Spesi 135 mld in 50 anni
Musumeci al Meeting: «Stop all’emergenza permanente». Così il governo Meloni ha cambiato il concetto di ricostruzione
Il ministro ricorda come sia impensabile l'emergenza infinita e insiste sul concetto di prevenzione
Dal Meeting di Rimini arriva una chiara inversione di tendenza nella gestione del territorio e delle fragilità infrastrutturali dell’Italia. Nel corso del suo intervento, il Ministro per la Protezione Civile e le Politiche del Mare, Nello Musumeci, ha tracciato la linea strategica dell’esecutivo, invocando il definitivo superamento della «cultura dell’emergenza permanente» a favore di un modello unico, rapido e strutturato di ricostruzione. Un cambio di paradigma che mette al centro la prevenzione generazionale e la riduzione drastica di tempi e costi negli interventi post-calamità.
Il concetto di ricostruzione
L’intervento del Ministro fotografa la determinazione con cui il governo Meloni sta affrontando nodi storici mai risolti in passato, sostituendo la logica dei decreti tampone e dei commissariamenti infiniti con una programmazione di lungo respiro. Davanti alla platea di Rimini, Musumeci ha ribadito che la ricostruzione non deve essere intesa come un mero ripristino materiale, ma come un pilastro della coesione comunitaria, capace di ridare sicurezza e futuro ai territori colpiti.
«Una ricostruzione in Italia dovrebbe durare cinque anni, e se è catastrofica massimo dieci. Oggi invece l’Italia si porta dietro una tradizione di stati di emergenza anche di quarant’anni, ed è davvero inconcepibile tutto questo Allora determiniamo le scadenze, perché possano diventare un vincolo per coloro che sono chiamati a gestire le emergenze. E subito dopo, la ricostruzione. Sulla ricostruzione bisogna fare assoluta chiarezza in Italia, altrimenti rischieremo di essere sempre soccombenti come istituzioni», ha detto Musumeci.
Spesi 135 miliardi in 50 anni
L’Italia, per le ricostruzioni post calamità ha sostenuto «135 miliardi di spesa in cinquant’anni. Se solo la metà fosse stata utilizzata in prevenzione, noi oggi non saremmo nelle condizioni complesse e difficili in cui ci troviamo», ha proseguito il ministro.
La prevenzione si fa a scuola
«Ecco, io sono stato in Giappone alcuni giorni a incontrare i colleghi del governo nipponico e loro mi spiegavano che i bambini di 5-6 anni vengono periodicamente portati nei laboratori di simulazione e fanno vedere, li fanno salire sulla piattaforma e fanno sentire qual è l’effetto di una scossa del quinto grado, del settimo grado, dell’ottavo grado. E tornando a casa, il bambino — che è un veicolo efficace in famiglia — comincia a porre il tema della prevenzione», ha aggiunto Musumeci.
Non sottovalutare il rischio per i Campi Flegrei: sostegno alle famiglie
Musumeci ha poi affrontato la questione dei Campi Flegrei a Napoli. «L’anello più debole resta la scarsa consapevolezza di chi ci vive. Possiamo consolidare edifici e infrastrutture e perfezionare i piani di evacuazione, ma dobbiamo evitare che convivere a lungo con un rischio porti a sottovalutarlo. Quanto agli altri territori, l’Italia è un Paese fragile: penso alle aree vulcaniche, al dissesto idrogeologico ea tutte quelle realtà nelle quali prevenire, in maniera strutturale e non, deve diventare la priorità. Per chi volesse adeguare la propria casa alle norme antisismiche, lo Stato interviene: 70% il pubblico e 30% a carico del privato. Se poi il privato proprietario della casa risulta essere con un reddito basso lo Stato intende intervenire, e lo stiamo prevedendo nella conversione dell’ultimo decreto legge, anche con il 100%.».