Viaggio tra gli stand
Chi sono davvero i ragazzi di Fenix? Viaggio tra i giovani di Gn: dai social alle piazze
È in una celebre canzone degli anni ’90 che Lorenzo Cherubini, in arte Jovanotti, raccontava lo sprint propulsivo dei giovani; perché «i ragazzi non si fanno vedere, sono sfuggenti come le pantere e quando li catturano a definizione il mondo è pronto a una nuova generazione».
Beh, la generazione Fenix non si è ancora fatta catturare e in questi giorni sta dando il meglio di sé alla festa di Gioventù Nazionale, all’Eur fino al 20 settembre, che quest’anno celebra «Il Tempo del coraggio». Ragazzi energici, fantasiosi e irriverenti quanto basta. Qualcuno li ama, qualcuno a volte li attacca. Tutti ne parlano, ma in pochi parlano davvero con loro. Lo abbiamo fatto noi.
Né pop-fascisti né nipoti della Balena bianca: solo figli dei loro tempi
Ogni giorno un ritratto diverso, ogni volta un’accusa differente: nostalgici, neonazi, pop-fascisti, troppo di destra o troppo poco, finti conservatori, nuovi piccoli democristiani. Per chi spesso li racconta sono tutto il contrario di tutto. Eppure, parlandoci, i giovani militanti di GN sembrano avere le idee chiare sulla loro identità politica.
Ce lo racconta Marco M., 16 anni, che, in barba alla sua giovane età, sembra molto deciso sul tema: «Purtroppo per la sinistra noi abbiamo un’identità forte e chiara che portiamo nelle scuole e per le strade, a differenza loro che invece l’hanno persa da tempo. Si aggrappano al fascismo perché è l’unica forma di polemica che gli è rimasta, non avendo altri argomenti».
E continua: «Sono entrato in GN un anno fa e mi ha fatto restare la bella connessione fra le persone che va oltre le idee, è tangibile, umana. Fare i primi volantinaggi svegliandosi presto la mattina mi ha insegnato che cosa significa la parola sacrificio e il donarsi per il bene dell’Italia. Meglio quello che tornare a casa ubriachi dalla discoteca!». Siamo d’accordo, molto meglio un volantinaggio.
Ma se è come dicono loro, perché continuano a descriverli come non sono? Ci risponde Clara I., 19 anni, occhi grandi e tanta grinta: «Certo tipo di informazione di sinistra usa il fascismo per allontanare i ragazzi da realtà politiche come la nostra. Ma evidentemente non ci riesce».
In effetti ha ragione: siamo al terzo giorno di manifestazione e Fenix è strapiena di ragazzi e ragazze, il clima è sereno e festoso, sembrano conoscersi tutti, si danno appuntamento per il dj set che ci sarà in tarda serata.
Li abbiamo cercati anche noi, i mostri e gli alieni, tra uno stand e l’altro, ma abbiamo trovato solo facce giovani e pulite.
La generazione dei social che vuole ancora combattere tra la gente
Non si può negare che Gioventù Nazionale porti sulle spalle una storia lunga e pesante, che affonda le sue radici nel Fronte della Gioventù e passa per Azione Giovani e per la Giovane Italia.
La generazione Fenix, però, è quella che più di tutte è cresciuta nell’era digitale e social, in un mondo in cui le informazioni corrono veloci, forse troppo.
Questa realtà virtuale ha segnato la metamorfosi della militanza politica? Ci risponde Elena P., ha solo 20 anni ma è già una veterana di GN: «I social sono spesso superficiali e riduttivi. Certo, sono importanti per entrare in contatto con tante persone, ma poi c’è la realtà, che è un’altra cosa».
Una realtà che, ci racconta sempre lei, è fatta di «comunità, senso del dovere e appartenenza», ma soprattutto di «assemblee studentesche, convegni, piazze e banchetti», perché, sia chiaro, questi ragazzi la strada e la propria gente non le vogliono mollare.
Giovani e politica, un connubio ancora possibile
Donarsi e donarsi ancora. Per l’Italia, per il proprio popolo, per il domani. Ma c’è qualcosa che si aspettano e chiedono alla politica?
«Sì», risponde ancora Marco M. «Ci aspettiamo di non essere lasciati indietro, di essere presi in considerazione su quelle decisioni che sono alla base del futuro dell’Italia e che quindi ci riguardano in prima persona».
Entra più nel merito Luca T., 23 anni: «Dalla politica mi aspetto una vera rivoluzione culturale che parta dalla piccola realtà territoriale e dal piccolo gesto quotidiano e si espanda fino ad arrivare a tutta Europa».
Europa? Interessante. Ma questi giovani di destra non la odiavano, l’Europa? Luca T. coglie la provocazione e rilancia: «Io l’Europa la sento mia, credo in un’Europa forte che torni protagonista sullo scacchiere internazionale e credo che il sentimento di appartenenza nazionale non si contrapponga a quello europeo, ma lo rafforzi».
Tanta roba, magari non sono alieni, ma in loro c’è una determinazione eccezionale.
Maschi contro femmine? No, sono tutti militanti
Siamo alla fine del nostro breve incontro. Sta per iniziare un panel e i ragazzi iniziano ad agitarsi perché hanno un bel po’ di cose da fare. Poco prima notiamo una ragazzina dell’organizzazione dare indicazioni perentorie a un alto militante che, di altezza, è il doppio di lei.
Clara I. sorride e ci dice: «Le donne in sezione sono figure di riferimento come gli uomini, siamo tutti uguali, siamo tutti militanti».
Elena P. annuisce e continua: «Sono tantissime le ragazze che hanno militato a destra prima di noi, anche in anni più difficili. E comunque i ragazzi più dolci e rispettosi li ho incontrati dentro GN».
Ragazze protagoniste, ragazzi dolci e rispettosi. Ci è crollata anche la narrazione dei maschi bianchi di destra, energumeni, misogini ed escludenti.
Alla fine di questa conversazione ci resta solo una domanda: prima di scrivere di loro, qualcuno con questi ragazzi ci aveva mai parlato?