Albares in Parlamento
Ceuta brucia, il governo spagnolo si difende attaccando l’Italia. La replica: “Non sanno neanche quanti irregolari ci sono”
Madrid non sa ancora dire con certezza quanti migranti irregolari siano rimasti dopo la crisi di Ceuta, ma ha già trovato un colpevole: l’Italia. A oltre un mese dall’esplosione dell’emergenza, il ministro degli Esteri spagnolo José Manuel Albares punta il dito contro il governo Meloni e definisce «arbitraria» la decisione italiana di rafforzare temporaneamente i controlli alle frontiere Schengen.
Davanti al Congresso, Albares ha sostenuto che «il governo italiano sapeva che, a causa del sistema di doppio filtro che opera a Ceuta e Melilla, lo spazio Schengen era totalmente garantito». Poi ha rincarato la dose, parlando di «un aggravio ingiustificato e ingiustificabile alla dignità degli spagnoli e all’unità d’Europa» e attribuendo la scelta del governo Meloni a «motivi di politica elettorale interna italiana».
«Quello che invece abbiamo ricevuto dall’Italia è stata una misura arbitraria, imposta senza consultare nessuno», ha accusato il ministro del governo Sanchez.
Craxi replica al governo Sanchez: «Accuse fuori luogo»
A rispondere a Madrid è Stefania Craxi, presidente dei senatori di Forza Italia, che mette al centro proprio le incertezze che ancora circondano la situazione a Ceuta.
«Considerando il livello di caos che persiste a Ceuta dopo oltre un mese e il fatto che fino a ieri il governo di Madrid non fosse nemmeno in grado di fornire una stima chiara di quanti migranti irregolari siano ancora presenti sul territorio, parlare di un presunto “affronto alla dignità europea” da parte dell’Italia appare quantomeno fuori luogo».
Per Craxi, rafforzare temporaneamente i controlli non significa mettere in discussione la solidarietà europea. «Se uno Stato decide temporaneamente di rafforzare i controlli per tutelare la sicurezza delle frontiere Schengen davanti a una situazione ancora poco chiara, non sta mettendo in discussione la solidarietà europea: sta esercitando un principio di prudenza».
Quindi l’affondo: «Semmai, la credibilità della gestione europea viene messa in difficoltà quando manca trasparenza sui numeri e sulla reale entità della situazione».
Albares accusa l’Italia, ma ammette il peso sostenuto da Roma
C’è poi un altro passaggio delle dichiarazioni del ministro spagnolo che indebolisce l’accusa di scarsa solidarietà. Albares, dopo aver ammonito che «senza solidarietà, non c’è Unione europea», ha riconosciuto che l’Italia registra «le cifre più alte di immigranti irregolari dell’Ue» e che nell’ultimo anno gli arrivi sono stati «il doppio» di quelli della Spagna.
Un’ammissione significativa: Roma è da anni uno dei principali punti d’ingresso delle rotte migratorie nel Mediterraneo e sostiene direttamente una pressione che lo stesso governo spagnolo riconosce essere superiore alla propria.
È in questo quadro che il governo italiano rivendica la scelta di rafforzare i controlli: una misura temporanea legata alla sicurezza delle frontiere, non una rottura della solidarietà europea.
La replica italiana ribalta semmai l’accusa di Madrid. Prima di parlare di un affronto alla «dignità europea», spiega Craxi, servono trasparenza sui numeri e garanzie sulla sicurezza delle frontiere comuni. Perché la solidarietà europea presuppone anche che ogni Stato sappia cosa accade sul proprio territorio.