Il primato
Così il record di stabilità di Giorgia fa impazzire la sinistra instabile
Il governo Meloni macina record e la sinistra fa come la volpe di Esopo...
La campagna di delegittimazione è già iniziata da un pezzo. E domani, quando il governo Meloni diventerà il più longevo della storia repubblicana, il refrain raggiungerà probabilmente il massimo dei decibel: non ci sarebbe nulla da festeggiare e la longevità non sarebbe sinonimo di qualità. L’ultima affermazione è, in sé, difficilmente contestabile: durare non basta a governare bene. Ma è proprio qui che il ragionamento si fa curioso. Perché una cosa è dire che la longevità non certifica la qualità di un governo, un’altra è sostenere che non abbia alcun valore politico.
La stabilità, infatti, è un valore in sé. Significa avere il tempo per programmare, decidere, realizzare e soprattutto assumersi fino in fondo la responsabilità delle proprie scelte. Ed è proprio la mancanza di questa continuità che per decenni è stata indicata come una delle grandi debolezze della politica italiana. Al primo ascolto viene in mente la famosa favola di Esopo, “La volpe e l’uva”. Una volpe affamata vede dei bellissimi grappoli, prova più volte a raggiungerli ma non ci riesce. Alla fine, per consolarsi, decide che quell’uva non vale nulla: è acerba. La morale è semplice e di grande attualità: quando non si riesce a raggiungere un obiettivo, il modo più facile per ridimensionarlo è convincersi che quell’obiettivo non valesse poi così tanto.
È esattamente ciò che sta accadendo alla vigilia del 4 settembre. Quel giorno il governo Meloni segnerà un primato storico: diventerà il più longevo della Repubblica. Ha mantenuto per quasi quattro anni una maggioranza e una linea politica senza essere travolto dalle crisi di governo che hanno segnato gran parte della nostra storia recente. E non è l’unico elemento di novità. È il primo governo guidato da una donna e il primo esecutivo espressione della destra-centro a guidare il Paese. Non proprio bazzecole, insomma.