La riflessione
Caso Ranucci e lettera aperta a Elly Schlein:”Ricorda quando disse in Olanda che con la destra al governo la democrazia è a rischio?”
Ad Amsterdam, al congresso dei socialisti, la segretaria del Pd mise in correlazione la bomba con la maggioranza politica
Gentile Segretaria,
Palmiro Togliatti, non un democristiano, nemmeno un eversivo o un reduce di Salò, ebbe a dire, il 1959, che quando si va all’estero è “buona cosa ricordarsi di non parlare male del proprio Paese”. Chiunque sia l’avversario (forse in quel caso , il nemico) politico. Ebbene, le vicende di questi giorni, con la scoperta del mandante dell’attentato a Sigfrido Ranucci, individuato in uno dei suoi migliori amici, riportano alla mente le parole che Ella pronunciò il 25 ottobre dello scorso anno, pochi giorni dopo che la macchina del giornalista Rai saltasse in aria sotto casa sua. Lo fece ad Amsterdam, nel corso del congresso dei socialisti europei. E furono parole nette, dure, di pietra, che andarono oltre l’indignazione fisiologica che colpì tutti in quel momento. Giacché ognuno di noi pensò che dietro quel vile gesto potessero esserci le mafie o gruppi terroristici e criminali che, comunque, esistono anche laddove vige la democrazia.
Lei andò decisamente oltre
Ma lei andò ben oltre. Perché pronunciò una frase senza sconti: “Voglio esprimere la mia solidarietà a Sigfrido Ranucci, perché ieri è stata trovata una bomba davanti a casa sua. La democrazia è a rischio, la libertà di espressione è a rischio quando l’estrema destra è al governo“.
Non bisogna scomodare Pavlov per capire cosa avranno pensato i delegati danesi, spagnoli, francesi, lituani, tedeschi al profferir di quelle parole. E cioè che l’Italia, in questo arco temporale in cui al governo c’è il centrodestra, derubricato in estremismo forzoso, è un posto putrido, nel quale in maniera surrettizia si usano i metodi più convenienti a una dittatura consolidata per intimidire o far fuori i giornalisti scomodi. Oppure, per antitesi, le stesse democrazie occidentali degli anni settanta e i misteri ad esse legate.
Chi punta a essere alternativa deve essere responsabile
Si può capire una compulsione ad agire se essa ha un perimetro politico provinciale o fatto di mediocrità elevate a un rango superiore. Ce ne sono a iosa, ci mancherebbe. Ma chi guida il secondo partito nazionale, il primo dell’opposizione e, dunque, deve puntare necessariamente a essere alternativa di governo, una cosa del genere non la può dire.
Perché innesca in un’opinione pubblica avulsa al contesto nazionale il sillogismo di una democrazia realmente a rischio e dominata da lanzichenecchi che buttano bombe senza curarsi se ciò provochi morti o feriti. Ed è ancora più paranoideo ma forse vero il sospetto ancestrale di dipingere le destre come eternamente legate agli attentati, ai misteri, alle bombe. Una cosa drammatica.
Nessuno direbbe la stessa cosa se lei fosse al governo
Ora che si è scoperto il mandante di quella operazione, ora che addirittura lo stesso mandante avrebbe ipotizzato come fine di quell’atto osceno la trasformazione di Ranucci in leader del suo campo largo, bisognerebbe riconvocare una plenaria del Pse e chiedere scusa. Non tanto a Meloni o a al governo e ai partiti che lo compongono, che rimangono un affresco di totalitaristi nella sua visione. Ma, cosa di gran lunga più rilevante e onerosa, al suo Paese (non cito Patria o Nazione per laicismo rispettoso nei suoi confronti..). Il Paese che anche nella bellezza della rinascita culturale del mondo, tra i Medici, i Pazzi, i Borgia, ha vissuto glorie e intrighi, zuccheri e veleni, ma che oggi ha un mosaico di anticorpi che non cessano di essere vigenti e attivi. Nessuno mai si sognerebbe, se qualche cosa di altrettanto vile accadesse a un giornalista dell’altro versante e al governo ci fosse lei, di andare a San Marino (non in Olanda..) a dire che “l’Italia è a forte rischio democratico quando governano i post-comunisti”.
Se chiedesse scusa sarebbe un grande gesto
Non è questa la strada per vincere e essere alternativi, seppure sia comprensibile che lei interpreti queste parole come un Timeo Danaos et dona ferentes. Glielo ha insegnato Enrico Letta, che ha impostato la sua campagna elettorale il 2022 esattamente come se fossimo al 1922. Glielo hanno confermato gli errori marchiani di altri epigoni periferici. Sarebbe banale ironizzare su luogo (meraviglioso) in cui Ella ha pronunciato quelle frasi, famoso anche per indurre a una libertà dialettica sfrenata per motivi ben comprensibili. Ma lei merita sempre e comunque il rispetto che si deve a una leader politica. Ecco, se solo avesse l’umiltà (ma è più probabile che torni l’era glaciale a Ferragosto..) di dire, “mi sono sbagliata”, dimostrerebbe una civiltà politica non comune. Ma non lo farà. Purtroppo.