di aver protetto le imprese italiane dal rischio di moltiplicarsi dei provvedimenti ideologici dediti alla desertificazione industriale».
Le misure per famiglie e imprese e sulla sicurezza
E ancora: «Di aver protetto le famiglie, intervenendo ogni volta in cui era necessario di fronte alle emergenze; di aver protetto i lavoratori, rendendo più vantaggioso per le aziende assumerli o tenerli. E di aver protetto i salari, che hanno ripreso a crescere più dell’inflazione». Ma anche «di aver protetto le forze dell’ordine, perché loro possano proteggere i cittadini in modo più efficace dalla criminalità». Non mancando di rimarcare di «aver protetto il nome di un’Italia che oggi è ascoltata e rispettata. E potrei fare molti altri esempi»…
Meloni al “Foglio”: «Chiunque andrà a Palazzo Chigi spero non dilapidi il nostro lavoro»
Sì, perché, come ha ribadito Meloni, «l’Italia è oggi più affidabile e attrattiva perché è finalmente una nazione stabile e credibile. E questo è stato possibile anche grazie a una strategia portata avanti negli anni da una maggioranza politica compatta. E se domani gli italiani decideranno di accordare la loro fiducia a qualcun altro, mi auguro che sia qualcuno che non dilapiderà questa preziosa eredità. Perché noi tifiamo per l’Italia, sempre e comunque».
Il lavoro su fisco e energia per famiglie e imprese
Un elenco che, tra i numeri sul fisco che smentiscono le narrazioni della sinistra: «L’indice della pressione fiscale in questi anni non si è ridotto – ha evidenziato Meloni – ma si sono ridotte le tasse che pagano imprese. Lavoratori e famiglie: ed è questa la cosa che conta. Un lavoratore dipendente con un reddito di 26 mila euro l’anno, grazie ai nostri provvedimenti, ha un beneficio annuo che va da un minimo di 1.200 euro a un massimo di 2.400 euro annui. E per una madre lavoratrice questi importi sono ben più alti. Mentre i lavoratori autonomi hanno usufruito della estensione della flat tax. Con le scarse risorse a disposizione in questi anni era oggettivamente difficile fare di più».
Non solo la rivendicazione di come il governo abbia lavorato a beneficio dei redditi medio-bassi: la premier, nell’intervista, ricorda anche l’attenzione costante che si è concentrata anche sui costi energetici. Di cui dice: «Mi pesa molto non aver potuto fare di più per famiglie e imprese proprio rispetto al caro energia, pur avendo dedicato, soprattutto a inizio legislatura, buona parte delle risorse a disposizione per affrontare il problema. Continueremo a farlo anche in questa fase».
Eppure, a fronte di tanto e tale bilancio, la sinistra all’opposizione non ha mancato di rispondere col solito ostruzionismo ideologico: sventolato sul ddl Antisemitismo – perché la verità è che un pezzo importante del loro elettorato ha difficoltà a condannare senza ambiguità tutte le forme di antisemitismo, reputando che ci possa essere una forma di antisemitismo moralmente accettabile. Come ha testimoniato anche la presenza di chi inneggia a Hamas all’ultima manifestazione organizzata davanti Montecitorio», ha sottolineato Meloni sul punto –. E agitato puntualmente di fronte alle ricette economiche dell’esecutivo, con contro-proposte che non hanno fatto altro che rivelare e allargare le crepe che minano le fondamenta del campo largo.
Da Meloni i consigli su film e serie per l’opposizione: a Conte e Schlein suggerisco di rivedere “Una poltrona per due”
Tanto che, alla fine, Meloni si concede anche una parentesi pop sullo stato dell’arte della pseudo-coalizione delle sinistre e tra ironia e humour dry Giorgia Meloni commenta: dovendo scegliere un libro, un film o una serie tv, «a Conte e Schlein consiglio Una poltrona per due, e non credo che serva spiegare il perché. A Renzi Ritorno al futuro, per la nostalgia degli anni che furono. A Calenda L’ultimo dei Mohicani, per la tenacia con cui si oppone agli estremismi della sinistra».
E infine. «A Vannacci consiglierei Il Mago di Oz, perché l’uomo che proietta la sua immagine gigantesca, alla fine del film, è un po’ quello che mi capita di pensare quando vedo quei video fatti con l’AI di lui muscoloso condottiero. E poi lo ritrovo a fare le gare di nuoto con Renzi. A Tajani e Salvini consiglio Stranger Things: serie meravigliosa, perché guardare quella comitiva all’apparenza improbabile che combatteva una battaglia più grande di lei mi ha fatto spesso sorridere, pensando a questi anni»…