Indossava la kippah
Turista ebreo aggredito due volte a Roma al grido di “Free Palestine”: denunciato un pregiudicato algerino
Il ventiduenne indossava la kippah. Denunciato un algerino senza fissa dimora e con precedenti, non ancora identificati gli altri aggressori
«Indosso sempre la kippah e a Parigi una cosa del genere non mi è mai successa». Isaac Dahan ha 22 anni, vive nella capitale francese e in due sere consecutive è stato aggredito nel centro di Roma. Il bersaglio non era ciò che aveva fatto, ma ciò che mostrava di essere: un ebreo. Prima lo spray urticante, poi un calcio alle spalle, sempre accompagnato dallo stesso grido: «Free Palestine».
Intervistato da Repubblica, il giovane racconta di non voler tuttavia rinunciare all’Italia: «Credo che tornerò a Roma, perché è meravigliosa, ma starei più attento». Chiede però maggiore vigilanza e informazioni adeguate per i visitatori di religione ebraica, affinché siano consapevoli dei rischi.
Il primo assalto e l’indifferenza dei passanti
La prima aggressione risale alla sera del 7 agosto. Dahan stava camminando con la madre e il fratello nei pressi del Ghetto quando un uomo li ha raggiunti urlando “Palestina libera”. Lo sconosciuto li avrebbe seguiti per circa cinque minuti. Quando il ventiduenne si è voltato per allontanarlo, lui gli ha spruzzato lo spray al peperoncino sul volto ed è fuggito. A ferirlo, oltre all’attacco, è stata l’assenza di qualsiasi reazione intorno a lui: «Tutti hanno visto e nessuno ha fatto o detto nulla». Qualcuno, riferisce, gli avrebbe persino sconsigliato di rivolgersi alle autorità perché denunciare sarebbe stato inutile.
La sera successiva, intorno alle 20.15, il secondo episodio a largo di Torre Argentina. Questa volta gli aggressori erano quattro. Si sono avvicinati dietro di lui, hanno ripetuto lo stesso slogan e gli hanno tirato un forte calcio prima di dileguarsi. Il giovane si è quindi presentato alla stazione dei carabinieri di piazza Farnese.
Le indagini hanno permesso di identificare e denunciare uno dei presunti responsabili: un cittadino algerino senza fissa dimora e con precedenti. È indagato per percosse e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, etnica e religiosa. Proseguono le ricerche degli altri componenti del gruppo.
“A Roma è arrivata la caccia all’ebreo”
«Sono giovane e non ho avuto paura, ma se al posto mio ci fosse stato un anziano? Se il prossimo aggressore, al posto dello spray al peperoncino, avesse in mano un coltello?», domanda Dahan. Interrogativi che impediscono di archiviare l’accaduto come una semplice intemperanza di strada.
Il presidente della Comunità ebraica di Roma, Victor Fadlun, non usa perifrasi: «Anche per le strade di Roma purtroppo è arrivata la caccia all’uomo, la caccia all’ebreo». Il presidente del Senato Ignazio La Russa ha espresso «piena e convinta solidarietà» al turista, avvertendo che «l’antisemitismo non può diventare una normalità da accettare o tollerare». «È inaccettabile che si venga aggrediti, insultati o intimiditi per la propria fede, per la propria identità o per un simbolo religioso. La kippah non può e non deve diventare un motivo per avere paura di camminare liberamente per le strade di una città», ha aggiunto. «Trovo condivisibile, infine, l’auspicio della comunità ebraica di Roma affinché, di fronte a tali episodi, non vi sia una crescente indifferenza da parte dell’opinione pubblica. Mai assuefarci a episodi di questo genere: l’antisemitismo non può diventare una normalità da accettare o tollerare, ma deve essere sempre riconosciuto, condannato e contrastato con fermezza»
Ferma anche la condanna del ministro degli Esteri e vicepremier Antonio Tajani: «Non possiamo accettare che l’antisemitismo e l’odio contro gli ebrei trovino spazio nelle nostre città. L’Italia è e sarà sempre dalla parte della libertà religiosa, del rispetto e della convivenza». Ad intervenire poi il deputato e responsabile organizzazione di Fratelli d’Italia Giovanni Donzelli, che ha denunciato: «La caccia all’ebreo mascherata da solidarietà per la popolazione di Gaza non deve e non può passare nell’indifferenza. La sinistra smetta di soffiare sul fuoco delle tensioni per raccogliere qualche voto. La reazione di sdegno mi auguro che almeno in questo caso possa essere unanime». Perché criticare il governo israeliano è legittimo; trasformare una kippah in un bersaglio, no.