Politica estera vo cercando
Aiuti a Kiev, nel Campo largo è una babele di lingue. Conte è irremovibile e nel Pd spuntano i marziani ottimisti: troveremo la quadra
Il tempo corre e di programma comune neppure l’ombra. Sui principali dossier di politica estera e il supporto a Kiev nel campo largo è sempre più una Babele di lingue. Da una parte Giuseppe Conte irremovibile nel suo stile peace and love. Nel libro dei sogni sbattuto in faccia al Pd, che arranca vistosamente, non ci sono margini di manovra sugli aiuti all’Ucraina. Per il leader 5Stelle il no al sostegno militare all’Ucraina un valore non negoziabile. “Niente armi – ha detto dal palco di Nova – non possiamo cedere di un millimetro, accettare compromessi”. Al Nazareno provano imbarazzati a correre ai ripari aggrappandosi al mantra del miracolo finale, per la serie ‘troveremo una quadra’ pur di battere Meloni.
Kiev, il no di Conte imbarazza il Pd. Si cerca la quadra che non c’è
È la soluzione di Lia Quartapelle, deputata dell’area riformista dem. “Conte ha ragione quando dice che un governo di centrosinistra deve fare una politica estera diversa da quella del governo Meloni, che è una politica nazionalista di un paese fragile e impaurito. Io penso che ci si debba confrontare. E non mi nascondo sul fatto che ci sia una distanza, ma bisogna partire dalla realtà”. Quartapelle è convinta che il leader 5Stelle tornerà a più miti consigli. “Il Pd guidato da Enrico Letta e poi da Elly Schlein non si è mai tirato indietro di fronte a voti complessi come l’invio delle armi in Ucraina. Il M5s in questi anni ha cambiato opinione. Votava l’invio delle armi e poi ha smesso. Credo che Conte, che io conosco come europeista, possa argomentare un altro cambio di opinione a fronte di una realtà: il nostro non può essere un governo che sospende gli aiuti all’autodifesa dell’Ucraina”. Di ben altro parere Giorgio Gori che è categorico: “Se vogliono un accordo devono cambiare le loro posizioni. Sanno perfettamente quale sia la posizione del Partito democratico, che è la posizione dell’Unione europea. Non c’è modo di fare marcia indietro rispetto alla necessità di garantire un sostegno pieno alla resistenza dell’Ucraina, compreso lo strumento militare”.
Guerini: l’alleanza si costruisce nella condivisione, niente veti
Lorenzo Guerini chiarisce, a sua volta, che non sono consentiti veti nell’alleanza. “Un’alleanza politica – dice intervistato da Repubblica – si costruisce nella condivisione di un progetto per il Paese, lavorando sulle indispensabili mediazioni che devono essere raggiunte”. Quindi? “Al di là di alcune frasi più o meno roboanti, bisogna che a questo principio si inchinino tutti. La capacità di trovare una sintesi su questioni potenzialmente divisive è la premessa per poter mettere in campo una coalizione credibile, in grado di vincere le elezioni”. Se Conte insiste il Pd potrebbe ripensarci? “Non scherziamo, il sostegno all’Ucraina è essenziale per tutte le forze progressiste europee. Dopodiché anche il Pd è sempre stato per l’avvio di un negoziato”.
Bonaccini: mettere sul tavolo i nostri contenuti e ci confronteremo
Stefano Bonaccini chiama a raccolta nel nome dell’unità. “Metteremo sul tavolo i nostri contenuti e li confronteremo con quelli degli altri”, dice l’ex sfidante di Schlein alla primarie in un’intervista al Corriere. “Ma questo è il tempo di unire le proposte su pochi punti importanti e chiari, che diano il senso di una svolta profonda per tornare a crescere e ridare fiducia agli italiani”. Sul Kiev? “Nel centrosinistra nessuno spalleggia la Russia, tutti riconoscono che c’è un aggressore e c’è un aggredito, tutti pensano che occorra sostenere l’Ucraina e che serva aprire una forte iniziativa diplomatica, perché non sarà l’ultima bomba che cade a portare la pace. Avremo anche dei distinguo sulle forme di sostegno, ma nessuno lavora per la Russia”. Più che distinguo posizioni inconciliabili. Anche la coppia Fratoianni-Bonelli sugli aiuti militari a Zelensky non molla. E non vuole neppure le primarie. Più che un campo largo un’alleanza Frankenstein. Riccardo Magi di +Europa respinge come una peste il filo-putinismo di Conte e lamenta l’assenza di luoghi di confronto politico nella coalizione. “L’attuale composizione di questo campo largo non è rappresentativo di una alternativa di governo”. E se lo dice lui.