Il freno all'economia
Maledetto superbonus. La “voragine” di Conte ridotta di 5 punti dal governo: sale il Pil ma resta l’infrazione Ue
Il “buco” è stato riempito, ma non abbastanza. Il rapporto deficit/Pil dal 2021 o oggi è sceso dall’8 al 3.1%, ma non basta per uscire in anticipo dalla procedura di infrazione Ue. Se ne parlerà tra sei mesi. L’eredità grillina non è un gioco a premi in prima serata ma un macigno sulla strada dell’economia italiana che continua a produrre i suoi devastanti effetti sui conti pubblici. La conferma della procedura d’infrazione confermata, senza la tanto auspicata uscita anticipata dai “paletti” del patto di stabilità, ha un nome è un cognome: Giuseppe Conte, e un titolo: “Maledetto superbonus“. Centosettantaquattro miliardi. I suoi effetti, con quella follia del 110% di rimborsi sui lavori edilizi risalenti al governo giallo-rosso, si sono fatti sentire fino a ieri, quando l’Istat ha chiuso i “bilanci” periodici suli parametri economici dell’Italia col governo Meloni. Le buone notizie sono che la crescita rialza la testa, con la previsione di un Pil al rialzo al +0,6%, il deficit confermato al 3,1% e il debito limato al ribasso ma comunque in aumento. Ma sui dati del 2025 diffusi dall’Istat nel comunicato ‘Conti economici nazionali‘ relativo agli anni 2010-2025, le nuove stime tengono conto delle informazioni acquisite successivamente alla diffusione fatta nella scorsa primavera. La brutta notizia è che l’Istat ha certificato che il deficit/Pil dell’Italia nel 2025 si è attestato al 3,1%, quindi sopra il 3% del Pil, come nei dati comunicati prima dell’estate. Di conseguenza, l’Italia resta nel braccio correttivo del patto di stabilità, cioè nella procedura per deficit eccessivo (Edp), almeno fino alla prossima primavera/estate.
Il Superbonus e i conti pubblici: resta la procedura d’infrazione
Il nostro Paese sarebbe potuto uscire in anticipo dalla procedura in cui è entrato nel luglio 2024 se il deficit del 2025 fosse risultato a consuntivo, dopo le revisioni, inferiore al 3% del Pil. Una beffa per il ministero dell’Economia guidato da Giorgetti, legata soprattutto sorpresa di un’ultima impennata di uscite per il Tesoro legate al Superbonus. Il governo sperava però ancora che i dati definitivi di inizio autunno avrebbero corretto quel tanto che bastava i calcoli. La revisione dell’Istat ha evidenziato perfino un leggero peggioramento della stima. La revisione «è stata al rialzo sia per le entrate, 1.991 milioni, sia per le uscite, 2.346 milioni, con un peggioramento della stima dell’indebitamento netto di -355 milioni», fa sapere l’istituto nazionale di statistica.
La Commissione Europea ha confermato, in gergo rigorosamente tecnico, che l’Italia non uscirà dalla procedura per deficit quest’anno: Eurostat, ha ricordato un portavoce, pubblicherà i dati definitivi relativi al 2025 per le procedure per deficit eccessivo il prossimo 21 ottobre ma, perché la Commissione Europea “possa proporre la revoca della procedura per deficit eccessivo (Edp, Excessive Deficit Procedure) per l’Italia nel pacchetto d’autunno del Semestre europeo, previsto per novembre, la notifica Edp dell’ottobre 2026 dovrebbe indicare, per il 2025, un disavanzo inferiore al valore di riferimento del 3% del Pil”, mentre Istat oggi ha certificato che il deficit 2025 è stato pari al 3,1%.
Dalla Ue la conferma che lo sforamento è stato minimo
Il portavoce ha confermato, nella sostanza, che l’Italia non uscirà dalla procedura per deficit eccessivo quest’autunno, visto che è estremamente improbabile, se non impossibile, che Eurostat riveda al ribasso la stima dell’Istat.
“Le revisioni tra le notifiche Edp di primavera e quelle d’autunno – ha ricordato il portavoce – sono normali e riflettono l’integrazione di informazioni statistiche nuove e perfezionate, a mano a mano che nel corso dell’anno si rendono disponibili dati più completi. Oggi l’Istat ha diffuso una notifica relativa al disavanzo e al debito delle amministrazioni pubbliche per gli anni precedenti, incluso il 2025. I dati rivisti indicano che l’indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche in rapporto al Pil si è attestato al -3,1% nel 2025”.
