Tentazioni sinistre
Marocco al voto, ma i giovani guardano a Ceuta. E Sánchez li aspetta già a braccia aperte…
La crisi migratoria mette a nudo il doppio fallimento: Rabat non riesce a trattenere una generazione disillusa, mentre Madrid guarda già a come trasformare gli immigrati nell’elettorato di domani
Esteri - di Alice Carrazza - 22 Settembre 2026 alle 17:11
Domani il Marocco vota. Ma una parte dei suoi giovani ha già scelto un altro seggio: Ceuta. È questo il paradosso, quasi troppo perfetto per essere costruito a tavolino, delle legislative marocchine. Mentre circa 16 milioni di elettori sono chiamati a rinnovare i 395 deputati della Camera dei Rappresentanti, sui social circola un nuovo appello a tentare proprio nel giorno delle elezioni l’attraversamento della frontiera spagnola. Da una parte le urne, dall’altra il confine. Da una parte 27 partiti che promettono lavoro, salari e dignità, dall’altra una generazione che sembra aver individuato un programma politico molto più sintetico: andarsene.
È una fotografia impietosa per Rabat. Ma anche una lezione che Madrid, sotto il premier socialista Pedro Sánchez, continua ostinatamente a leggere al contrario.
Quando Ceuta batte la scheda elettorale
Il dato più interessante del voto forse non riguarda chi vincerà, bensì chi sembra non voler partecipare. Tra gli iscritti alle liste, infatti, soltanto il 4 per cento ha tra i 18 e i 24 anni. E non è difficile capire perché.
Il Marocco cresce, costruisce porti, autostrade, aeroporti e stadi in vista dei Mondiali del 2030. Ma la modernizzazione, vista da un ventenne senza lavoro, non viene ovviamente percepita. Secondo i dati ufficiali infatti, la disoccupazione resta intorno al 13 per cento, mentre tra i giovani sale molto più in alto. Afrobarometer rileva che il 60 per cento dei marocchini indica proprio la mancanza di lavoro tra le priorità per il prossimo governo.
L’Afp ha raccolto il disincanto di Zoubaida, 34 anni, madre e lavoratrice precaria a Tangeri: «Non mi aspetto nulla». Haitham Atifi, ventenne, definisce invece le promesse elettorali «parole vane».
Il premier Aziz Akhannouch e il suo Rni promettono, tuttavia, occupazione e aumenti salariali. Il Pam promette crescita e riduzione della disoccupazione. L’Istiqlal punta sul potere d’acquisto, il Pjd islamista prova a sfruttare il logoramento del governo. Tutti promettono ai giovani di restare. Il problema è convincerli prima che lo faccia il governo socialista iberico.
Ceuta, il vero sondaggio
La crisi di questa estate è diventata il sondaggio più brutale sulla fiducia nel futuro marocchino. Decine di migliaia di persone hanno attraversato o tentato di attraversare la frontiera con Ceuta in pochissimo tempo. Non esistono prove definitive che Rabat abbia orchestrato l’ondata. Ma persino il dibattito sull’eventuale regia marocchina rischia di nascondere un dato scomodo: qualcuno potrà avere aperto una porta, ma dall’altra parte c’erano comunque migliaia di persone pronte ad attraversarla.
Sánchez e gli elettori di domani
Dall’altra parte della frontiera, intanto, la sinistra di Sánchez riesce puntualmente a infilarsi nella faccenda con il suo universalismo di facciata. Il confine diventa un concetto imbarazzante, la sovranità un residuo sospetto e distinguere tra asilo, immigrazione economica e controllo territoriale sembra richiedere una preventiva domanda di assoluzione morale. Solo che Ceuta è poco sensibile alla retorica.