Alla resa dei conti
Ranucci, Fazzolari ai Torquemada della prima ora: “Ora lui e Schlein chiedano scusa, hanno tentato di infangare me e FdI”
Il giorno dopo la confessione di Valter Lavitola sull'attentato al giornalista tv, il sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri accetta di parlare all'Adnkronos. E si leva qualche sassolino dalla scarpa...
Il giorno dopo la confessione di Valter Lavitola sull’attentato a Sigfrido Ranucci, il sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri Giovanbattista Fazzolari accetta di parlare all’Adnkronos e di fare il punto sulle polemiche cavalcate e le ombre gettate in mesi di indagini, sospetti pregiudiziali e accuse politiche infondate. E lo fa partendo dal punto più alto delle insinuazioni e delle pretestuose letture della vicenda: «Una lettura avvalorata da diversi giornalisti e dallo stesso Ranucci, che ha sistematicamente insinuato un collegamento tra Fratelli d’Italia e la bomba, chiamando in causa anche me».
Caso Ranucci, Fazzolari presenta il conto dopo gli sviluppi sulle indagini e il plauso agli inquirenti
Un castello di sabbia destinato a crollare al primo rivolo di verità investigativa in merito al quale – oltre che all’impianto accusatorio e all’esito delle indagini dopo l’ammissione di Lavitola – non a caso all’agenzia di stampa che lo ha interpellato Fazzolari osserva: «Credo che gli inquirenti abbiano fatto un ottimo lavoro, sbrogliando una matassa molto intricata. Senza la competenza e la scrupolosità di chi ha indagato, probabilmente non sarebbe stato possibile fare chiarezza e spazzare via le tante insinuazioni».
Un tentativo continuo di infangare FdI. Ora Ranucci e Schlein chiedano scusa…
Insinuazioni che, sottolinea il sottosegretario, non sono arrivate solo dal giornalista: «Ricordo che la segretaria del Pd Elly Schlein, in occasione di un appuntamento internazionale, ha subito accostato il governo Meloni all’attentato. E che il deputato M5S Dario Carotenuto ha accusato l’esecutivo di essere il “mandante morale”». Non solo. Rispondendo a chi accusa Fratelli d’Italia di accanimento verso la trasmissione Rai, Fazzolari contrattacca con fermezza e con la forza di argomenti inoppugnabili. «Ci vuole la faccia tosta di certi giornalisti di parte per parlare di accanimento di FdI contro Ranucci. È esattamente il contrario. È stato lui, in questi mesi, a cercare ripetutamente di accostare FdI alla bomba esplosa sotto casa sua».
E ancora. «Ha provato a gettare ombre su di me orchestrando una ridicola messinscena in Commissione Antimafia, con Scarpinato che gli faceva da spalla», incalza Fazzolari, proseguendo poi: «Il grillino gli ha chiesto se ci fosse un collegamento tra il fatto che io avrei fatto seguire Ranucci dai servizi segreti e la bomba. A quel punto, con un colpo di teatro, il conduttore di Report ha chiesto che la risposta fosse secretata, alimentando suggestioni e sospetti». E se ancora non fosse abbastanza, continua Fazzolari, «un servizio di Report ha poi fatto intendere che ci fosse un collegamento tra l’attentato e il deputato di FdI Gimmi Cangiano».
Sottolineando in calce: «Da quanto ho letto sui giornali – rileva il sottosegretario – quando è stato sentito dalla Procura di Roma Ranucci avrebbe fatto anche il nome della presidente della Commissione Antimafia, Chiara Colosimo. Dopodiché, non ancora soddisfatto, dopo l’arresto di Lavitola ha provato a tirare in ballo il deputato Francesco Filini, colpevole di avergli chiesto in Commissione Vigilanza Rai se stesse pensando di entrare in politica. Insomma, un tentativo continuo e scientifico di accostare FdI all’attentato».
«Una cosa è certa, il mandante dell’attentato è un caro amico di Ranucci»
Ma non è ancora tutto. Perché se mai a qualcuno venisse il dubbio di un eventuale risentimento personale, alla domanda se fosse «più arrabbiato per le insinuazioni sul suo conto o più soddisfatto degli esiti delle indagini», Fazzolari precisa e rispedisce recriminazioni e pregiudizi al mittente, asserendo: «Né uno, né l’altro. Al di là di ogni altra considerazione, credo che Ranucci dovrebbe scusarsi con FdI e con tutte le persone che ha provato a infangare in questi mesi». Mentre, alla domanda se ritenga che Ranucci fosse al corrente delle intenzioni sull’attentato, la risposta del sottosegretario non lascia spazio a dubbi di metodo: «Se applicassi il metodo Report, la risposta sarebbe scontata. Io però preferisco aspettare gli sviluppi dell’inchiesta. Una cosa è certa, il mandante dell’attentato è un caro amico di Ranucci».
Fazzolari: Ranucci spieghi quelle due ore di telefonata con Lavitola il giorno della perquisizione…
Ed è su questo punto che Fazzolari incalza il giornalista tv: «Quindi Sigfrido Ranucci dovrebbe spiegare a tutti perché, lui pronto ad attaccare chiunque al primo pretesto, ha sempre difeso il mandante del suo attentato. E sicuramente dovrà chiarire perché, proprio il giorno della perquisizione, sia rimasto per due ore al telefono con Lavitola per concordare una spiegazione da dare sul sopralluogo fatto davanti a casa sua dal faccendiere e dal suo scagnozzo ritenuto vicino alla camorra».
Fazzolari su Ranucci: l’inquisitore degli altri con cui “Report” ha perso la credibilità dell’epoca Gabanelli
Infine, sull’ipotesi di un passo indietro alla guida del programma di Raitre, il sottosegretario conclude: «Personalmente penso che Report, con la conduzione di Ranucci, abbia perso di credibilità rispetto all’epoca Gabanelli. Ma non è questo il punto. Il punto è la figuraccia alla quale abbiamo assistito: è venuto fuori che l’inquisitore delle fragilità altrui aveva tutte le debolezze, le contraddizioni, le opacità che cercava morbosamente negli altri. E su queste contraddizioni il pubblico non è mai stato indulgente». Non serve davvero aggiungere altro…