Un Paese che sorprende
L’Italia macina record e lascia indietro Francia, Germania e Giappone: i sorpassi che smentiscono i profeti del declino
Dal Pil pro capite all’export, dal lavoro alla fiducia dei mercati: Roma supera gli ex primi della classe. E nel 2031 persino il debito americano potrebbe finire dietro al nostro
L’Italia mette il turbo e sorpassa alcuni dei Paesi che per anni le sono stati indicati come modelli irraggiungibili. Crescita per abitante, esportazioni, lavoro, affidabilità del debito e prospettive dei conti pubblici: sono i cinque “sorpassi” messi in fila dal Messaggero, sulla base dei dati di Istat, Eurostat, Ocse, Fondo monetario internazionale e mercati obbligazionari. Numeri maturati lungo un percorso lungo, ma consolidati solo e soltanto durante il governo Meloni, che restituiscono un’Italia assai diversa dalla caricatura del “grande malato d’Europa”.
Il Pil pro capite corre più degli altri
Il primo cambio di passo riguarda il Pil pro capite. Ponendo come base il primo trimestre del 2016, nell’arco di dieci anni l’Italia ha registrato una crescita superiore a quella di tutti gli altri Paesi del G7, fatta eccezione per gli Stati Uniti. Prima della pandemia aveva già superato Francia, Giappone e Canada; nella ripresa successiva al Covid ha fatto meglio anche di Germania e Regno Unito.
Washington resta capofila, sostenuta però da un’espansione del debito che soltanto il privilegio del dollaro consente di finanziare con simile disinvoltura. Specialmente, in uno scenario segnato da guerre, tensioni energetiche e inflazione, l’Italia mostra così una capacità di tenuta che soltanto quindici anni fa sarebbe apparsa improbabile.
Il Made in Italy scavalca il Giappone
Il secondo sorpasso è industriale e ha un valore persino simbolico: il Belpaese ha esportato più del Giappone. Un risultato passato quasi sotto silenzio, benché Tokyo abbia una popolazione circa doppia e sia stata per decenni sinonimo di efficienza produttiva, “just in time” e qualità totale.
Il Made in Italy, intanto, non vive più soltanto di moda, arredamento e meccanica. Farmaceutica, agroalimentare, cosmetica, cantieristica, yacht, automobili sportive e tecnologie aerospaziali hanno allargato la base della nostra competitività. Nel 2025 l’export italiano ha raggiunto il record di 643 miliardi di euro, con un avanzo commerciale di 50,7 miliardi.
La disoccupazione scende sotto la media europea
Il terzo sorpasso si misura nel mercato del lavoro. Nel 2025 il tasso di disoccupazione italiano è sceso per la prima volta sotto la media dell’Eurozona, rimanendovi anche nella prima metà del 2026. Alla faccia dei portatori di sventura, che a sinistra continuano a sbandierare dati a dir poco farlocchi. Occupati e dipendenti a tempo indeterminato hanno infatti raggiunto i massimi delle serie storiche, mentre la disoccupazione è scivolata ai minimi, al di sotto di quella registrata in Francia, Spagna, Svezia, Finlandia, Austria, Danimarca e Grecia.
Anche il potere d’acquisto delle famiglie, tra la fine del 2019 e l’inizio del 2026, è cresciuto più che negli altri Paesi del G7, Stati Uniti esclusi. Restano fragilità e divari territoriali che nessuna statistica può cancellare, ma diminuisce la grave deprivazione materiale: dai 7,4 milioni di persone del 2015 ai tre milioni del 2025. La quota di popolazione a rischio di povertà o esclusione sociale è scesa al 22,6%, due punti sotto il livello precedente alla pandemia.
I mercati si fidano più di Roma che di Parigi
Il quarto segnale arriva dai mercati, giudici poco inclini alla propaganda. All’inizio di settembre il rendimento del Btp decennale è sceso sotto quello dell’Oat francese. Il 5 settembre, secondo le serie di World Government Bonds, il titolo italiano rendeva il 4,144%, contro il 4,189% di quello francese: uno scarto di 4,5 punti base a favore di Roma.
Alla fine del 2022, poco dopo l’insediamento dell’esecutivo Meloni, lo spread con la Francia superava invece i 160 punti. Stabilità politica e disciplina di bilancio, mentre Parigi si avvita nell’incertezza, hanno dunque capovolto la percezione del rischio. Anche le agenzie di rating, seppure con maggiore prudenza, hanno preso atto del miglioramento italiano.
Nel 2031 il debito Usa potrebbe superare quello italiano
L’ultimo sorpasso non è ancora avvenuto, ma la previsione proviene dal Fondo monetario internazionale: nel 2031 il debito pubblico americano in rapporto al Pil potrebbe superare quello italiano. Roma, riportando il deficit sotto il 3%, si sta liberando lentamente dall’etichetta di pecora nera dei conti pubblici; Washington, insieme a Francia, Regno Unito e Giappone, procede nella direzione opposta.