Contro il torcicollo
Il passato quando passa? Un’amnistia della memoria per liberare la storia dalle battaglie del presente
La storia va raccontata per quella che fu, senza il filtro delle lenti e degli scopi dell'oggi. Solo così si può pacificare il rapporto tra rapporto tra memoria, politica e storiografia
La settimana scorsa un signore di oltre cent’anni è stato festeggiato in quanto fu un internato in Germania dal 1943 alla fine della guerra. È stato presentato, non proprio esplicitamente, però tra le righe, come modello di antifascismo costituzionale, e su quest’argomento nulla possiamo dire, non sapendo come la pensasse nel 1943 e nel 1948 e come la pensi nel 2026, e nessuno gliel’ha chiesto; scommetterei però cento cene che il 2 giugno del 1946 egli votò monarchia e non repubblica. Era, infatti, appartenente all’Arma che, dal 1814, si chiamava dei Regi Carabinieri (RrCc), e l’aggettivo “regio” non ammette equivoci.
La memoria della storia
Curiosamente gli era capitato, leggiamo, di trovarsi tra i militari che, per ordine del re, presero in consegna Mussolini la mattina del 25 luglio ‘43; ma ciò non depone a favore o sfavore di alcuna tesi ideologica, giacché non si era offerto volontario e non si era opposto, solo che, gregario di un’Arma di “usi a obbedir tacendo e tacendo morir”, avrebbe arrestato chiunque altro gli avessero ordinato di farlo, anche Badoglio… chiunque, tranne, ovviamente, Vittorio Emanuele III, cui aveva giurato fedeltà.
La cerimonia in parola si è svolta nel 2026, mentre i fatti furono del 1943/6. Ebbene, chi scrive, ormai tutt’altro che fanciullo, è del 1950, numericamente anziano, e nato a cose finite. E qui ci scappa Tacito, il quale, con la sua sottile, greve ironia, c’informa che negli ultimi anni di Augusto, il quale morì il 14 d.C., non era più in vita nessuno che potesse ricordarsi della repubblica; s’intende non come nozione storiografica e scolastica, bensì come esperienza personale.
Da Augusto ai giorni nostri
Da notare che Augusto visse 78 anni, una lunghissima vita, secondo quei tempi; e lui medesimo, nato nel 63 a.C., poco ricordava di persona il prozio Cesare e Cicerone, eccetera, uccisi entrambi sessant’anni prima del suo decesso.
La storia, è vero, va studiata, anzi sarebbe il caso di meglio studiarla nelle italiche scuole, a rischio che qualche odierno quarantenne ignori chi sia mai stato il suddetto Ottaviano Augusto; e figuratevi Scipio[ne], che pure si canta in coro. Però una cosa è la storia che fu, altra, ben altra è che se ne parli nel 2026 come se la battaglia di Zama si fosse svolta l’altro ieri e non nel 202 a.C., come invece avvenne.
E anche la gloriosa e sfortunata battaglia di El Alamein, di cui tanto abbiamo sempre parlato i “nostri” e noi, risale al 1942. E le ingarbugliate vicende dell’8 settembre, e come le truppe germaniche in un’ora si siano trasformate da alleate in nemiche, e poi alleate di qualche italiano e nemiche di qualcun altro… beh, io potrei raccontarlo con una certa precisione e anche sintesi, però dubito che troverei ascoltatori pazienti e attenti ai particolari, e che mi seguano per le due o tre ore necessarie a dipanare i garbugli.
E anche la cosiddetta Prima Repubblica, di cui ogni tanto si parla, vorrei sapere chi si ricorda che c’era un Pci con dodici milioni di voti comunisti, i cui votanti sono tuttora vivi; e così Dc, e, ahimè, anche Msi… Quanto alla Cecoslovacchia e alla Iugoslavia, restano nella memoria dei cultori di storia del calcio e della pallacanestro, e basta; mentre l’Unione Sovietica non la nomina più nessuno, nemmeno, tanto meno a Mosca.
La necessità di far passare il passato
E quante altre cose sono cambiate, per chi va verso gli ottant’anni! Affinché non sembri che trattiamo solo di politica, pensiamo al telefono a gettoni con il quale, volendo comunicare con la ragazza corteggiata, bisognò passare per le Forche Caudine della nonna e della mamma… sempre ammesso che in casa ci fosse un telefono; mentre oggi il cellulare si tiene in tasca e funziona privatamente anche per strada. Sotto il profilo dei rapporti umani e amorosi, la differenza è sostanziale, come ogni fanciulla di allora può testimoniare.
È ora dunque di un’amnistia generale? Amnistia, dal greco mnème, memoria nel senso di coscienza, ripeto, non di informazione. Bisogna far passare il passato! Se questo mio modestissimo appello dovesse essere accolto, le conseguenze sarebbero le seguenti tre: la prima, che tutti dovrebbero parlare del passato come passato e sapendo che passò; la seconda, che il passato non potrebbe più essere adoperato a scopo di propaganda elettorale pro e contro; la terza, che gli storiografi inizierebbero a raccontare la storia senza simpatie e antipatie o qualsiasi atteggiamento personale, e chiarire, per quanto è umano, come andarono i fatti dal 1914 al 1946. In fondo, la terza conseguenza, la più importante, indirizzerebbe anche le prime due.
Ah, già che ci siamo, è ora di studiare e raccontare anche i fatti dal 1848 al 1871, altro periodo della storia d’Italia che, per dirla educatamente, non è del tutto chiaro, e se ne ciancia, a sproposito, e contro e pro… ma proprio perché non è del tutto chiaro.