Lo scrive una rivista
L’intelligenza artificiale è un pericolo “politico” per il Partito comunista cinese: lo ha ammesso un ministro
Il titolare del dicastero ha elencato tutti i rischi legati all'Ia per la Repubblica popolare, a partire dalla sicurezza interna fino ad arrivare al settore geopolitico, passando per la manipolazione attraverso l'uso di audio e video deepfake
Esteri - di Gabriele Caramelli - 15 Settembre 2026 alle 16:12
L’intelligenza artificiale è diventata un pericolo per il Partito comunista cinese. A scriverlo sulla rivista China Cyberspace è stato Chen Yixin, ministro della Sicurezza e responsabile ad interim dell’intelligence civile cinese, sottolineando che il versante più delicato riguarda la sicurezza politica. Secondo il titolare del dicastero, «forze ostili» e personalità con «secondi fini» potrebbero usare video e audio deepfake, testi e foto generate dall’intelligenza artificiale, oltre alle reti automatizzate di account, per produrre a basso costo grandi quantità di contenuti falsi, divulgare voci politiche e alimentare divisioni sociali. Il pericolo indicato dal capo dell’intelligence è quello di una guerra cognitiva che può minacciare i settori istituzionali e ideologici della Repubblica popolare.
Secondo lui, a giugno 2026 gli utenti scaturiti dall’intelligenza artificiale nel Paese avevano già superato i 500 milioni, più di 140mila miliardi di token elaborati al giorno. In sostanza, l’Ia non rappresenta più una tecnologia ristretta, ma un’infrastruttura che oltrepassa una parte significativa della società cinese e che, proprio per questo motivo, può diventare uno strumento destabilizzante.
L’intelligenza artificiale è un rischio per il partito comunista cinese: l’allarme del ministro
In totale, sono sei le aree di rischio individuate dal ministro cinese. Dopo la sicurezza politica arriva il fronte cyber, tanto che Chen ha fatto un parallelismo con i modelli statunitensi di Anthropic e OpenAi, ritenendo che questi strumenti stiano abbassando sensibilmente le competenze e i costi necessari per individuare la vulnerabilità e sviluppare i malware per automatizzare gli attacchi. La conseguenza, dal punto di vista pechinese, è l’arrivo ad una fase di confronto tra intelligenze artificiali, che può esporre a nuovi rischi le infrastrutture critiche nazionali.
Il terzo fronte riguarda lo spionaggio e la fuga di notizie. Le agenzie straniere, secondo quanto sostiene Chen, possono usare crawler intelligenti, analisi automatizzata dei dati e sistemi di profilazione per prendere informazioni strategiche, segreti commerciali e dati personali. A tutto ciò si aggiunge un pericolo interno: utenti e società cinesi che affidano informazioni sensibili a modelli sviluppati all’estero possono trasportare inconsapevolmente grandi quantità di dati fuori dal paese.
I rischi legati all’Ia per la sicurezza: le paure di Pechino
Ma la chiave di lettura di Pechino è anche geopolitica. Il funzionario ha infatti denunciato, come quarto rischio, il rischio di alcuni paesi di trasformare a proprio vantaggio la teoria dell’Ia, nelle architetture dei modelli e soprattutto nella potenza di calcolo in un monopolio tecnologico. Basti pensare alle liste nere, ai controlli sulle esportazioni, agli standard proprietari e agli ecosistemi chiusi, che vengono considerati dalla leadership cinese come entità per impedire ai concorrenti l’accesso alle tecnologie più avanzate e distruggere le catene globali dell’Ia. Si tratta di un riferimento chiaro alle restrizioni statunitensi sui semiconduttori più sofisticati e sulle tecnologie necessarie al loro sviluppo.
Il quinto pericolo elencato dal ministro cinese riguarda la possibilità che l’intelligenza artificiale possa incidere sugli equilibri sociali e sui sistemi amministrativi, mentre il sesto è quello militare. Per lui, l’intelligenza artificiale sta modificando «alla radice» le forme del combattimento: chi riuscirà a usare gli algoritmi per vedere meglio il campo di battaglia, prendendo decisioni più precise e colpire con maggiore precisione, potrà conquistare l’iniziativa. Tra gli argomenti citati da Chen, infatti, c’è l’impiego dell’Ia nel conflitto tra Stati uniti, Israele e Iran come dimostrazione del passaggio della tecnologia da strumento ausiliario a elemento centrale delle operazioni militari.
Le incongruenze nel sistema di gestione dell’Ia nella Repubblica popolare
Lo scenario descritto dal capo dell’intelligence mette in primo piano anche una contraddizione nella posizione cinese. Sul piano mondiale, Pechino continua a presentarsi come sostenitrice di un’intelligenza artificiale aperta, inclusiva e accessibile, accusando Washington di usare la sicurezza nazionale per bloccare la crescita tecnologica cinese. A luglio, durante la conferenza mondiale sull’intelligenza artificiale di Shanghai, Xi Jinping aveva chiesto che l’Ia restasse «sicura e controllabile», ma aveva contemporaneamente invitato a non estendere esageratamente il concetto di sicurezza nazionale e a non porre la sicurezza di un singolo paese al di sopra di quella degli altri.