Tutti i numeri
Italia al G7 coi conti in ordine e promossa in economia: andiamo meglio di Berlino, Parigi e Tokyo
L’economia italiana arriva alla parte finale del 2026 mostrando una capacità di tenuta superiore alle attese più pessimistiche. I numeri raccontano infatti un Paese che continua a crescere, esportare e creare occupazione, nonostante un quadro internazionale ancora complesso.
Pil in crescita: l’Italia tra le economie più resilienti del G7
Nel secondo trimestre il Pil italiano è aumentato dello 0,2% rispetto ai tre mesi precedenti e dell’1% su base annua. Su base annua, l’Italia si colloca così tra le economie più resilienti del G7, davanti a Germania, Francia e Giappone.
Un risultato particolarmente significativo se si considera la debolezza della manifattura europea e l’incertezza provocata dalle tensioni geopolitiche.
Nel confronto con il G7, la crescita media trimestrale del gruppo è stata dello 0,3%, contro lo 0,2% dell’Italia, ma il dato tendenziale italiano dell’1% nel secondo trimestre è superiore a quello di Germania, Francia e Giappone.
L’Italia, dunque, non è la locomotiva assoluta del G7, ma si conferma tra i Paesi avanzati capaci di mantenere una crescita stabile.
E c’è un altro elemento che rafforza il quadro: la variazione acquisita del Pil per il 2026 è già pari allo 0,8%, ciò indica una base di partenza importante per gli ultimi mesi.
Significa soprattutto che l’Italia può guardare alla fine del 2026 con prospettive migliori rispetto a quelle che si temevano nei mesi più difficili.
Italia, Germania e Francia: cosa dicono i numeri sulla crescita
Nel secondo trimestre la crescita è stata sostenuta in particolare dai consumi privati e dagli investimenti.
La Germania, nello stesso periodo, è cresciuta dello 0,2%, mentre la Francia ha registrato anch’essa un +0,2%.
Il confronto conferma quindi una sostanziale tenuta dell’Italia tra le grandi economie dell’Europa continentale. Anche il dato annuale del Pil racconta una situazione meno negativa di quanto spesso emerga dal dibattito pubblico.
L’Italia ha registrato infatti una crescita tendenziale dell’1%, contro lo 0,9% della Germania e lo 0,7% della Francia.
In questo scenario, il vero motore di competitività continua a essere rappresentato dalle imprese e dalla loro capacità di conquistare mercati internazionali.
Export italiano in accelerazione: +4,5% nei primi sei mesi del 2026
Il fronte dell’export offre infatti segnali particolarmente incoraggianti.
Nei primi sei mesi del 2026 le esportazioni italiane sono aumentate del 4,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
A giugno, inoltre, l’export è cresciuto del 9,8% in valore e del 5,1% in volume su base annua.
Nel secondo trimestre le esportazioni sono aumentate del 2,2% rispetto al trimestre precedente.
Su base annua, la crescita è stata particolarmente significativa verso l’area Ue, con un aumento del 15,1% a giugno.
Il saldo commerciale del primo semestre ha raggiunto un avanzo di circa 24,5 miliardi di euro, in aumento rispetto ai 22,8 miliardi del 2025.
L’avanzo commerciale rappresenta uno dei punti di forza strutturali dell’economia italiana e conferma la capacità del sistema produttivo di generare valore all’estero.
Sono dati che acquistano ancora più peso considerando le difficoltà attraversate dal commercio mondiale e l’aumento dei costi energetici.
Made in Italy competitivo sui principali mercati internazionali
L’export italiano, inoltre, non dipende da un solo settore, ma da una struttura produttiva diversificata.
La crescita riguarda infatti numerosi comparti, dai metalli ai mezzi di trasporto, fino all’automotive e alla cantieristica.
Anche la distribuzione geografica delle vendite è un elemento positivo per il sistema produttivo nazionale.
Il dato tendenziale di giugno ha visto, tra gli altri, forti incrementi delle esportazioni verso Germania, Francia, Paesi Bassi e Svizzera.
Questo significa che il Made in Italy continua a mantenere una posizione competitiva sui principali mercati internazionali.
Sullo sfondo resta però una situazione internazionale tutt’altro che semplice, soprattutto sul fronte dell’energia e della geopolitica.
Lavoro, disoccupazione al 5,8%: un altro segnale di tenuta
A rafforzare il quadro italiano contribuisce anche la tenuta del mercato del lavoro.
Il numero degli occupati a luglio è rimasto stabile a circa 24,37 milioni e il tasso di disoccupazione è sceso al 5,8%.
Governo Meloni, stabilità politica e prudenza sui conti
Il governo Meloni può rivendicare, in questo quadro, un contributo positivo soprattutto sul terreno della stabilità politica e della prudenza di bilancio.
La stessa Fitch considera la stabilità politica degli ultimi anni un elemento favorevole per il profilo creditizio dell’Italia.
BBB+ è un giudizio che dice: la direzione, almeno sul piano della credibilità finanziaria, rimane quella giusta.