La conferma che l’Italia resterà nella procedura per deficit eccessivo almeno fino alla prossima primavera avrà un impatto sulla prossima finanziaria, riducendo i margini di manovra. Ma l’Italia ha chiesto, l’11 settembre scorso, l’attivazione della clausola nazionale di salvaguardia (Nec), richiesta sulla quale la Commissione sta lavorando “con la massima celerità”, ha spiegato il portavoce Balazs Ujvari che potrebbe far sfuggire il nostro Paese ai paletti del Patto. La Ue ha spiegato che l’attivazione della clausola nazionale di salvaguardia non necessariamente ostacolerà l’eventuale uscita dell’Italidalla procedura per deficit nella primavera del 2027, sempre a patto, ovviamente, che il deficit del 2026 scenda sotto il 3% del Pil. Un obiettivo che potrebbe essere a portata di mano: le proiezioni della Commissione lo danno al 2,9% per il 2026 (occorrerà però vedere le previsioni d’autunno). Dunque se verrà usata in modo intelligente, cosa della quale a Bruxelles non dubitano, l’attivazione della clausola nazionale di salvaguardia non ostacolerà l’uscita dell’Italia dalla procedura per deficit eccessivo nella primavera dell’anno prossimo.
L’opposizione va all’attacco del ministro Giorgetti, FdI replica duramente
Nonostante le colpe pregresse, sia Pd che M5S si sono lanciate sulla procedura d’infrazione come avvoltoi sulla lepre, a dimostrazione di come poco tengano alle sorti dell’Italia. “La mancata uscita dalla procedura di infrazione è un danno reputazionale significativo per un governo che per quattro anni ci ha spiegato come il controllo dei conti fosse il suo obiettivo prioritario. A giustificazione di politiche misere, incapaci di incidere su un paese in affanno, segnato da diseguaglianze crescenti. Il fallimento brucia, ma brucia ancora di piu’ la bassa crescita” dichiara la capogruppo del Pd in commissione bilancio della Camera, Maria Cecilia Guerra. “Con la mancata uscita dalla procedura di infrazione i conti non tornano piu’ e la manovra dovra’ essere necessariamente riscritta”, aggiunge Guerra. Incredibilmente, attaccano il ministro Giorgetti anche i grillini, quelli del Superbonus.
Di diverso avviso Fratelli d’Italia. “I dati pubblicati stamane dall’Istat certificano che il deficit italiano nel 2025 si è attestato al 3,1% del Pil, un decimale sopra la soglia europea del 3%. Ma chi grida allo sforamento dimentica un dettaglio decisivo: l’uscita dalla procedura d’infrazione è prevista per il 2027, come espresso nel Dfp, non per il 2026. Siamo dunque perfettamente in linea con la traiettoria fissata dal Governo, in un anno segnato da una congiuntura internazionale pesantissima, tra tensioni geopolitiche, rincari energetici e mercati instabili. Di fronte a questo scenario abbiamo fatto una scelta netta: non scaricare la crisi su famiglie e imprese”, dichiara Marco Osnato, presidente della Commissione Finanze della Camera e responsabile economico di Fratelli d’Italia. “E vale la pena ricordare da dove veniva l’Italia: un debito pubblico che nel 2021 sfiorava il 150% del Pil e un deficit che tra il 2021 e il 2022 viaggiava tra l’8 e il 9%, il conto di anni di gestione emergenziale e di misure come il Superbonus, i cui effetti si sono scaricati sui conti pubblici ben oltre la loro durata. Situazione, va detto, tutta ereditata da chi ha governato prima di noi. Da lì il Governo Meloni ha costruito un percorso di risanamento serio e credibile, che oggi ci permette di attraversare una fase internazionale difficile senza smantellare il sostegno agli italiani: riduzione dell’Irpef e del cuneo fiscale, protezione delle imprese dai rincari energetici, esenzione dal bollo per le auto fino a 80 kW. Chi insegue il pareggio contabile a ogni costo sacrifica crescita e lavoro. Noi abbiamo scelto di stare accanto alle famiglie, restando comunque dentro la rotta di rientro concordata”, conclude il deputato di FdI.
“I numeri? Devono essere valutati nel loro insieme: cresce il prodotto interno lordo e, contemporaneamente, diminuisce l’indebitamento. Tutto questo avviene in una situazione geopolitica ed economica internazionale estremamente complessa, caratterizzata da guerre, tensioni sui mercati, incertezza energetica e difficoltà che stanno interessando anche economie europee tradizionalmente considerate locomotive del continente. L’Italia reagisce meglio di altri a questo scenario internazionale. Proprio per questo è importante leggere i dati senza estrapolare un singolo decimale dal quadro generale. Il deficit è sceso rispetto al 2024, il PIL ha continuato a crescere e il saldo primario è rimasto positivo. È su questi elementi concreti che deve svilupparsi il confronto sui conti pubblici italiani. Il dato di fondo è chiaro: rispetto all’anno precedente l’indebitamento si è ridotto mentre l’economia ha continuato a crescere, in uno scenario internazionale nel quale anche le principali economie europee stanno affrontando rilevanti difficoltà. Tutto questo è frutto di un lavoro serio e pragmatico del Governo Meloni”, aggiunge il senatore di Fratelli d’Italia Nicola Calandrini, presidente della 5a Commissione Bilancio e programmazione economica in Senato.