Approvata dalla Camera
Cinema, primo sì alla riforma: nasce l’Agenzia e cambia il tax credit. Giuli: una legge modello di coesione
Il cinema italiano cambia regole. E lo fa con un voto che, almeno per una volta, supera gli steccati tra maggioranza e opposizione. La Camera ha approvato con 218 sì, 6 no e nessun astenuto la proposta di legge che ridisegna governance, sostegni e tutele del settore cinematografico e audiovisivo. Ora il testo passa al Senato per l’approvazione definitiva.
«Un risultato concreto, frutto del contributo di maggioranza e opposizioni. Un modello di coesione che pone al centro l’interesse del settore», ha commentato il ministro della Cultura Alessandro Giuli, che parla di «uno stilnovo nei rapporti con il cinema, fondato sul dialogo, sulla fiducia e sulla responsabilità reciproca».
Nasce l’Agenzia per il Cinema
Uno dei cardini della riforma è l’istituzione dell’Agenzia per il Cinema e l’audiovisivo, operativa dal primo gennaio 2028. Assorbirà le funzioni gestionali, operative e attuative oggi attribuite al ministero della Cultura, in particolare quelle della Direzione generale Cinema e audiovisivo. Al Mic resteranno indirizzo politico, vigilanza strategica e ispezione.
Il nuovo assetto introduce inoltre una programmazione triennale, punta a garantire tempi più certi e rafforza il sistema dei controlli.
Tax credit e lavoro, cosa cambia
Altro capitolo centrale è il tax credit, che sarà riordinato sulla base di criteri legati alle dimensioni delle imprese, alla qualità delle opere e alla congruità dei costi.
Sul fronte occupazionale, la riforma interviene sulle garanzie previdenziali e assistenziali e prevede la revisione dell’indennità di discontinuità e degli ammortizzatori sociali, tenendo conto delle caratteristiche del lavoro di artisti, tecnici, professionisti e maestranze. Nascerà inoltre un fondo di solidarietà destinato ai lavoratori in condizioni di fragilità economica.
«La tutela del lavoro è parte essenziale del cambiamento», ha sottolineato Giuli.
Previsto anche il Forum per il Cinema e l’audiovisivo, organismo permanente attraverso il quale gli operatori potranno partecipare all’elaborazione e al monitoraggio delle politiche pubbliche del settore.
Giuli: «Il Parlamento torna centrale»
Il ministro ha rivendicato anche il metodo con cui si è arrivati al voto, richiamando l’appello lanciato durante la cerimonia dei David di Donatello a lavorare per una riforma condivisa del sistema audiovisivo nazionale.
Giuli ha ringraziato la Commissione Cultura, Scienza e Istruzione, il presidente Federico Mollicone, il relatore Gimmi Cangiano e l’Aula. L’approvazione definitiva, ha affermato, «segnerà un vero punto di ripartenza per l’intera filiera cinematografica e audiovisiva».
Borgonzoni: «Cultura, industria e posti di lavoro»
Soddisfatta anche la sottosegretaria alla Cultura Lucia Borgonzoni. «La condivisione bipartisan di questo voto è il segnale importante dell’attenzione del Parlamento verso il cinema, che non è solo cultura ma industria e posti di lavoro».
Borgonzoni ha ricordato i 200 milioni di euro reperiti per il comparto e i risultati registrati nel 2026: il box office, secondo i dati citati dalla sottosegretaria, cresce del 21,6% rispetto alla media pre-pandemia, mentre le presenze per le produzioni italiane hanno raggiunto quota 12,9 milioni, con un incremento del 15,9%.
Sul versante occupazionale, la sottosegretaria indica 1.658 settimane di lavoro per 800mila giornate e sottolinea il recupero delle sale: «L’Italia è l’unico tra i principali mercati di riferimento tornato in territorio positivo rispetto al pre-Covid», a differenza di Spagna, Francia, Germania e Stati Uniti.
Nel triennio 2023-2025, inoltre, gli investimenti internazionali sostenuti dal tax credit hanno raggiunto un miliardo e 456 milioni di euro. «Con questa riforma si vogliono dare al settore strumenti più moderni per continuare a crescere, tutelando chi ci lavora ogni giorno», ha concluso Borgonzoni.
Roscani (FdI): «Riforma storica»
Per Fabio Roscani, deputato di Fratelli d’Italia, si tratta di «una riforma storica che il settore attendeva da più di dieci anni».
Il largo consenso raggiunto a Montecitorio, osserva Roscani, dimostra quanto fosse condivisa «l’esigenza di un cambiamento necessario». Con il via libera definitivo, l’industria audiovisiva potrà contare su «un quadro normativo articolato e certo», in grado di favorire l’innovazione salvaguardando al tempo stesso «l’unicità e l’autenticità» del cinema italiano.
«Il mio grazie va a quanti hanno lavorato perché si sia raggiunto questo risultato, in primis al ministro Giuli, per un risultato che segna una svolta storica», ha concluso.
Il consenso bipartisan e il nodo delle risorse
La convergenza sul testo attraversa gli schieramenti. La segretaria del Pd Elly Schlein, prima firmataria di una delle proposte confluite nella riforma, ha definito il cinema «un patrimonio della Repubblica». I dem pongono però già il tema delle risorse necessarie ad attuare la legge, a partire dalla prossima manovra di Bilancio.
La capogruppo del Pd alla Camera Chiara Braga ha indicato come obiettivo un sistema fondato su «autonomia, trasparenza e qualità», chiedendo finanziamenti stabili, maggiori tutele per i lavoratori e una protezione della creatività italiana anche di fronte alla sfida dell’intelligenza artificiale.
Positivo anche il giudizio di Ilaria Cavo di Noi Moderati, che sottolinea il superamento della tradizionale contrapposizione tra cultura e industria: il comparto vale quasi 12 miliardi di euro e coinvolge oltre 124mila professionisti.
Dopo il largo via libera di Montecitorio, la riforma passa dunque a Palazzo Madama. Il traguardo è l’approvazione definitiva di un nuovo sistema destinato a incidere sull’intera filiera: dalla gestione delle risorse al tax credit, dalle produzioni alle sale, fino alle tutele di chi nel cinema lavora.