Il punto
Marcinelle, Fidanza smonta il sindaco di Charleroi, nuovo idolo della sinistra: “Nessuno decide chi può ricordare quei morti” (video)
Thomas Dermine rivendica il comizio antifascista contro La Russa e Fratelli d'Italia, mentre la FGTB giustifica la protesta di spalle al palco. Il capodelegazione di FdI a Bruxelles mette in fila i fatti e promette in replica: "Per onorare il loro sacrificio noi ci saremo anche l’anno prossimo"
Politica - di Alice Carrazza - 13 Agosto 2026 alle 15:09
Alla sinistra italiana è bastato un comizio condito con l’immancabile allarme fascismo per trovare un nuovo campione. È Thomas Dermine, sindaco socialista di Charleroi, che dopo le tensioni scoppiate durante la commemorazione della tragedia di Marcinelle ha rivendicato il proprio attacco a Ignazio La Russa e agli esponenti di Fratelli d’Italia presenti al Bois du Cazier. A replicargli, mettendo in fila alcuni passaggi della storia che la liturgia antifascista preferisce sorvolare, è Carlo Fidanza, capodelegazione di FdI al parlamento europeo e vicepresidente del partito dei conservatori Ue.
Fidanza: “Hanno un nuovo idolo a sinistra”
«Il nuovo idolo della sinistra italiana è il sindaco socialista di Charleroi, Thomas Dermine, che rivendica di averle cantate a Ignazio La Russa e a tutti noi “rappresentanti di un partito di estrema destra”», scrive Fidanza. Il riferimento è alla cerimonia dell’8 agosto per il settantesimo anniversario del disastro minerario nel quale morirono 262 lavoratori, 136 dei quali italiani. Quella giornata, invece di restare consegnata al raccoglimento, fu trasformata in un palcoscenico politico: prima il comizio di Dermine, con il parallelo tra gli emigrati italiani di ieri e i migranti di oggi; poi la contestazione dei sindacalisti della FGTB, voltatisi di spalle mentre il presidente del Senato leggeva il messaggio del presidente della Repubblica Sergio Mattarella e durante l’intervento della vicepresidente del Parlamento europeo Antonella Sberna.
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Il sindacato belga ha successivamente rivendicato il gesto come una protesta “antifascista”. Una parola che, osserva Fidanza, viene usata ancora una volta come lasciapassare per stabilire chi abbia diritto di partecipare alla memoria collettiva. «Sai che novità! “Colpa del fascismo”. Lo dice anche Landini, del resto», ironizza l’eurodeputato. Non solo, rinfresca la memoria anche sul precedente diniego opposto all’UGL, alla quale poche settimane prima era stato impedito di collocare una targa sul Muro del Ricordo.
I fatti che smentiscono il teorema antifa
Fidanza definisce quello del sindaco un «teorema delirante» e ricorda anzitutto che il Protocollo italo-belga, noto come “Uomini contro carbone“, risale al giugno 1946. Fu sottoscritto da un governo di unità nazionale guidato da Alcide De Gasperi, sostenuto anche dal Partito comunista italiano e con autorevoli ministri comunisti. «Nessuna protesta da parte della Cgil dell’epoca», sottolinea.
C’è poi il capitolo che la sinistra belga sembra aver rimosso. La FGTB, lo stesso sindacato che ha rivendicato la contestazione a La Russa, negli anni dell’arrivo dei nostri connazionali si schierò contro l’immigrazione italiana, ribadendo «l’opposizione a ogni ulteriore ingresso di italiani». Eppure, nota Fidanza, non si è ascoltato alcun “mea culpa“, né da parte belga, né da quella dei compagni italiani della Cgil.
Anche ricondurre l’intera storia dell’emigrazione italiana al fascismo significa piegare i fatti alla propaganda: quel fenomeno cominciò molto prima e proseguì ben oltre il Ventennio. Il capodelegazione ricorda inoltre che l’istituzione dell’8 agosto come “Giornata nazionale del sacrificio del lavoro italiano nel mondo” si deve a Mirko Tremaglia, uomo di destra ed ex combattente della Rsi, mentre la recente proclamazione della giornata europea dedicata alle vittime del lavoro porta anche la firma dell’impegno di Fratelli d’Italia.
“La memoria non appartiene a una parte”
La conclusione? «Nessuno può ergersi a detentore unico di quella storia». Marcinelle e i suoi caduti appartengono alla «memoria comune di tutti gli italiani», non alla piccola dogana ideologica con la quale la sinistra pretende di distribuire patenti e permessi.
«Nessun finto democratico può arrogarsi il diritto di decidere chi può e chi non può ricordare quei morti», scandisce Fidanza. Quindi l’avvertimento finale a Dermine: «Caro sindaco, per onorare il loro sacrificio noi ci saremo anche l’anno prossimo. Puoi starne certo»…