Il ricordo
Chiara Corbella Petrillo, morta per salvare il figlio, verso la beatificazione: “Solo i santi muoiono così”
Il marito Enrico Petrillo ripercorre la vita della giovane madre romana che rinviò le cure per proteggere il figlio: "La sua forza non nasceva da un’ideologia, ma dall’amore per Cristo"
Tra le sedici donne italiane ricordate da Giorgia Meloni nel discorso sulla fiducia nel 2022, accanto a Nilde Iotti, Tina Anselmi, Grazia Deledda, Rita Levi Montalcini e Oriana Fallaci, c’era anche Chiara Corbella Petrillo. Una giovane moglie e madre romana, morta nel 2012 a soli 28 anni e oggi “Serva di Dio”, il cui cammino verso la beatificazione ha superato nel giugno 2024 la fase diocesana.
«Non me l’aspettavo», racconta il marito Enrico Petrillo in un’intervista a Repubblica. «Ho pensato ancora una volta: “Chiara, sei molto più grande di quanto avrei mai potuto immaginare”». Una grandezza, precisa, che non deve però allontanarla dalla vita quotidiana: «Mia moglie era una ragazza normalissima».
L’incontro a Medjugorje e i primi due figli
Chiara nasce a Roma il 9 gennaio 1984. Lei vive a Colle Oppio, Enrico all’Eur. I due si incontrano nel 2002 durante un pellegrinaggio a Medjugorje, pur appartenendo a comitive e comunità parrocchiali differenti. Dopo un fidanzamento segnato anche da crisi e separazioni, si sposano ad Assisi nel settembre 2008.
La loro storia attraversa quasi subito una prova durissima. La prima figlia, Maria Grazia Letizia, presenta una grave malformazione incompatibile con una lunga sopravvivenza. Chiara porta avanti la gravidanza e accompagna la bambina nei pochi minuti di vita. Un anno dopo arriva Davide Giovanni, anche lui colpito da gravissime patologie e morto poco dopo la nascita.
Chiara ed Enrico non nascondono il dolore, ma scelgono di attraversarlo insieme. È qui che prende forma quella testimonianza cristiana che negli anni successivi avrebbe oltrepassato i confini italiani.
La malattia e la nascita di Francesco
Durante la terza gravidanza Chiara scopre di avere un carcinoma alla lingua. Per proteggere il figlio Francesco rinvia le terapie più aggressive. Il bambino nasce sano il 30 maggio 2011; soltanto dopo il parto lei affronta le cure complete. Il tumore, però, ha ormai progredito.
«Se si è cristiani, la vita si difende dall’inizio alla fine, con costanza e coerenza», spiega oggi Enrico. Ma respinge il tentativo di trasformare la moglie in una semplice “bandierina” della battaglia contro l’aborto: «Non ha difeso la vita di nostro figlio a scapito della propria per portare avanti un’ideologia. Lo ha fatto perché amava il Signore».
Non è una presa di distanza dalla difesa della vita, bensì il rifiuto di separarla dalla sua radice: una fede vissuta integralmente.
«Non ho mai visto nessuno morire così»
Chiara muore il 13 giugno 2012. Enrico, fisioterapista nelle cure palliative, aveva già accompagnato molte persone alla fine della vita. Eppure, confessa, «non ho mai visto nessuno morire con la consapevolezza di mia moglie e, soprattutto, con una felicità nel cuore così inesauribile».
Non era felice di lasciare il marito e il piccolo Francesco: «È stato difficilissimo salutarci e abbiamo pianto». Ma aveva, racconta, la certezza di stare andando «ad abbracciare il Padre Celeste». Per questo Enrico la definisce un «gigante» della fede e, insieme, una donna mite, ironica, allegra, capace di entrare nella realtà senza subirla.
La causa di beatificazione, aperta ufficialmente nel 2018 nella basilica di San Giovanni in Laterano, prosegue ora a Roma dopo la conclusione dell’inchiesta diocesana. Ma il marito teme tanto le ricostruzioni false quanto una devozione che trasformi Chiara in un’eroina distante. Per questo ha scritto Solo il vino migliore, in uscita per Edizioni San Paolo.
Il messaggio che vuole custodire è molto più esigente di qualsiasi santino: «Dio può fare cose meravigliose anche con te». Chiara era davvero la ragazza della porta accanto. Ed è forse proprio questa normalità, abitata fino in fondo dalla fede, a renderne la storia straordinaria.