Si impone la stabilità
L’Italia dei record: occupazione al 63,2% e disoccupazione al 5,8%. Ecco come il mercato del lavoro ha cambiato passo col governo Meloni
Con l’autunno alle porte è tempo di bilanci estivi. E per quel che riguarda la stagione calda del 2026 il mercato del lavoro italiano ha registrato un`occupazione al 63,2%, una disoccupazione al 5,8%, un`occupazione femminile al 53,3% e retribuzioni contrattuali cresciute dell`11,5% da quando si è insediato il governo guidato da Giorgia Meloni, il più longevo della storia della Repubblica italiana.
Percentuali eclatanti, i migliori dati mai realizzatisi in Italia negli ultimi venti anni e che oggi il quotidiano Italia Oggi, racconta nel dettaglio, analizzando il rapporto tra ciclo economico, demografia, trasformazioni produttive, contrattazione e politiche pubbliche.
Occupazione: già i contratti a termine, vince la stabilità
Il giornale sottolinea sul fronte dell’occupazione come sul fronte occupazione la ripresa abbia sostenuto la domanda, sia sul fronte quantitativo, dove spiccano i settori del turismo, dei servizi e delle costruzioni che hanno assorbito manodopera, con gli investimenti e il Pnrr che hanno alimentato l`attività produttiva, sia dal punto di vista qualitativo. Rispetto al 2025 infatti a luglio 2026 si contano 303 mila dipendenti permanenti e 85 mila autonomi in più, mentre i lavoratori a termine diminuiscono di 82 mila. La precarietà contrattuale si è drasticamente ridotta. Italia oggi fa notare come il risultato sia stato ottenuto grazie a un cambio di mentalità: sono state superate parte delle rigidità del Decreto Dignità, è stata valorizzata la contrattazione collettiva e soprattutto è venuta meno l’idea che si possa produrre per legge la stabilità rendendo più rigidi i contratti a termine.
Le politiche messe in campo dal governo Meloni
Attraverso le politiche messe in campo dal governo Meloni e dal ministro del Lavoro, Marina Calderone, le imprese hanno così preferito i rapporti di lavoro stabili, pur disponendo di maggiore flessibilità e la ragione di questa scelta non è casuale ma è economica: “la difficoltà di reperire competenze induce le aziende a trattenere i lavoratori formati, perché sostituirli comporta costi. Gli incentivi alle assunzioni stabili hanno ridotto il costo d`ingresso” scrive Italia Oggi che spiega come nella scarsità di personale, la stabilità è diventata competitività.
Il crollo dei contratti a termine non è quindi l`effetto di una norma che produce un divieto, bensì di una convenienza produttiva sostenuta dalle politiche pubbliche.
Dati in crescita anche per quel che rigurada l’occupazione femminile, al 53,3%, con l’aumento che è stato favorito dall’espansione dei servizi e dagli incentivi per le donne svantaggiate. Hanno contribuito congedi, sostegni alla genitorialità e servizi educativi.
Disoccupazione ai minimi storici
Sul fronte della disoccupazione, che segna il record storico del 5,8% e si attesta sotto la media europea ha inciso l`aumento degli occupati, la riforma del Reddito di cittadinanza e l`introduzione da parte del Governo Meloni dell`Assegno di inclusione e del Supporto per la formazione e il lavoro. SIISL, programma GOL e intermediazione collegano beneficiari, formazione e offerte. In questo modo l’assistenzialismo passivo ha lasciato spazio all’attivazione.
Salgono le retribuzioni, in attesa degli effetti del “Salario Giusto”
Infine le retribuzioni contrattuali, che in quattro anni hanno segnato un aumento del +11,5%. L`inflazione del 2022-2023 ha aperto un divario che i rinnovi hanno iniziato a recuperare anche se con ritardo e l`accelerazione dal 2024 deriva dalla chiusura di molti contratti. La crescita nominale va confrontata con l`inflazione cumulata e non coincide con quella reale. Proprio su questo terreno interviene il “Salario giusto”, introdotto lo scorso 1 maggio dal governo. Il parametro è il Trattamento economico complessivo previsto dai CCNL sottoscritti dalle organizzazioni dei lavoratori e dei datori comparativamente più rappresentative. Non si considera soltanto il minimo tabellare, ma l`insieme delle componenti economiche stabili e generalizzate, comprese le forme di welfare contrattuale individuate dalla legge. È un salto culturale perché contrasta il dumping senza comprimere il pluralismo sindacale garantito dall`articolo 39 della Costituzione.