Sì della Corte Costituzionale
Portogallo, stretta sull’immigrazione: espulsioni più facili. La linea Meloni fa scuola in Europa
La Corte costituzionale portoghese ha deciso all’unanimità: la nuova stretta sull’immigrazione approvata dal centrodestra non viola la Costituzione. I giudici hanno respinto tutti i dubbi sollevati dal Presidente della Repubblica António José Seguro sulle undici disposizioni sottoposte al loro esame, dando il via libera alle nuove norme sulle espulsioni e sul trattenimento degli stranieri in attesa di rimpatrio.
La legge era stata approvata dal Parlamento il 17 luglio con i voti favorevoli della maggioranza di centrodestra il no delle sinistre e l’astensione di Chega. Seguro, ex segretario generale socialista, aveva chiesto l’intervento del Constitucional soprattutto sulle norme riguardanti i minori e le limitazioni della libertà personale.
Espulsioni e minori, il via libera della Corte
Uno dei punti più controversi riguarda la possibilità di espellere uno straniero che abbia a carico un figlio minorenne portoghese residente nel Paese. La misura può scattare in circostanze gravi, tra cui determinate condanne ad almeno cinque anni di carcere, terrorismo, reati contro la sicurezza dello Stato o minacce alla sicurezza nazionale e all’ordine pubblico.
Per la Corte la norma è legittima perché l’espulsione non è automatica: devono essere valutati il singolo caso, l’interesse superiore del minore e la tutela dell’unità familiare.
Via libera anche alla disposizione sui bambini stranieri nati in Portogallo. Anche un minore nato nel Paese e di età inferiore ai cinque anni può quindi essere interessato da un provvedimento di allontanamento.
Fino a un anno nei centri per i rimpatri
La Corte ha respinto anche i dubbi sul prolungamento del trattenimento degli stranieri in attesa di rimpatrio.
Per i giudici i 360 giorni rappresentano un tetto massimo e non la durata ordinaria del trattenimento, che resta sottoposto al controllo giudiziario.
È uno dei punti che avvicinano la svolta portoghese alla linea seguita in Italia dal governo Meloni, che ha fatto dell’accelerazione dei rimpatri uno degli assi della propria politica migratoria. In Italia il limite massimo di permanenza nei Cpr è stato portato fino a 18 mesi, contro i 12 previsti dalla nuova disciplina portoghese.
Pur nella diversità dei due sistemi, la direzione politica è simile: rendere effettive le espulsioni anche quando il rimpatrio non può essere eseguito immediatamente. Una strategia che il governo italiano ha portato anche sul terreno della cooperazione con i Paesi terzi attraverso il protocollo con l’Albania. La linea Meloni fa scuola.
In quattro anni gli stranieri sono più che raddoppiati
La stretta di Lisbona arriva dopo una crescita rapidissima dell’immigrazione. Alla fine del 2025 vivevano in Portogallo 1.597.539 cittadini stranieri, circa il 14% della popolazione residente. Rispetto al 2021 il loro numero è più che raddoppiato, aumentando di oltre 849mila persone.
Anche per questo il provvedimento va oltre le sole espulsioni, restringendo alcune possibilità di regolarizzazione direttamente sul territorio portoghese.