L'inchiesta sull'attentato
Ranucci e il possibile “alibi” fornito a Lavitola: l’incontro a Torvajanica e le telefonata tra i due per scagionare l’amico Walter
Gli inquirenti hanno intercettato la conversazione in cui il conduttore di Report dà sostegno alla tesi del presunto mandante
La vittima che prova a fornire un “alibi” al suo attentatore. C’è anche questo nell’ordinanza di custodia cautelare che ha portato in carcere Valter Lavitola come mandante della bomba contro il suo grande amico Sigfrido Ranucci, definito il giornalista “più potente d’Italia “.C’è un passaggio nelle carte in cui gli inquirenti spiegano che Ranucci a luglio ha provato a offrire giustificazioni a Lavitola quando costui, dopo aver subìto la perquisizione dei carabinieri su ordine della procura di Roma ed essere stato indagato come possibile mandante dell’attento al giornalista, si è sfogato al telefono con l’amico conduttore di Report.
La telefonata con Sigfrido
Lavitola è sull’auto con la moglie Natalia, non sa di essere intercettato e parla con Sigfrido di ciò che gli è accaduto. Prova a ripercorrere i suoi spostamenti del mese di settembre 2025, vuole ricostruire quei giorni che gli vengono contestati dai Pm, preludio al fattaccio sotto casa dell’amico a Pomezia. Di sicuro Valter è stato nella villetta con la sua presunta “vittima” il 7 settembre 2025. “Domani, prima o dopo pranzo, riusciamo a vederci 10/15 minuti, sarò proprio dalle tue parti”, scriveva Lavitola il 6 settembre al vicedirettore di Rai3. “Sì, ok, ti dico orario, tra le 15 e le 16 dovrei essere a Torvaianica, tutto bene?”. Il giorno successivo, 7 settembre, l’incontro in effetti c’è stato: risulta dai tabulati telefonici con lo scambio di messaggi whattsApp in cui Ranucci fornisce l’indirizzo preciso a Valter dicendogli di andare a casa sua perché se avesse dovuto spostare avrebbe “dovuto chiamare la scorta”. È la prima volta che il faccendiere si reca nell’abitazione del conduttore di Report.
Il secondo sopralluogo insieme a Clesio Tavares
La settimana dopo, però, il 15 settembre, Valter Lavitola è di nuovo nei pressi dell’abitazione di Ranucci, stavolta senza Sigfrido ma con il suo factotum Clesio Tavares Gomes (che in realtà si chiama Ckuidjeu Tchoukoua e ora è in Camerun). Le date sono importanti perché il 16 ottobre è il giorno della bomba e chi la stava organizzando doveva avere effettuato almeno un sopralluogo.
La telefonata con Sigfrido e l’alibi mancato
Determinante, per gli inquirenti, è invece il colloquio captato il 5 luglio 2026 tramite l’ambientale installato all’interno dell’auto guidata dalla compagna Natalia. Valter è al telefono con il suo mito Ranucci e con lui prova a ricordare cosa ha fatto in quel periodo. La moglie gli dice che a Torvaianica sono stati dal dieci al quindici giugno, quando finisce la scuola dei bambini. Lui sospira con Sigfrido al telefono: “Eh, giugno… quello dice un mese prima dell’attentato a te…“. La compagna insiste che a settembre erano a Terracina, che è da tutta altra parte. Ma Ranucci interviene e spiega che per andare a Terracina (provincia di Latina) avrebbero dovuto attraversare Torvajanica “non puoi passare con la macchina, è crollato il ponte… devi passare davanti a casa mia per forza… se tu esci dalla Pontina, vai all’aeroporto di Pratica di mare, devi passare…”. E non importa se Natalia continua a dire che erano altrove, Ranucci prova a scagionare il suo presunto attentatore: “Mi ricordo che in un paio di situazioni eri passato a casa mia… questo me lo ricordo come fosse ieri, ok? Una volta sei venuto a mangiare…. Io ero fuori, ma tu mi avevi detto che eri passato“. Fine della telefonata.