Siamo al grottesco
Primarie chi? Il Pd rinnega la sua storia: quando sono “finte” vanno bene, se sono “vere” le evita come la peste
Primarie chi? E’ grottesco il dibattito che nel Pd sta portando gran parte dei suoi esponenti a rinnegare quell’istituto sbandierato a lungo come espressione di “vera democrazia” fin dalla nascita del Partito democratico. Certo, ora il dibattito surreale riguarda le primarie per la leadeship del Campo largo con il duello “fratricida” Schlein Conte che a sinistra evitano di prendere di petto. Epperò le dichiarazioni di esponenti del Pd che addirittura ridicolizzano, minimizzano la chiamata degli iscritti, quasi non fosse roba loro, fa parte del peggior cabaret della politica. Nel Pd più di una voce tra i “maggiorenti” invita a non correre verso le primarie, nel timore che un corpo a corpo tra Elly Schlein e Giuseppe Conte lasci sul campo più macerie che voti. Ma se credi in un istituto fondativo del partito, inscritto nello stesso Statuto, quasi un certificato di battesimo, non si corre a “buttarla in vacca” nella sua peculiarità solo perché i due contendenti e gli altri che si aggiungeranno (18enni o partigiani che siano), rischiano di produrre più danni che consensi. L’espressione ruvida non è casuale, è stata usata non a caso in questi giorni da Arturo Parisi. Classe 1940, politico di lungo corso, tra i fondatori della Margherita, ministro e sottosegretario con Romano Prodi, tra i principali promotori delle elezioni Primarie in Italia. Fu lui ha scriverne il primo regolamento, quando si votò in Puglia nel 2005.
Primarie queste sconosciute: il dibatto surreale nel Pd
La scelta di voler introdurre le primarie ricade tutta su Romano Prodi. Il professore, richiamato in Italia per guidare di nuovo il centro-sinistra, dopo l’esperienza del primo Ulivo (1996-’98), voleva una piena consacrazione popolare. Il professore in seconda, Arturo Parisi, ideologo dell’Ulivo, studiò forma e struttura delle primarie, sull’esperienza Usa. Si tennero il 16 ottobre 2005 e furono primarie di coalizione. Furono 4 milioni i votanti (4.311.000 per la precisione) e Prodi vinse a mani basse – era una vittoria scontatissima- con 3.182.000 voti (74,1%). Secondo Bertinotti (Prc), terzo Mastella (Udeur). Ma la coalizione dell’Unione, dopo aver vinto, di poco, le Politiche del 2006, nel 2008 era già caduta e Prodi con essa. Nel frattempo, era nato il Pd, fusione di Ds e Margherita.
Le primarie sono l’atto costitutivo del Pd: ora i maggiorenti fingono di non saperlo
Walter Veltroni volle la legittimazione di popolo. Spulciando archivi di partito e vecchie cronache, arriviamo al 14 ottobre 2007 quando si tennero le prime primarie di partito. Non ci fu partita: Veltroni trionfò con 2.667.000 voti (75%) seguito, a larga distanza, da Rosy Bindi ed Enrico Letta. Il 25 ottobre 2009 si tennero nuove primarie. Sempre tanti gli elettori (3.102.709), sempre tre i candidati: Pier Luigi Bersani vinse battendo Franceschini e Ignazio Marino (12%). Poi nacque la stella di Matteo Renzi che lanciò a Bersani il guanto di sfida. Bersani, con un atto non dovuto, accettò di svolgere nuove primarie, stavolta di coalizione, in vista delle Politiche del 2013. I turni, per la prima volta, furono due. Il primo si svolse il 25 novembre 2012 e Pier Luigi Bersani arrivò primo, Matteo Renzi, secondo. Seguivano Nichi Vendola (leader di Sel), Laura Puppato (Pd) e Bruno Tabacci (Cd). Il ballottaggio si tenne il 2 dicembre 2012 e vi parteciparono ben 2.802.382 elettori. Vinse Bersani.
Anche Prodi non ci crede più tanto
Le primarie, di partito o di coalizione, non sono un oggetto sconosciuto, dunque. Che maggiorenti del Pd giungano a negare la propria storia spiegandolo con la volontà di voler evitare un’ “ordalia” è sconcertante, inverosimile. Abbiamo, dunque, un Prodi che rinnega i gazebo e lo stesso ha fatto Tabacci, che come detto, fu uno che nel 2012 si candidò, ma che in questi giorni ha bollate come “ridicolo” tutto il dibattito. Il motivo di questo balletto o “tarantella” come l’ha definito Goffredo Bettini è uno solo: quando le primarie si prannuncia no “finte”, ossia riflettono un risultato scontato (come all’epoca lo fu per Prodi, ma anche per Veltroni), tutti nel Pd ad applaudire questo strumento meraviglioso di democrazia.
Nel Pd sono rimasti scottati dalla vittoria della Schlein e allora…
Quando non sono scontate ma “vere”, ma dall’esito non controllabile diventano un'”infezione” un vulnus, qualcosa da misconoscere, addirittura da ridicolizzare, fingendo che non siano mai esistite, o se esistite, solo incidentalmente. L’arcano non è tanto un arcano. Nel Pd sono rimasti scottati dal precedente della vittoria di Elly Schlein nel 2023: quando i gazebo ribaltarono le previsioni di partito che invece aveva puntato tutto su Bonaccini, nel Pd ingoiarono il boccone amaro e inaspettato. Dunque anche adesso l’ipotesi di arrivare a primarie “vere” e incerte spinge a fare finta che le primarie siano evitabili, un optional e non più quello strumento di “autentica” democrazia per anni sbandierato come elemento peculiare di superiorità. A volte le spiegazioni più semplici sono quelle vere…