Le relazioni pericolose
Il Pd ora scarica Ranucci. Ma Schlein ancora non si scusa per le illazioni sul governo
Dopo l’arresto di Valter Lavitola, Elly Schlein continua a non chiedere scusa per le illazioni rivolte contro il governo dopo la bomba sotto casa di Sigfrido Ranucci. In compenso il Pd scarica definitivamente il giornalista, nell’ordinanza del Gip descritto come manipolato dal faccendiere.
Il Pd scarica Ranucci
In un’intervista al Corriere della Sera è Walter Verini a prendere le distanze con nettezza. Il capogruppo del Pd in Commissione Antimafia ricorda che Ranucci è vittima dell’attentato e che il Gip ha escluso qualsiasi suo coinvolgimento nell’ideazione, ma subito dopo ci tiene a “premettere” che “per me le frequentazioni di Sigfrido, un amico che ho sempre difeso e che stimo, sono gravi”.
Verini: “Io con uno come Lavitola neanche un caffè”
Verini ribadisce di non aver mai avuto dubbi sulla posizione di Ranucci, ma anche che “ci deve essere un limite nei rapporti personali e nella ricerca delle fonti, perché si possono creare conflitti di interessi. C’è un limite etico. Lo dico da giornalista: io, con uno come Lavitola, pregiudicato, con il suo passato, non mi sarei preso neanche un caffè. Figuriamoci sceglierlo come fonte”.
L’esponente Pd poi torna su toni più concilianti, avvertendo che “questi errori commessi da Sigfrido non devono ora essere un pretesto per mettere in discussione l’uomo, la trasmissione e tutto il giornalismo d’inchiesta”. Ma proprio il tentativo di non infierire sull’uomo rende ancora più evidente la presa di distanza dal professionista.
Ma Schlein continua non scusarsi col governo
Il Pd per l’ennesima volta deve prendere atto di aver scelto male il proprio “eroe”. Che fare, dunque, di fronte a questa imbarazzante situazione? Ma addossare la colpa alla destra, naturalmente. Ed è esattamente quello che fa Verini: “Questa destra, che dimostra una volta di più di essere allergica a qualsiasi tipo di controllo e ai giusti contrappesi democratici. È chiaro che per la maggioranza le inchieste di Report sono urticanti”.
Il punto, insomma, per Verini, non è il rischio che le inchieste di Report possano essere state pilotate da un faccendiere che manipolava l’uomo di punta della trasmissione Rai, ma che la destra ne chieda conto.
Montaruli: “Per mesi congetture contro il governo”
Sempre sul Corriere della Sera, in un’intervista a specchio con quella di Verini, è stata la deputata di FdI e vicepresidente della disciolta Commissione di Vigilanza Rai, Augusta Montaruli, a ricordare che il fatto che i magistrati escludano un coinvolgimento di Ranucci nell’attentato “non allontana le tante domande sulla qualità dei servizi di Report. In particolare i dubbi sul fatto che siano fondati sulla consulenza di Lavitola o su suggerimenti di commercialisti finiti in altre inchieste”.
“Continuiamo a chiederci come si possa confondere il giornalismo d’inchiesta con dei veri e propri teoremi preconfezionati”, ha aggiunto Montaruli, ricordando anche che “per mesi abbiamo ascoltato congetture che mettevano sotto accusa esponenti di maggioranza, indicandoli ora come mandanti dell’attentato, ora come sospettati di qualche reato. Ranucci ha alimentato il sospetto che il sottosegretario Fazzolari lo avesse fatto seguire dai Servizi, l’onorevole Francesco Filini è stato messo in croce per aver chiesto al giornalista se pensasse a un futuro in politica”.
La destra aspetta le scuse di Schlein
“Ora – ha aggiunto Montaruli – aspettiamo delle scuse da chi ha fatto queste illazioni e dalla segretaria del Pd, Elly Schlein, che ha gettato discredito sul nostro Paese, facendo un’accusa gravissima sullo stato della democrazia in Italia solo per attaccare chi è al governo. Tutto questo per venire a sapere ora che il mandante dell’attentato sarebbe un amico di Ranucci. E il movente è l’accrescimento della sua popolarità in vista proprio di una discesa in campo”.