Manifesto nefasto
M5S, i 20 punti di Nova. Il libro dei sogni di Conte è un incubo: paghetta esosa ai 18enni, tasse alla sanità privata e il Rdc che resuscita
Conte e i 20 punti di Nova: tasse alla sanità privata, ritorno del RdC e paghette a pioggia ai 18enni: le illusioni grilline diventano incubo. Si scrive Nova, il libro dei sogni di Giuseppe Conte in 20 punti, e si legge incubo al quadrato per gli italiani. Sì perché l’hanno chiamata Nova, ma a leggere il nuovo documento programmatico del Movimento 5 Stelle firmato Giuseppi, sembra piuttosto di essere tornati all’età della pietra assistenzialista.
Venti punti che, per osmosi, trasformano il piano programmatico dell’aspirante leader del Campo largo in una maxi-cambiale in bianco che promette soldi a pioggia e manna dal cielo, regolarmente finanziata con le tasche dei contribuenti e dei ceti produttivi. Con il leitmotiv di chi rivendicò dal balcone di Palazzo Chigi la sconfitta della povertà: “gratuitamente”. Un termine dal suono sinistro pronunciato da chi ha lasciato voragini disastrose nelle casse dello Stato tra Rdc e Superbonus.
M5S, i 20 punti Nova: il libro dei sogni di Conte diventa l’incubo degli italiani
A fare da apripista alla fiera delle assurdità è il cosiddetto “Patto per i giovani”: un trionfo di demagogia che promette un “Capitale 18” da 15.000 euro di regali a chiunque compia la maggiore età. Da elargire persino a chi proviene da famiglie con redditi fino a 300mila euro. Un paradosso contabile che trasforma il futuro delle nuove generazioni in una lotteria di Stato. Mentre si strizza l’occhio all’elettorato più giovane rispolverando la solita ricetta del voto a 16 anni.
Potrebbe già bastare, e invece… Invece, non contenti, i pentastellati rilanciano con il “Reddito creativo” — mille euro al mese a chi lavora nella cultura — e con l’immancabile “Reddito 2.0″, l’ultimo maquillage contabile con cui l'”avvocato del popolo”, con furore da Volturara Appula, tenta di riesumare sotto falso nome il nefasto Reddito di Cittadinanza: il più grande disastro sociale ed economico della storia recente.
M5s, il ventalogo di Nova: “No al Ponte di Messina”
E in campo economico la musica non cambia: il M5S propone di cancellare il Ponte sullo Stretto, trasformando un’opera infrastrutturale strategica per la nazione e per il Mezzogiorno in un ennesimo rigurgito del “No a tutto”. Con la scusa di dirottare i 13,5 miliardi su una non meglio specificata serie di attività scolastiche. Ma poi, ci chiediamo, porsi la domanda sul Ponte dello Stretto avendo già la risposta in tasca sventolata da subito e per mesi e mesi, che senso può avere? Se non quello dell’interrogativo retorico?
Voto a 16 anni e paghette di Stato
E infatti la risposta, ovviamente negativa, è già implicita nella domanda. E esplicitata nello slogan assertivo che recita: «No al Ponte sullo Stretto. Si al Ponte sul futuro per i nostri giovani: 13,5 miliardi di euro li trasferiamo per le nostre scuole. Per laboratori linguistici, informatici, teatrali, musicali, impianti sportivi. E perché rimangano sempre aperte come luoghi di aggregazione e di formazione». Quanta retorica… E quanta verve demagogica piegata alla propaganda…
Ma è sul fronte sanitario che arriva il vero coupe de theatre. La deriva che prende le sembianze dell’esproprio ideologico: per abbattere le liste d’attesa spunta niente poco di meno che l’idea di un fondo “perequativo” finanziato direttamente dalla sanità privata. In pratica, al netto dei paroloni a effetto, una tassa patrimoniale mascherata che penalizza chi eroga servizi anziché efficientare la macchina pubblica.
E stangata sulla sanità privata
E infatti apprendiamo dall’Adnkronos: «Liste d’attesa lunghe? Gli iscritti del Movimento 5 stelle – dando il via libera a Giuseppe Conte per sedersi al tavolo di coalizione – diranno sì anche alla soluzione trovata nel lungo percorso di Nova, che prevede di “istituire un fondo perequativo finanziato dalla sanità privata gestito da una struttura straordinaria di coordinamento nazionale per abbattere le liste di attesa. Con poteri di intervento destinato al personale e ampliamento dell’uso di diagnostica, sale operatorie e servizi”, si legge nel documento».
Il programma di Nova che stronca i sogni dell’Italia che produce
Non solo. Infatti si aggiunge: «E poi si devono anche “stabilire tempi massimi nazionali per visite, esami e interventi. E usarli nella valutazione dei sistemi regionali. Oltre ai livelli essenziali di assistenza, aggiungere i tempi essenziali di assistenza».
Insomma, Giuseppe Conte ci riprova: passata la stagione dell’onestà a intermittenza, resta soltanto la vecchia ricetta della spesa pubblica improduttiva. Un piano che sulla carta non crea ricchezza. Non genera lavoro vero, puntando sul solito jolly del Rdc. E che ipoteca il domani della nazione. Gli italiani davvero sono pronti a pagare tanto e tale conto salato? Agli elettori l’ardua sentenza…