In occasione dei 210 anni
A Torino non c’è posto per la festa della Polizia penitenziaria. Il Comune: “Piazze tutte occupate”
Il caso denunciato dal sindacato Osapp, l'amministrazione a guida Pd conferma e rinvia al 2028. FdI: "La città spesso ostaggio di antagonisti e centri sociali, c'è spazio per tutti ma non per chi rispetta le regole e indossa la divisa"
Non c’è spazio, nelle piazze di Torino, per la festa nazionale della Polizia Penitenziaria, in occasione dei 210 anni dalla fondazione. A denunciarlo è stato il sindacato del corpo, Osapp, facendo riferimento a un incontro del 14 settembre tra il Capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, Stefano De Michele, e il sindaco di Torino, Stefano Lo Russo. La notizia è stata poi confermata dal Comune, che si è giustificato parlando di una “programmazione degli eventi già definita per le principali piazze cittadine” e dando la disponibilità per il 2018, sebbene l’anniversario per i 210 anni cada nel 2027.
La denuncia dell’Osapp
De Michele, secondo quanto si legge in una nota dell’Osapp, avrebbe rappresentato la necessità di poter utilizzare piazza Castello, piazza Carignano e altre piazze cittadine, sulla scia di quanto avvenuto lo scorso anno a Napoli, in piazza del Plebiscito, ottenendo però un riscontro negativo.
“È una decisione inammissibile e uno schiaffo alla Polizia Penitenziaria”, ha commentato Leo Beneduci, segretario generale dell’Osapp, secondo il quale “Torino ha perso una grandissima occasione”. “Non si chiedevano privilegi, ma il riconoscimento pubblico del ruolo di un Corpo dello Stato che ogni giorno garantisce sicurezza nelle carceri, spesso in condizioni di lavoro proibitive”.
Il sindacato: “Ci aspettiamo rispetto”
“La scelta – ha proseguito Beneduci – è ancora più incomprensibile considerando la situazione drammatica del carcere di Torino, che l’Osapp denuncia da tempo. Portare qui la Festa nazionale avrebbe rappresentato anche un’occasione per accendere i riflettori sulle condizioni in cui lavorano quotidianamente le donne e gli uomini della Polizia Penitenziaria. Invece si è persa un’importante occasione di attenzione e riconoscimento istituzionale”. “Ci auguriamo che il sindaco possa ripensarci con urgenza, la Polizia Penitenziaria non è e non può essere considerata un Corpo di serie B. Dopo anni di sacrifici e di denunce sulle condizioni delle carceri – ha concluso il sindacalista – ci aspettiamo rispetto e riconoscimento per chi rappresenta lo Stato ogni giorno dentro gli istituti penitenziari del distretto del Piemonte Liguria e Valle d’Aosta e d’Italia”.
La giustificazione del Comune di Torino: piazze già impegnate
La risposta del Comune di Torino, però, va in una direzione contraria. “La programmazione degli eventi già definita per le principali piazze cittadine non consente di ospitare quest’anno la Festa nazionale della Polizia Penitenziaria con le modalità richieste”, ha precisato l’amministrazione, dopo la denuncia dell’Osapp. L’indisponibilità, è stata la giustificazione, è dovuta a un calendario già definito di iniziative che non permette di soddisfare la richiesta non essendoci piazze libere. “Come già comunicato al capo del dipartimento dell’amministrazione Penitenziaria – hanno quindi aggiunto da Palazzo Civico – la Città di Torino ha dato la propria disponibilità ad ospitare la manifestazione nel 2028, garantendo tempi adeguati per organizzarla al meglio”.
FdI: “A Torino piazze di tutti, tranne che per chi indossa la divisa”
“A Torino le piazze sembrano essere di tutti, tranne di chi rispetta le regole o indossa una divisa per farle rispettare”, ha commentato il consigliere regionale di FdI, Roberto Ravello, per il quale quella del Coomune è una decisione “semplicemente vergognosa”. “Parliamo – ha sottolineato – della stessa Torino le cui strade e piazze sono troppo spesso ostaggio degli antagonisti e dei centri sociali, trasformate in teatro di scontri, devastazioni e aggressioni contro le forze dell’ordine. Di fronte a tutto questo abbiamo visto per anni un’amministrazione fin troppo indulgente; quando invece a chiedere spazio sono gli uomini e le donne dello Stato, improvvisamente le porte si chiudono”. “Le piazze di Torino appartengono innanzitutto ai cittadini perbene e alle istituzioni: non sono territorio franco per gli antagonisti e territorio proibito per chi rappresenta lo Stato”, ha concluso Ravello, chiedendo al sindaco Lo Russo di fare marcia indietro.