Il giallo del decesso
Pensionata morta dopo il parrucchiere a Torino. Salone chiuso dai Nas, il titolare è in Cina: spuntano le recensioni choc
Una seduta dal parrucchiere, poi le gravissime lesioni e, poche settimane dopo, la morte. È la vicenda di Melina, 94 anni, pensionata torinese deceduta dopo essere stata colpita da una grave reazione cutanea. La Procura indaga sulle cause e intanto sul web riemergono alcune recensioni molto dure sul salone frequentato dalla donna.
Cosa è successo
A metà luglio Melina si sottopone a un trattamento per capelli in un salone di corso Turati, a Torino, che avrebbe già frequentato in passato senza problemi. Durante il trattamento, la donna avrebbe riferito di aver avvertito un odore acre provenire dalla mantellina di gomma appoggiata sulle spalle.
Una volta tornata a casa, sarebbero comparsi arrossamenti e lacerazioni nella zona del collo. Le condizioni peggiorano rapidamente, fino al ricovero all’ospedale Mauriziano. Le lesioni, secondo gli accertamenti medico-legali riportati dalla stampa, avrebbero interessato circa il 70% del corpo. Melina muore dopo circa due settimane. Resta però da stabilire che cosa abbia provocato quella devastante reazione e se la precedente seduta dal parrucchiere abbia avuto effettivamente un ruolo.
Il salone è stato chiuso, ma non per i motivi che si potrebbe pensare
Nel locale sono intervenuti i carabinieri del Nas, insieme ai militari della compagnia Torino San Carlo. Durante il controllo sarebbero stati fotografati e repertati shampoo, tinte, balsami, maschere e altri prodotti utilizzati nel salone.
Un particolare è fondamentale: secondo quanto riportato dalla stampa, non sarebbero state rilevate irregolarità di carattere igienico-sanitario. Il salone è stato comunque sospeso, ma per un’altra ragione: al momento del controllo sarebbe mancato un responsabile tecnico in possesso della necessaria abilitazione professionale. Una questione amministrativa, dunque, e non una chiusura determinata dall’accertamento della pericolosità dei prodotti.
A chi è intestata l’attività
Un altro particolare emerge da uno scontrino dell’11 aprile 2025 pubblicato online da una cliente. L’attività risulta intestata a un nome cinese. Lo stesso scontrino riporta una spesa di 16 euro e accompagna una delle recensioni più dure pubblicate sul salone. Lo stesso titolare, dopo la morte dell’anziana, è andato in Cina, “per motivi familiari”, come ha raccontato a Repubblica la compagna.
Prezzi molto bassi: shampoo e piega pubblicizzati a 10 euro
Tra gli elementi che caratterizzavano l’attività c’erano anche prezzi particolarmente contenuti. Una cliente racconta in una recensione di essere entrata dopo aver visto pubblicizzata all’esterno la formula shampoo e piega a 10 euro. Sostiene però di averne pagati alla fine 16, allegando proprio lo scontrino. Il gestore, rispondendo pubblicamente, aveva spiegato che le tariffe variavano in funzione della lunghezza e del volume dei capelli e indicava prezzi compresi tra 11 e 20 euro.
Le recensioni che oggi fanno discutere
Prima che la vicenda della 94enne finisse sulle pagine di cronaca, il salone aveva raccolto giudizi molto diversi tra loro. La scheda Google mostra una valutazione complessiva di 3,9 stelle su 5 sulla base di 58 recensioni.
Tra i giudizi negativi, alcuni risultano particolarmente duri. Una madre racconta di aver portato il proprio bambino nel salone per un taglio. Secondo la sua versione, il risultato sarebbe stato disastroso e al piccolo sarebbe rimasta una chiazza senza capelli. La recensione, originariamente pubblicata in inglese, termina con un avvertimento rivolto agli altri genitori: «Non portate lì i vostri bambini».
Si tratta del racconto della cliente e non di un episodio verificato attraverso fonti indipendenti. «Prodotti chimici» e un’esperienza definita «un incubo». Ancora più dettagliata è un’altra recensione da una stella, pubblicata mesi prima della morte della pensionata. La cliente esordisce con parole durissime: «Non metteteci mai e poi mai piede in questo posto».
Contesta il prezzo pagato, ma soprattutto il servizio ricevuto. Ma c’è un passaggio in particolare che attira inevitabilmente l’attenzione. La cliente afferma che durante il trattamento sarebbero stati utilizzati quelli che lei definisce «prodotti chimici», sostenendo che le avrebbero lasciato i capelli appiccicosi e attaccati tra loro. La recensione si conclude descrivendo l’esperienza come un vero «incubo».
“Prodotti chimici” è però l’espressione utilizzata dalla cliente: la recensione non dimostra che nel salone venissero utilizzate sostanze pericolose.
La risposta del gestore sulle «differenze linguistiche»
A quella recensione aveva risposto pubblicamente anche il gestore. Sul prezzo spiegava che le tariffe dipendevano dalla lunghezza e dal volume dei capelli e che alcuni shampoo potevano comportare un costo aggiuntivo.
Poi affrontava direttamente il possibile problema di comunicazione con la cliente: «Potrebbe essere dovuto a differenze linguistiche». E aggiungeva: «Non lo abbiamo spiegato chiaramente e questo ha causato il tuo malinteso. Mi dispiace molto».
È quindi lo stesso gestore a indicare, almeno in quella circostanza, una possibile difficoltà linguistica come causa dell’incomprensione. Non risultano invece, sulla base degli elementi disponibili, analoghi problemi di comunicazione durante la seduta della 94enne.
«Una delle peggiori esperienze dal barbiere»
C’è poi un’altra recensione da una stella, pubblicata più recentemente. Il cliente la definisce «una delle peggiori esperienze dal barbiere» e afferma di non poter raccomandare il posto. Il quadro delle recensioni negative è dunque particolarmente severo, ma non è l’unico presente online.
Ci sono anche clienti soddisfatti
Tra i 58 giudizi compaiono infatti anche esperienze decisamente positive. Una cliente assegna quattro stelle su cinque dopo aver fatto colore e piega e parla di «esperienza positiva». In particolare, racconta di aver apprezzato «la meticolosità e l’attenzione ai dettagli» e conclude annunciando che sarebbe tornata per fare nuovamente la tinta. La valutazione complessiva di 3,9 stelle riflette quindi esperienze molto differenti tra loro.
L’ipotesi medica sotto esame
Le recensioni raccontano la storia precedente del salone, ma non possono spiegare che cosa sia accaduto alla pensionata. Tra le piste prese in considerazione dagli inquirenti ci sarebbe infatti anche la necrolisi epidermica tossica, una rara e gravissima reazione cutanea che può essere scatenata anche dall’assunzione di determinati farmaci e non necessariamente da sostanze applicate sui capelli. Gli esami istologici e gli ulteriori approfondimenti medico-legali saranno quindi decisivi per stabilire quale sia stata l’origine delle lesioni.
Spetterà alla Procura di Torino, attraverso gli accertamenti scientifici e medico-legali, chiarire se la seduta dal parrucchiere abbia avuto un ruolo nella tragedia oppure se la causa delle gravissime lesioni debba essere cercata altrove.