Strategia e monito
Cavo Dragone scuote la Nato: “Non siamo in guerra, ma neanche in pace. Pronti a difendere ogni centimetro”
Dal Presidente del Comitato Militare Nato un richiamo a realtà, concretezza strategica e rapidità d'azione: «Il messaggio che tutti i Capi di Stato Maggiore della Difesa riuniti a Copenaghen hanno voluto dare all’industria è stato molto chiaro: serve accelerare i tempi di consegna. Basta brochure»...
Intervistato dal sito del Tgcom24 su quello che è un quadro internazionale ad alta tensione, l’ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, Presidente del Comitato militare dell’Alleanza, la più alta autorità militare della Nato, spiega che, se è vero che la Nato non è in guerra, è altresì realistico asserire che non si può nemmeno parlare di pace totale. Dall’intelligence di diversi paesi arrivano “alert” relativi a possibili azioni della Russia, che potrebbe testare l’Alleanza per dimostrare che l’articolo 5 – che regola la difesa comune tra i membri – sia più teorico che concreto.
L’ammiraglio Cavo Dragone: «Non siamo in guerra, ma neanche in pace»
«È vero, non siamo in guerra, nessuno degli alleati è stato oggetto di un attacco secondo quello che prevede l’articolo 5 della Nato. Però, non siamo nemmeno in una condizione che può essere definita pienamente di pace. Abbiamo visto, negli ultimi mesi, un comportamento ancora una volta irresponsabile da parte della Russia: violazioni dello spazio aereo. Incidenti con i droni. Attività ibride, dice Cavo Dragone a TgCom 24 passando in rassegna le ultime provocazioni attuate dal Paese guidato da Vladimir Putin.
«Pronti a difendere ogni centimetro del territorio dell’Alleanza»
Aggiungendo a stretto giro. «Tutti tentativi di saggiare la determinazione degli alleati. Una pressione calibrata, che vuole stare sotto la soglia che provocherebbe una reazione. Però la nostra risposta è stata altrettanto calibrata: difensiva, proporzionale e visibile. Noi siamo pronti a difendere ogni centimetro del territorio dell’Alleanza», afferma in calce con nettezza e sicurezza l’ammiraglio.
La minaccia della propaganda russa
Ma, oltre il campo militare, quella che è però la minaccia più insidiosa riguarda la disinformazione. Quella che preoccupa maggiormente – puntualizza Cavo Dragone – è «senza dubbio la capacità della propaganda russa. Quella che intende interferire nei processi democratici, e cerca di minare l’unità tra i vari Paesi e a distorcere la realtà, spesso a fini politici, con l’obiettivo di dividerci. Diciamolo chiaramente: c’è un aggressore e c’è un aggredito che cerca di difendersi in maniera legittima, l’Ucraina, e noi continueremo ad aiutarlo».
La strategia della Nato in risposta alle minacce ibride
Pertanto, in questo scenario, la difesa non riguarda solo i reparti operativi, ma la tenuta complessiva delle nazioni. Per la risposta alle minacce ibride, il generale guarda allora con interesse al modello dei Paesi del Nord Europa: «Siamo molto affascinati dai loro progressi nel settore sociale: perché allora non fare lo stesso anche in questo caso?», facendo riferimento a comunità in cui la sicurezza coinvolge attivamente l’intera società.
Il modello nordico, l’accelerazione tecnologica e l’Intelligenza artificiale
Di più. Cavo Dragone evidenzia che «il messaggio che tutti i Capi di Stato Maggiore della Difesa riuniti a Copenaghen hanno voluto dare all’industria è stato molto chiaro: serve accelerare i tempi di consegna, non abbiamo bisogno di brochure». Quanto all’accelerazione tecnologica e all’’Intelligenza artificiale che accorcia sempre di più i tempi di un attacco, l’ammiraglio osserva: «Questa è la sfida che noi abbiamo davanti. Io non sono preoccupato, però sono consapevole. Soprattutto mi antepongo a coloro che, per puri scopi strumentali, invece minimizzano e non hanno l’onestà di dire ai nostri cittadini le cose come stanno».