Il sondaggio
Maranza, plebiscito per la linea dura: il 98% dei lettori approva lo stop ai sussidi per le famiglie che rifiutano di collaborare
L’87% sostiene la stretta senza riserve, un altro 11,2% la approva nei casi più gravi: appena l’1,8% dice no alla responsabilizzazione economica dei genitori
Non basta chiedere allo Stato di intervenire quando un figlio imbocca la strada della violenza. Se le istituzioni mettono a disposizione assistenti sociali, percorsi educativi e sostegni pubblici, anche alla famiglia viene chiesto di fare la propria parte. È questo, più ancora della semplice idea di “tagliare i sussidi”, il principio che emerge dal sondaggio del Secolo d’Italia sulla proposta lanciata dal sindaco di Legnago di Fratelli d’Italia Paolo Longhi.
Su 1.519 partecipanti, l’87% condivide senza riserve il principio secondo cui ai diritti debbano corrispondere anche dei doveri: se una famiglia rifiuta ogni percorso educativo dopo gravi reati commessi da un figlio minorenne, non può pretendere che il rapporto con la collettività resti immutato.

Un altro 11,2% approva l’impostazione, ma chiede prudenza: interventi soltanto nei casi più seri, valutazioni individuali e nessun automatismo. Il fronte contrario si ferma invece all’1,8%, che ritiene sbagliato trasformare i sussidi in uno strumento sanzionatorio.
Non una punizione ma un dovere
Ed è proprio qui che va chiarito un punto spesso perso nella polemica. La proposta di Longhi non prevede di sottrarre automaticamente gli aiuti a una famiglia perché un ragazzo ha commesso un reato. Il meccanismo immaginato dal primo cittadino di Fratelli d’Italia riguarda alcuni contributi comunali discrezionali e scatterebbe davanti al rifiuto dei genitori di collaborare con i servizi sociali nel percorso predisposto per il minore.
L’iniziativa nasce dopo i gravi episodi che hanno coinvolto due quindicenni, arrestati dopo lo scippo di un’anziana e la rapina a un tabaccaio, colpito alla testa con una bottiglia. Longhi ha annunciato una revisione del regolamento comunale e dei bandi compatibili con il nuovo criterio, che dovrebbe valere per tutte le famiglie indipendentemente dall’origine.
Il punto è la responsabilità genitoriale
Per questo il 98,2% complessivo che, seppure con gradazioni diverse, condivide una forma di responsabilizzazione economica racconta qualcosa di più ampio della cronaca di Legnago. Il messaggio dei partecipanti non è quello di uno Stato che abbandona le famiglie in difficoltà. Semmai è l’opposto: il sostegno pubblico non può essere concepito come un rapporto a senso unico, soprattutto quando l’amministrazione chiede collaborazione per sottrarre un adolescente alla devianza e quella collaborazione viene deliberatamente negata.
La proposta ha già superato i confini del Comune veronese. Longhi ha riferito di essere stato contattato da numerosi amministratori interessati al modello e il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, Galeazzo Bignami, ha annunciato l’intenzione di lavorare a un’iniziativa legislativa analoga a livello nazionale.