Retroscena a gogò
Ranucci si rifugia nel paese di famiglia e nel silenzio e presidia il fortino di Report. Ma anche lì arriva la stoccata della Lucarelli
Non solo Lavitola: la giornalista e prossima conduttrice dell'"Isola dei famosi" rivela una gaffe che, qualora confermata, sarebbe a dir poco imbarazzante: Sigfrido si sarebbe auto-recensito il suo libro su Amazon sotto falso nome, definendolo un «capolavoro»...
Ranucci è sulla graticola, eppure sembra seriamente intenzionato a far cuocere Report a fuoco lento. Nessun passo indietro sulla conduzione, ma al tempo stesso – secondo quanto rilancia Il Tempo in edicola oggi, ad esempio sul successore al trono del programma Rai il giornalista potrebbe voler dire la sua: «Se devo lasciare Report, decido io come e quando», avrebbe detto il conduttore secondo un retroscena di Repubblica, la cui cronista si premura di avvertire: “Mai sottovalutare un animale ferito”».
Ranucci si rifugia a Rocca Massima e da lì blinda il fortino di “Report”
E a proposito di retroscena e dietro le quinte delle indagini sull’attentato e dello studio di Raitre, non accennano ad attenuarsi dubbi, ipotesi e interrogativi. Con un’unica certezza: in questi giorni di veleni e non detti, allusioni e sospetti, concentrati intorno al ruolo e alle dichiarazioni di Valter Lavitola, Sigfrido – rivela il Corriere della sera – è tornato a Rocca Massima, il paese del nonno e dei suoi genitori. E con tanto di scorta davanti casa, pronto a praticare «la resilienza» sull’onda del famoso “resistere, resistere resistere”… Magari, chissà, forse, anche all’ultima stoccata sferrata da Selvaggia Lucarelli, che sul giornalista ha svelato una gaffe che, qualora confermata, sarebbe più che imbarazzante.
Mancava all’appello, e puntualmente è arrivata: la bordata di Selvaggia Lucarelli a Ranucci
Sì, perché a detta della blogger, prossima conduttrice all’Isola dei famosi, Ranucci si sarebbe auto-recensito il suo libro su Amazon sotto falso nome, definendolo un «capolavoro». Peccato che l’account traditore rivelasse chiaramente la sua identità, prima della precipitosa cancellazione. Un’autocandidatura all’alloro che la Lucarelli affonda, rilevando come ormai le zone d’ombra e i doppi pesi siano palesi a tutti…
Intanto le indagini proseguono: Lavitola nel cerchio di fuoco
Nel frattempo, però, mentre il fuoco cova sotto la cenere, la pista giudiziaria sull’attentato dello scorso ottobre si arricchisce di dettagli che rasentano il grottesco. Al centro della bufera c’è Valter Lavitola, finito a Rebibbia come presunto mandante dell’atto intimidatorio sotto casa di Ranucci, aggravato dal metodo mafioso. La sua tesi? A dir poco surreale: sostiene di aver commissionato l’azione con le armi per “amicizia”, ovvero per far alzare la scorta al giornalista e salvarlo da un presunto – e mai riscontrato – complotto dell’intelligence israeliana.
Per i magistrati il movente dell’indagato sarebbe «inverosimile» e in contraddizione con quanto emerso dalle indagini
Ma proprio sul punto del movente che avrebbe definitivamente convinto la procura a dare parere negativo alla richiesta dei domiciliari, i magistrati infieriscono, definendolo «inverosimile, ma anche in contraddizione con quanto emerso dalle indagini. Lavitola asserisce che, poco prima dell’attentato, aveva appreso di un non meglio specificato progetto omicidiario nei confronti del Ranucci ad opera dell’intelligence israeliana causato dal servizio realizzato da Report sulla vicenda del cantiere navale Vittoria. Tale notizia lo avrebbe fortemente preoccupato per le sorti dell’amico, spingendolo a realizzare l’attentato del 16 ottobre scorso». Un dato definito dalla procura «privo di riscontro».
Per il gip le dichiarazioni di Lavitola sono «fumose»
Insomma, un castello di carte che il gip di Roma, Iole Moricca, ha smontato pezzo per pezzo, parlando di dichiarazioni «fumose e generiche» per motivare il no alla scarcerazione. Una ricostruzione, quella di Lavitola, che gli stessi inquirenti non solo definiscono «inverosimile», ma che a loro detta dimostrerebbe anche una sconcertante «disinvoltura criminale». evidente che il momento sia punteggiato da un intreccio tossico di veleni, megalomanie ed esilaranti autogol. Ma mentre la giustizia fa chiarezza su depistaggi e trame strampalate, in casa Rai il nodo politico resta intatto: Ranucci continua a usare silenzio e vittimismo tattici per blindare la sua poltrona, la tv pubblica sembra essere diventata un fortino e Report un feudo personale da blindare a spada tratta.
I pm ora vogliono risentire Ranucci
A rompere la cortina del silenzio e a interrompere l’Aventino in quel di Rocca di Massima sembra che saranno i magistrati. Come riferisce il Corriere della sera oggi, «Ranucci verrà ascoltato come persona informata sui fatti, quando terminerà l’esame dei dispositivi – cellulari, pc, pen drive – sequestrati a Lavitola. A quel punto la Procura avrà gli elementi per capire il clima in cui ha agito Lavitola. Che in questa fase si muove in modo difficile da interpretare. A partire da quel «no comment» del suo legale, l’avvocato Sergio Cola, alla domanda se sia stato chiesto a Lavitola, nell’interrogatorio di garanzia, se Ranucci fosse consapevole del piano del faccendiere riguardo l’attentato».