37% in meno
Se i femminicidi crollano “nonostante la destra al governo”: l’assurda teoria sul patriarcato e i numeri del cambiamento
Una flessione costante e incoraggiante che smonta una tesi senza senso e senza costrutto culturale
Il 30 giugno scorso i dati del Viminale portavano 34 donne vittime di femminicidio. 20 in meno rispetto all’anno precedente, il 37% in meno. Ora, è pletorico ripetere che anche una sola donna uccisa è un colpo al cuore ma non è sbagliato calcolare come questo trend scenda sempre più significativamente. Sgonfiando l’idea che esista una sorta di patriarcato, peraltro nata evidentemente il 2022, che legittimerebbe il femminicidio.
Il patriarcato
Il patriarcato some simbolo etimologico è esistito realmente nella cultura occidentale. Non solo per l’influenza araba, ma come forma di continuazione e di perpetuazione di un potere esclusivamente maschile. Pirandello e Verga lo descrivono magistralmente nelle loro opere. Il processo di dominus maschile ha riguardato per secoli tutta l’Europa. E certamente ha ancora dei riverberi, dei residui culturali.
Il paradosso scandinavo
Eppure, c’è una parte d’Occidente, la Scandinavia, in cui i diritti e la parità sono dei totem sacri e garantiti da decenni. In cui la cultura protestante si è unita a un progressismo (negli anni cinquanta) che ha portato autentica libertà. Ma che nasconde un paradosso: Svezia, Danimarca e Norvegia, purtroppo, sono i Paesi in cui, per percentuale, femminicidi e violenze di genere sono i più alti del Continente. Da anni e da decenni.
Se i dati sono confortanti
Il segno meno si registra da due anni rispetto ai femminicidi. E quest’anno promette di registrare un possibile, per quanto ossimorico, record. Potremmo chiudere il 2026 superando del 40% la diminuzione degli omicidi contro le donne. Il che significherebbe realmente che qualcosa si sta muovendo. Merito di Meloni? No. Merito di una collaborazione politica istituzionale allargata, di nuove azioni culturali e di prevenzione messe in campo dall’associazionismo. Sostenute, però, dal governo. Lo stesso governo che, in maniera subliminale, era indicato come portatore di una cultura maschilista.
Cultura maschilista con la prima donna premier
Ci sono voluti 77 anni e mezzo per vedere una donna salire a Palazzo Chigi. Non lo ha mai fatto la sinistra. Non lo ha fatto il centrosinistra. L’ha fatto la “destra maschilista”. Un altro straordinario ossimoro.
Il patriarcato è un’altra cosa
Il patriarcato può (anzi, è) il delitto d’onore. Ne parlano Pirandello e Verga. È la reazione legittimata da una sistema culturale al tradimento “scoperto”. Non è un omicidio per possesso. E il delitto d’onore, grazie a Dio, è stato (tardi) cancellato dal nostro codice. Il femminicidio è un’altra cosa.
Prevenzione culturale e strumenti di difesa
Il Parlamento, insieme, ha approvato il testo che introduce l’aggravante del femminicidio per la condanna all’ergastolo. Ha implementato gli strumenti a disposizione delle donne. La prevenzione sociale e culturale aumenta tra i giovani. Soprattutto i maschi. E questi sono indicatori di un cambiamento possibile. Che fa vedere i suoi frutti. Sognando di arrivare a zero.