Rischio destabilizzazione
Balcani: il tribunale dell’Aia condanna a 25 anni l’ex presidente del Kosovo per crimini di guerra
Un processo a lungo atteso dalla popolazione kosovara, ma anche da quella albanese, alleata degli indipendentisti durante la guerra dei Balcani. Alla fine, Hashim Thaci è stato condannato dopo essersi dimesso per affrontare le accuse davanti alla corte dell'Aia
Esteri - di Gabriele Caramelli - 16 Settembre 2026 alle 14:28
Hashim Thaci, l’ex presidente kosovaro, è stato condannato a 25 anni di carcere dopo essere stato riconosciuto responsabile di crimini di guerra dal tribunale speciale dell’Aia. L’ex politico, di 58 anni, si era dimesso dalla presidenza quasi sei anni fa per sostenere il processo. I magistrati l’hanno giudicato colpevole di omicidio, tortura e detenzione arbitraria. Thaci era andato a processo insieme ad altri tre ex comandanti di alto livello dell’Esercito di liberazione del Kosovo (Uck), un’organizzazione paramilitare di etnia albanese che ha combattuto contro le forze serbe durante la guerra del 1998-99. Anche Kadri Veseli, Rexhep Selimi e Jakup Krasniqi erano accusati per diversi crimini di guerra e contro l’umanità, tra cui omicidio, tortura e persecuzione.
Condannato a 25 anni l’ex presidente del Kosovo per crimini di guerra
La sentenza era molto attesa in Kosovo, dove i quattro ex comandanti sono ritenuti da molti eroi nazionali. Migliaia di persone si sono radunate a Pristina per manifestare il loro sostegno agli imputati. La folla ha persino riempito una piazza centrale della capitale, con numerose bandiere albanesi rosse e nere. Su uno striscione si leggeva: «In nome del popolo, dichiarateli innocenti». Inizialmente, i procuratori dell’Aia avevano richiesto per Thaci e gli altri imputati una pena massima di 45 anni di carcere. Alla fine del processo, durato quasi tre anni, Thaci aveva dichiarato ai giudici: «Per tutta la mia vita sono stato al fianco del popolo del Kosovo, difendendo libertà, vita e dignità. Sono sempre stato guidato dagli ideali occidentali di democrazia, uguaglianza e giustizia».
Rischio di destabilizzazione dopo la sentenza
«La sentenza rappresenta un evento di portata epocale», aveva anticipato a Reuters Agon Maliqi, analista del think tank Atlantic Council. “L’esito – aveva pronosticato – avrà anche un impatto immediato sulle relazioni etniche, già tese, all’interno del Kosovo: gli animi saranno agitati e le forze radicali, inclusi attori esterni, potrebbero essere incentivate ad alimentare le tensioni». Lo scossone politico potrebbe verificarsi non soltanto in Kosovo, ma anche in Albania, che è stata chiamata in causa nel processo. Il motivo? Alcuni campi di detenzione in cui sono stati commessi molti degli abusi impugnati dai giudici sono situati nel Nord del Paese.
Destra e sinistra si schierano con Thaci, senza distinzione ideologica
Dalla destra alla sinistra, tutti si sono schierato con Hashim Thaci nell’ultimo processo in cui è stato condannato. «Una decisione ingiusta è una punizione per il Kosovo e noi non accettiamo l’ingiustizia», aveva sostenuto Bedri Hamza leader del Partito democratico del Kosovo, ex ala politica dell’esercito kosovaro e oggi fra i principali partiti della nazionalisti. Sulla questione è intervenuto nei giorni scorsi anche il premier socialista Albin Kurti, con una linea molto simile a quella adottata dalla destra: «In Kosovo sono stati commessi crimini di guerra e crimini contro l’umanità, ed è stato perpetrato un genocidio ai danni della popolazione civile albanese. Nessun tribunale può infangare la guerra dell’Uck (esercito kosovaro ndr)». Insomma, sembra che nessun attore della politica nazionale voglia riconoscere la storia del conflitto dei Balcani per ciò che è stato veramente: un massacro.
Le proteste davanti alla sede Ue a Pristina
Una folla di contestatori si è radunata a Pristina davanti alla sede della missione dell’Unione europea in Kosovo, Eulex, per protestare contro la condanna a 25 anni di carcere dell’ex presidente Hashim Thaci per crimini di guerra. I facinorosi hanno provato ad entrare nell’edificio, ma sono stati respinti dalle forze dell’ordine.