"Difendiamo ogni centimetro"
Cavo Dragone: «La pace non è caduta dal cielo». La Nato punta su Taranto per il fianco Sud
«La difesa non è una spesa astratta: è un investimento, una forma di assicurazione sulla nostra libertà, sulla sanità, sull’economia e sul funzionamento della società in generale. Senza sicurezza, tutto il resto diventa vulnerabile». Lo dice alla Gazzetta del Mezzogiorno l’ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, presidente del Comitato militare della Nato, da oggi a Taranto per una visita di tre giorni.
Decenni di pace, avverte, non possono essere considerati un risultato acquisito. «La pace di cui abbiamo beneficiato per decenni non è caduta dal cielo: è anche il risultato di una deterrenza credibile. Di fronte a nuove minacce, crisi globali, attacchi cibernetici e ibridi, quella capacità va aggiornata».
Da qui la distinzione tra spesa e investimento: «Investire – e non spendere – nella difesa non significa volere la guerra, ma essere credibili nel prevenirla. E la prevenzione costa sempre meno della guerra».
Cavo Dragone sulla Russia e il rischio di un attacco alla Nato
E se la Russia attaccasse davvero un Paese Nato? La risposta è netta: niente «paura. Consapevolezza sì».
Sul Fianco Est la deterrenza passa già attraverso una presenza militare rafforzata. «Il nostro mestiere è fare in modo che un attacco al territorio alleato non convenga mai a nessuno, ed è esattamente ciò che stiamo facendo sul Fianco Est: battlegroup multinazionali schierati dalla regione baltica al Mar Nero, per garantire una presenza credibile e integrata».
Dai droni alle operazioni ibride, lo scenario impone capacità di risposta diverse rispetto al passato. Iniziative come «Eastern Sentry» hanno rafforzato «vigilanza, difesa aerea e capacità di reazione contro minacce sempre più complesse, incluse le incursioni con droni e le attività ibride». Resta poi la possibilità di rinforzare rapidamente gli Alleati più esposti «con uomini, mezzi, logistica e comando integrato».
Il punto di arrivo è la difesa collettiva: «Il messaggio, per chi ci osserva, è chiaro: difendiamo ogni centimetro del territorio alleato. Chi volesse metterlo alla prova, sbaglierebbe i conti».
Taranto, «un pezzo dell’Alleanza»
Dal Fianco Est lo sguardo si sposta a Sud, e in particolare su Taranto. «Taranto non è una tappa di cortesia: è un pezzo dell’Alleanza. Oltre a essere una città simbolo della vocazione marittima italiana ed europea, è un ponte naturale tra l’Europa e il Mediterraneo allargato».
Proprio qui ha sede il Centro Operativo Meridionale (Soc) dell’Agenzia Nato per il Supporto e l’Approvvigionamento (Nspa), infrastruttura strategica per gli Alleati.
Non solo logistica. «Da qui passano le Forze navali permanenti della Nato, strumenti essenziali della postura marittima dell’Alleanza. E, a breve, il Comando multinazionale marittimo per il Sud dell’Alleanza, a guida italiana, che si occuperà del fianco Sud e del Mediterraneo allargato».
Per la città pugliese significa assumere un peso crescente negli equilibri dell’Alleanza. «Taranto è quindi un punto di osservazione privilegiato sul fianco Sud. Venirci di persona, da marinaio, è anche un modo per dire grazie».
«Il mare è tornato al centro della competizione globale»
Sicurezza, ma anche prospettive per il territorio. Avere la Nato a Taranto significa «sicurezza, innanzitutto: è il bene che rende possibili tutti gli altri. Ma anche ruolo e prospettiva».
A cambiare è soprattutto il peso strategico della dimensione marittima. «Il mare è tornato al centro della competizione globale, e le minacce ibride, comprese quelle rivolte alle infrastrutture critiche sottomarine, ne hanno accresciuto ulteriormente la rilevanza strategica».
È in questo scenario che Taranto acquista una nuova centralità: «In questo contesto, Taranto rappresenta una piattaforma strategica per l’Italia e per l’Alleanza. E dove c’è ruolo strategico, ci sono attività, competenze e futuro».