Effetto Ceuta
Sánchez si arrende alla realtà sui migranti: stretta sul diritto d’asilo ed espulsioni più rapide
Da Madrid arriva la notizia che destabilizza la sinistra italiana. Chiamatelo effetto Ceuta: dopo anni di retorica sui «diritti dei migranti» e di accuse alla destra di «disumanità», il governo Sánchez fa i conti con la realtà. Nel primo Consiglio dei ministri dopo la pausa estiva, l’esecutivo spagnolo ha infatti approvato una riforma delle norme su stranieri e asilo che punta ad accelerare il rigetto delle domande e le procedure di espulsione. Una stretta legislativa che avvicina Madrid a quel modello Meloni fondato su controllo dei confini, procedure più rapide e rimpatri, a lungo contestato dalla sinistra europea.
Madrid cambia registro e chiude le porte all’immigrazione selvaggia
A imprimere un’accelerazione politica è stata inevitabilmente la crisi di Ceuta, con l’ingresso a nuoto di circa 80mila migranti tra il 30 e il 31 luglio. Madrid assicura che la riforma fosse già in preparazione, ma la tempistica pesa: il pacchetto arriva mentre le forze del centrodestra spagnolo reclamano una stretta e le immagini dell’emergenza migratoria tengono banco sui media iberici ed europei.
Anche Sumar, il socio di governo più schierato sul fronte dell’accoglienza, ha dovuto digerire il provvedimento, limitandosi ad alcune «osservazioni». Segno che, di fronte alla pressione dei flussi, anche nella maggioranza l’ideologia deve fare i conti con la realtà.
Sanchez segue il modello Meloni: meno automatismi nell’accoglienza
Il ministro dell’Interno Fernando Grande-Marlaska presenta la riforma come un adeguamento al nuovo Patto europeo su migrazione e asilo e rivendica il mantenimento del limite di 72 ore per il trattenimento nelle strutture di polizia, contro i sette giorni consentiti dalle norme europee. Ma al di là delle cautele lessicali, la direzione è quella che Giorgia Meloni ha imposto al centro del dibattito europeo: meno automatismi nell’accoglienza, più controllo degli ingressi, procedure accelerate e maggiore efficacia dei rimpatri.
La riforma distingue infatti tra procedura ordinaria e accelerata. Quest’ultima dovrà concludersi entro tre mesi e, in caso di rigetto della protezione internazionale, scatterà l’avviso di lasciare il Paese. Misure che la destra reclama da anni e che oggi entrano nell’agenda di un governo socialista.
A Ceuta dichiarata l’emergenza nazionale per la prima volta nella storia
Ancora più significativo il decreto con cui il governo ha dichiarato per la prima volta a Ceuta una situazione di «interesse per la sicurezza nazionale», affidando al ministro della Politica territoriale un comando unico di coordinamento. Una decisione che certifica la gravità della crisi e l’insufficienza degli strumenti ordinari utilizzati finora.
Resta da capire quanto questa svolta sopravviverà al percorso parlamentare, dove i numeri della maggioranza sono tutt’altro che scontati. Ma il segnale politico è difficile da ignorare: mentre in Europa il modello Meloni guadagna terreno, persino la Spagna socialista di Sánchez è costretta a spostarsi verso una linea più rigorosa su asilo, frontiere ed espulsioni. Dopo anni di lezioni alla destra, è la realtà dei flussi a cambiare l’agenda della sinistra.