La polemica
Senti chi parla, Bonaccini vuole dare lezioni di cultura. Ecco il suo curriculum da “scienziato”
Le esternazioni sciocche di un uomo che non ha la laurea, che non ha mai lavorato e che considera gli elettori di destra una massa di plebei
Stefano Bonaccini alterna momenti di dialettica politica naturale a gaffe memorabili. A Rimini al Meeting è stato persino simpatico, quando ha detto che con questi chiari di luna a sinistra Meloni rischia di rivincere le elezioni politiche anche andando in vacanza. Poi ha trasbordato. Ha detto che chi vota a destra non è istruito, come se lui fosse un accademico della Crusca e non avesse, com’è sempre avvenuto, vissuto solo di politica.
Il “laureato” mancato
Bonaccini, licenza liceale scientifica, ha sempre vissuto di politica. Ha iniziato a soli 23 anni diventando consigliere comunale in un paese in provincia di Modena. Poi ha fatto il dirigente di partito, il segretario di federazione e il segretario regionale del Pd in Emilia-Romagna, prima di diventare presidente della Regione il 2014. Dopo i dieci anni di presidenza è diventato parlamentare europeo. E presiede anche il Pd. Il 2023 ha perso le primarie contro Elly Schlein. Ora, uno si aspetterebbe dopo una dichiarazione del genere, elitaria e sprezzante, che a parlare fosse un illuminato scienziato. Ma il problema non è il titolo di studio (che Bonaccini nemmeno ha) e che in politica è del tutto insignificante. Craxi, D’Alema, solo per citare alcuni leader della sua sinistra, non erano laureati e non erano certo fessi. Ma l’autoreferenzialità dell’ex presidente della Regione.
Chi è lo “scienziato” emiliano
Il suo curriculum è scritto nero sul sito del Pd e precedentemente su quello della Regione Emilia Romagna. Bonaccini non è un imprenditore, né un operaio o un sindacalista, né un lavoratore autonomo o uno sportivo eccellente. Ma un politico di professione, cosa che non sarebbe affatto “peccaminosa” se solo egli avesse l’umiltà di non inseguire gli stereotipi radical-chic da cui, con la saggezza padana, dovrebbe rifuggire. Accusa il centrodestra di avere i voti dei “non istruiti”, come se la democrazia fosse un costrutto di censo. Non solo dice il falso ma dice una cosa grave.
La politica è una scienza a sé
Comprendere la politica e parteciparvi non è un percorso accademico e questo Bonaccini dovrebbe saperlo, essendo egli stesso un autodidatta. Ma è grave, gravissimo, che chi si definisce, “di sinistra” tratti gli avversari come una pletora di aggregati che traggono consenso da ignoranti e stolti. Dov’è il popolo? Dove sono le masse? Si divide l’elettorato tra i “colti” che votano per i progressisti, e gli “ignoranti” che votano a destra. Sono gli stereotipi da Capalbio, dell’elitarismo pseudo-intellettuale, che però potevano pure starci(si fa per dire) se a pronunciarli fosse stato Umberto Eco, non certo il signor Bonaccini.
L’analfabetismo di ritorno
Ma Bonaccini, ha letto le basi essenziali della sua formazione di sinistra? Non Nietzsche o Hegel, ma Marx, Max Weber, Marcuse? Ha letto la sociologia contemporanea? No. Lo sa che c’è l’analfabetismo di ritorno? Un concetto arcaico. Che separa la nozione dalla conoscenza. Si possono avere tre master e(lo dicono le statistiche) non sapere nemmeno chi è Mattarella.
La recidività
Bonaccini già 4 anni fa incorse in un lapsus, mettendo in dubbio il cursus studiorum di Giorgia Meloni. E Galeazzo Bignami gli rispose a tono duro, citando il suo curriculum vitae e il suo eterno vivere di politica. Ma ci ricasca sempre. Con esternazioni grezze, prive di senso, profondamente incivili. E con una incredibile (beato lui) faccia tosta.
L’offesa più grave? Ai tanti operai che votavano Pci
L’offesa più grave e irreparabile, però, Bonaccini l’ha fatta a casa sua. Ai milioni di operai, artigiani, commessi, lavoratori perbene, onesti che votavano PCI. Che non erano istruiti ma mossi da una fede politica genuina e passionale. Che si spezzavano la schiena e credevano in un’utopia di un mondo migliore. Che spesso non sapevano nemmeno leggere e scrivere ma che sono stati pilastri della nostra vita democratica. E che, appunto, a differenza sua, lavoravano.
La democrazia e l’80% di “cretini”
Nel corpo elettorale italiano è laureato un italiano su cinque. Se la teoria di Bonaccini fosse vera, 24 milioni di persone non laureate(lui compreso) sarebbero dei “cretini”. “Bellissima affermazione” da uno che proviene dal più grande partito di massa proletaria qual era il PCI. Verrebbe voglia di citare Montale e i “poeti laureati”. Ma per uno come Bonaccini non ne vale nemmeno la pena.