Il governo Meloni ha quindi un motivo in più per rivendicare la propria linea economica non perché Fitch abbia promosso l’esecutivo.
Fitch valuta l’Italia, non il governo.
Tuttavia alcune delle scelte che hanno caratterizzato questa legislatura — dalla ricerca di maggiore disciplina sui conti alla continuità istituzionale, fino alla gestione delle risorse europee — hanno contribuito a costruire un quadro che oggi viene considerato credibile
E questo conta molto per un Paese che deve ogni anno collocare sui mercati una quantità enorme di titoli di Stato, conta per gli investitori, per il costo del finanziamento del debito e, indirettamente, anche per imprese e famiglie.
PNRR e investimenti pubblici sostengono la crescita
Il PNRR continua inoltre a rappresentare una componente importante degli investimenti pubblici e del sostegno alla crescita.
Il governo ha mantenuto una linea orientata al rispetto delle regole europee e al contenimento del deficit, pur cercando margini per sostenere investimenti strategici.
Anche il rafforzamento dell’occupazione e gli incentivi che hanno accompagnato il mercato del lavoro vengono considerati da Fitch tra i fattori che sostengono crescita e finanza pubblica.
La politica economica dell’esecutivo, quindi, può essere considerata uno dei fattori che hanno contribuito alla maggiore stabilità percepita del Paese.
I conti pubblici restano comunque il capitolo più delicato, perché il debito italiano continua a essere molto elevato.
Il risultato complessivo è però quello di un Paese che, nonostante il debito, sta mostrando maggiore disciplina fiscale rispetto agli anni dell’emergenza pandemica.
Su questo punto arriva anche un’importante conferma dai mercati e dalle agenzie di rating.
Produzione industriale, a luglio torna il segno positivo
Il mercato del lavoro, gli investimenti pubblici, l’export e la stabilità istituzionale stanno formando una combinazione favorevole per la seconda parte dell’anno.
A luglio, inoltre, la produzione industriale italiana è tornata a crescere dello 0,7% rispetto al mese precedente.
Nel complesso, emerge quindi un’economia che non corre, ma che continua ad avanzare anche in condizioni esterne difficili.
Un elemento da non sottovalutare è proprio la continuità della crescita, iniziata nel terzo trimestre del 2025.
Per la fine dell’anno le aspettative possono dunque essere considerate moderatamente positive.
Il punto di riferimento più recente è la previsione della premier Giorgia Meloni, che ha indicato una possibile crescita dell’1% nel 2026, in linea con l’area euro.
Ed è proprio l’area euro a rappresentare il termine di paragone più interessante per valutare la performance italiana.
Fitch conferma l’Italia a BBB+ con outlook stabile
Fitch, nel suo ultimo giudizio, ha confermato l’Italia a BBB+ con outlook stabile, nella revisione dell’11 settembre 2026.
Secondo l’agenzia, il deficit italiano dovrebbe attestarsi al 2,9% del Pil nel 2026, sotto la mediana del 3,2% dei Paesi con rating BBB.
L’agenzia sottolinea inoltre l’impegno crescente dell’Italia nella prudenza fiscale e nel rispetto delle regole europee.
Fitch prevede una crescita media dello 0,8% nel periodo 2026-2028, sostenuta da investimenti pubblici, consumi resilienti ed esportazioni diversificate.
Il dato sul rating è importante perché rappresenta un riconoscimento della maggiore stabilità finanziaria raggiunta dall’Italia.
È un giudizio positivo, ma non un assegno in bianco: Fitch continua infatti a indicare nel debito pubblico e nella bassa crescita potenziale i principali punti deboli.
Ma proprio questa cautela rende ancora più significativo il fatto che l’agenzia abbia mantenuto il giudizio BBB+ e l’outlook stabile.
La sfida verso il 2027: trasformare la resilienza in crescita strutturale
La vera sfida, ora, sarà trasformare la resilienza congiunturale in crescita strutturale.
Le priorità restano produttività, infrastrutture, energia, innovazione, capitale umano e riduzione progressiva del debito.
C’è quindi spazio per guardare alla fine del 2026 con un certo ottimismo, senza cadere nell’euforia.
Il quadro internazionale resta fragile, i prezzi energetici rappresentano un rischio e la domanda mondiale potrebbe rallentare.
Il dato italiano, però, racconta una storia diversa da quella di un Paese fermo o incapace di reagire.
Il Pil cresce, l’export accelera, il mercato del lavoro mostra una tenuta significativa e il giudizio di Fitch resta stabile.
Se a questi elementi si aggiungerà una maggiore velocità nell’attuazione degli investimenti, il secondo semestre potrà consolidare ulteriormente la posizione dell’Italia.
Il 2026 può diventare l’anno della conferma per l’Italia
Per l’Italia, dunque, il 2026 può diventare l’anno della conferma: non quello del boom, ma quello della resilienza trasformata in credibilità.
La scommessa dei prossimi mesi sarà dimostrare che questa crescita può durare, creando più ricchezza, più investimenti e maggiore forza competitiva nel cuore dell’Europa.