L'editoriale
Dal bollo al taglio sociale delle tasse: Meloni riempie le “voragini” lasciate dalla sinistra
Lo stop all’odiato bollo per auto e moto rappresenta più di una pur importante risposta alla tempesta energetica del momento: è l’ulteriore tappa di un percorso tutto dedicato a fornire risposte a chi fatica di più
L'Editoriale - di Antonio Rapisarda - 17 Settembre 2026 alle 07:34
Il nervosismo e la rabbia con cui le opposizioni e i giornali di apparato stanno commentando l’abolizione del bollo su auto e moto rappresentano la migliore conferma di una dinamica in atto dall’ottobre 2022: la destra politica continua a riempire le voragini sociali lasciate dalla sinistra. Proprio così. Il governo Meloni, nello specifico, sta dimostrando di saper ridurre le tasse in modo “pensato” e ben orientato. Lo fa senza cedere al richiamo di misure spot ma con innesti che rafforzano la tenuta della comunità nazionale, lì dove ce n’è davvero bisogno.
Dopo l’abbattimento del cuneo fiscale lato lavoratore su cui l’intervento è diventato strutturale, dopo l’abolizione dello scaglione e l’abbassamento di due punti dell’aliquota Irpef a vantaggio dei ceti popolari, lo stop all’odiato bollo per auto e moto – balzello che gravava da anni e anni su tutti coloro che utilizzano i mezzi di trasporto per lavoro – rappresenta più di una pur importante risposta alla tempesta energetica del momento: è l’ulteriore tappa di un percorso tutto dedicato a fornire risposte a chi fatica di più.
Dai primi provvedimenti contro il caro bollette alla vittoria in Ue con i finanziamenti ottenuti per fare fronte alla crisi esasperata da Hormuz, infatti, gli interventi dell’esecutivo sono stati orientati esclusivamente a fornire risposte a lavoratori, famiglie e ceti produttivi. Non è stato sprecato denaro pubblico per inseguire il messianismo demagogico del tipo «abbiamo abolito la povertà» né per assecondare impuntature ideologiche o richieste corporative del proprio elettorato: al contrario, si è trattato di scelte pragmatiche, mirate a garantire l’effetto ammortizzatore. E, quando possibile, quello moltiplicatore.
Il risultato, per l’Italia, è sotto gli occhi di tutti: coesione sociale garantita e parametri vitali (a partire da occupazione e salari) rilanciati. La premier, insieme al ministro dell’Economia Giorgetti, è riuscita a tenere insieme un paradigma che ha sovvertito le previsioni nefaste dei cosiddetti analisti ufficiali: rigore nei conti senza praticare austerità, capacità di spesa senza sprechi e buchi di bilancio, riduzione della tassazione funzionale a dare sollievo alle classi lavoratrici.
Tutte cose che la sinistra ha puntualmente dimenticato di fare – da Letta a Gentiloni, da Renzi a Conte – durante i suoi ultimi governi. Ecco perché dal campo largo reagiscono con tanto fastidio contro chi il bollo auto, esattamente come tante altre tasse, al popolo lo ha tagliato davvero: perché li desta dal torpore e li riporta alla realtà. Praticamente il loro incubo peggiore.