Ipocrisia rossa
Migranti, per fare dispetto a Meloni scendono in campo pure le Ong. Casarini: “Accettiamo la sfida”
Il fondatore di Mediterranea agita la bandiera tedesca, attacca Piantedosi e pretende porti vicini. Però assicura: «Non facciamo il tifo per nessuno»
Se qualcuno conservava ancora il dubbio che certe Ong non si limitino al soccorso in mare, ma ambiscano a dettare la politica migratoria agli Stati, Luca Casarini ha provveduto a dissiparlo. Il fondatore di Mediterranea Saving Humans riappare sulle colonne di Repubblica e lancia il guanto di sfida al governo: «La nostra nave Mediterranea batte bandiera tedesca. Vogliono portare le persone da noi soccorse in Germania?». Poi scandisce: «Accettiamo la sfida», dice in un’intervista a Repubblica. Più che il linguaggio neutrale di un’organizzazione umanitaria, sembra il proclama di un soggetto politico pronto ad aprire l’ennesimo fronte contro la premier Giorgia Meloni.
Le Ong sinistre
L’occasione è il confronto tra Italia e Germania sui cosiddetti dublinanti. Berlino pretende la ripresa dei trasferimenti dei richiedenti asilo entrati per la prima volta nel nostro Paese; Roma ha posto sul tavolo, giustamente, il ruolo delle navi umanitarie tedesche che raccolgono migranti nel Mediterraneo e li scaricano poi nei porti italiani. Secondo i dati del Viminale, dall’insediamento del governo Meloni le organizzazioni tedesche ne avrebbero condotti in Italia circa 22.500, più della metà di quelli arrivati attraverso imbarcazioni private.
Il titolare dell’Interno Matteo Piantedosi e il ministro tedesco Alexander Dobrindt dovranno quindi discutere un possibile riequilibrio. Non esiste ancora alcun automatismo giuridico: è una posizione negoziale con cui Roma chiede a Berlino di assumersi una parte concreta delle conseguenze prodotte dalle attività delle Ong battenti la sua bandiera.
Casarini, però, trasforma subito il negoziato tra governi in un palcoscenico. «A Tajani mi viene voglia di dire: bene, sediamoci a un tavolo e parliamone», afferma. E aggiunge che «Ceuta, Schengen, Dublino vengono dopo», liquidando come “giochetti politici” questioni che riguardano il controllo delle frontiere, la sicurezza e la ripartizione delle responsabilità tra Stati.
La bandiera usata come scudo
Il fondatore di Mediterranea sostiene che, se salire su una nave tedesca significa trovarsi già in Germania, Roma dovrebbe poi garantire ai migranti di raggiungere quel Paese. Ma l’equazione è più propagandistica che giuridica: la bandiera attribuisce allo Stato poteri e doveri sulla nave in alto mare, non trasforma automaticamente il ponte dell’imbarcazione in territorio tedesco né assegna a Berlino ogni futura domanda d’asilo.
La scelta della bandiera, del resto, non è affatto casuale. Quando nel 2025 la Sea-Eye 4 fu ceduta a Mediterranea, l’organizzazione tedesca spiegò apertamente che mantenerla avrebbe protetto la Ong italiana dai tentativi del governo di “criminalizzarla”, offrendo un maggiore spazio d’azione. La nave, ribattezzata Mediterranea, tornerà in missione tra poche settimane. Altro che dettaglio nautico: la bandiera è parte della strategia.
Il fronte comune contro Piantedosi
Intanto Mediterranea scende in piazza a Napoli in sostegno della Sea-Watch 5, fermata per 45 giorni e multata per 7.500 euro dopo il soccorso di sei persone. Il Viminale contesta il mancato coinvolgimento del centro di coordinamento libico; Sea-Watch respinge l’accusa e annuncia ricorso. Casarini alza ancora il tiro, accusa Piantedosi di istigare alla violazione dei diritti umani ed evoca perfino un dossier da consegnare alla Corte penale internazionale.
Poi assicura: «Noi non facciamo il tifo per nessuno». Eppure sfida il governo, contesta le sue leggi, pretende di scegliere il porto, indica la linea all’Europa e mobilita la “flotta civile”. Il soccorso in mare resta un dovere indiscutibile. Trasformarlo nello strumento per sottrarre agli Stati ogni decisione su confini e immigrazione è, invece, una precisa scelta politica. E Casarini l’ha appena rivendicata.