La questione politica
“Ranucci studiava da leader del campo largo e utilizzava Report per attaccare il governo e Fratelli d’Italia”
FdI mette in evidenza come il giornalista di fatto utilizzasse il servizio pubblico per i suoi progetti politici
Fratelli d’Italia commenta gli sviluppi dell’inchiesta sull’attentato a Sigfrido Ranucci, con la confessione di Lavitola come mandante, approfondendone gli aspetti politici. Davvero il conduttore di Report studiava da possibile leader del campo largo? E perché continuava ad attaccare ossessivamente FdI, più ancora che il governo, utilizzando la rete pubblica?
Trancassini: “Studiava da leader del campo largo e noi non lo sapevamo”
È Paolo Trancassini, deputato di FdI, a cogliere questo aspetto: «Breve storia triste. Ranucci studiava da leader del Campo Largo e noi non lo sapevamo. Nel frattempo faceva inchieste e dossier giornalistici che colpivano quelli che, un domani, avrebbero potuto essere i suoi avversari politici. Nel frattempo, il suo amico più stretto, Lavitola, coltivava il progetto di portarlo in politica, fino a prospettargli persino Palazzo Chigi. Se una storia del genere avesse riguardato qualcun altro, sarebbe bastata una telefonata, una cena o un’amicizia, per scatenare il solito metodo dell’insinuazione: scoop, retroscena, domande e sospetti. Quando però riguarda Ranucci, improvvisamente nessuno sembra avere più domande. E le belle anime della sinistra, sempre pronte a cercare conflitti d’interesse e secondi fini negli altri, oggi tacciono davanti al loro paladino del giornalismo libero. Un silenzio imbarazzato che, forse, dice più di mille inchieste», sostiene il parlamentare.
Testa: “Report si occuperà di Report?”
Rincara la dose Guerino Testa, anche lui a Montecitorio per FdI: «Sulla vicenda Ranucci tanti sono gli interrogativi che rimangono ancora senza risposta. Chissà se il metodo Report sarà utilizzato su Report stesso, oppure scenderà un velo di omertà. Per esempio, è legittimo ipotizzare che difficilmente un amico fraterno (così dichiara Ranucci) metta una bomba facendo rischiare la vita ad un’intera famiglia senza che nessuno sappia nulla. È legittimo ipotizzare che lo scopo dell’attentato dichiarato da Lavitola era quello di accrescere la popolarità di Ranucci per fini politici e quest’ultimo non sapesse nulla. È legittimo ipotizzare che è deontologicamente sbagliato condividere linee editoriali con Lavitola per chiederne consenso e modifiche. Chissà se si cominceranno a utilizzare i condizionali anche su questa vicenda. Nessuno accusa nessuno, a differenza di chi addirittura ipotizzava un coinvolgimento di esponenti di Fratelli d’Italia, ma è doveroso sapere la verità e chissà se Report sarà interessata a trovarla. E se il metodo utilizzato da un giornalista di inchiesta valga anche su se stesso», dice il parlamentare.
Il riferimento a Falcone e Borsellino
Riccardo De Corato, invece, torna sull’accostamento che Ranucci ha fatto di se stesso ad alcuni grandi martiri della politica e della magistratura: «La vicenda che in questi giorni vede come protagonista il conduttore della trasmissione Report ha ormai raggiunto un livello di indecenza. Sigfrido Ranucci, con una totale mancanza di rispetto nei confronti della memoria collettiva di tutti gli italiani, si è paragonato al presidente Moro e ai giudici Falcone e Borsellino, tre eroi che hanno sacrificato la vita per la Nazione. Un’aberrazione intollerabile. Auspico adesso che il centrosinistra dimostri finalmente l’onestà intellettuale necessaria per smetterla di fare quadrato attorno al conduttore e di rimproverargli finalmente le sue colpe».